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Articoli pubblicati su "la Tribuna" Sammarinese negli ultimi due anni nella rubriuca settimanale "L'Evidenziatore" e "Cittadinanza Attiva"
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RASSEGNARSI A PERDERE TUTTO?
Autosocialisti?
SAN MARINO NELL'INCUBO
MUTAMENTI DI INIZIO MILLENNIO
Nelson Mandela e San Marino LE OCCASIONI MANCATE
CITTADINANZA ATTIVA O MALAVITA ATTIVA?
Elaborazione partecipata di un documento condiviso sull'analisi della
FINO A QUANDO…?
CITTADINANZA ATTIVA - ISTITUZIONI INATTIVE? (giugno 09)
Salviamo San Marino (ott 08)
RASSEGNARSI A PERDERE TUTTO? (genn2012)
Sono ormai frequenti gli interventi che denunciano, più o meno lucidamente (forse in modo un po' verboso), la gravità della situazione del Paese. Vorrei aggiungere il mio pensiero con parole semplici: abbiamo vissuto tutti sopra le nostre possibilità, noi sammarinesi approfittando di prerogative non sempre legittime e altri popoli indebitandosi pesantemente. Adesso bisogna pagare.
Non sembra che tutti abbiano capito: qualcuno pensa sia possibile difendere il proprio piccolo o grande privilegio; altri scatenano battaglie per provvedimenti di dettaglio come la proposta di assicurazione volontaria che costerà € 1 al messe nella bolletta dell'acqua o per piccoli interventi sulla pensione (peraltro, nessuno ha fatto versamenti che, secondo rigorosi calcoli attuariali, comportino gli importi erogati) o per qualche tassa in più (in più del quasi zero che abbiamo pagato fino ad oggi). Non è più tempo per battaglie sulle piccole cose. Oggi il problema vero è: avremo ancora posti di lavoro per tutti? Riusciremo ancora ad avere i servizi e quindi (in senso metaforico) l'acqua dallo Stato? Riusciremo e riusciranno i nostri figli ad avere la pensione?
C'è un unico imperativo in questo momento: tutti i sacrifici che dovremo sopportare (che si sperano equi), tutto l'impegno, possibilmente comune, in politica estera, finanziaria ed economica, dev'essere posto per evitare di creare sacche di miseria, senza nostalgie per il consumismo che ci eravamo illusi potesse durare per sempre. Trovare quindi lavoro per tutti e a tutti i costi, anche con progetti straordinari in attesa di tempi migliori, perché lavoro significa vivere dignitosamente, non togliere speranza di futuro ai giovani e vuol dire contributi per l'Iss e imposte per lo Stato.
A me sembra che l'azione del governo non sia adeguata. Soprattutto non vedo progettualità e prospettive, ma non è detto che se al Governo ci fossero lo schieramento opposto o i personaggi che pontificano sulla crisi e in passato hanno avuto responsabilità pubbliche, sarebbero stati capaci, da soli, di fare meglio. Sono convinto che l'unica alternativa sarebbe stato il gesto coraggioso di sbaraccare tutte le convenzioni e fare appello alle persone, capaci e di buona volontà, che non hanno avuto responsabilità in quello che è successo. Un esecutivo mirato per affrontare la crisi con progetti a breve e medio termine aventi poche priorità e molto chiare come quella, appunto, di assicurare il lavoro a tutti. Ma ci voleva un coraggio inusitato…
Mi sembra comunque inutile recriminare: dobbiamo sperare in un sussulto di consapevolezza
di questo mondo politico.
Soprattutto bisogna non rubare la speranza di futuro ai giovani. Nella mia generazione c'è chi ha lottato mezzo secolo per lasciare ai figli un Paese onorato, senza i problemi della fame, del lavoro, della casa; per creare un sistema di diritti certi particolarmente nelle istituzioni, nel rapporto di lavoro, nella Sicurezza sociale e nel diritto allo studio.
Dobbiamo rassegnarci alla cancellazione di tutto questo? Abbiamo forse speso la nostra vita per niente per colpa di qualche lazzarone che ha tradito il Paese?
Giovanni Giardi
Autosocialisti? (sett. 2011)
Anch'io vorrei dare, come Emilio Drella Balda, un buomgiorno ai socialisti, ma non ne conosco. Forse lui ne conosce qualcuno. Conosco dei politici che si autodefiniscono tali, ma non credo che basti. Mi sembra una usurpazione di titolo che fa rivoltare nella tomba i socialisti veri che hanno segnato la storia del mondo.
Sembra che nel passato alcuni notabili sammarinesi un po' arricchitii si siano auto- attribuiti una nobiltà che nessuo aveva loro concesso. Sono giustamente svaniti nel nulla. Questi autosocialisti sono incamminati sulla stessa strada: nessuno può riconoscere loro una legittimità a fruire di tale prestigioso titolo. Invece sono addirittura così strafottenti da pretendere di selezionale loro chi sia vero socialista e chi no. Fanno il paio coi chi pretende di fare politica definendosi rappresentante della fede cristiana poi sono peggio degli altri: in questo caso c'è anche la bestemmia.
I socialisti storici si ponevano in antagolismo ai borghesi perché rivendicavano il riscatto della classe operaia ed un profetico internazionalismo, ma anche per comportamenti moralmente rigorosi e per onestà personale, in alternativa al corrotto mondo borghese.
Conoscete dei socialisti (di quelli che contanoe fatte rare eccezioni - ovviamente) che si siano distinti dalle altre forze politiche per rigore morale e che non abbiano goduto di vantaggi per se e per gli amici dal loro fare politica?
A me sembra che tutto miri a ricreare l'asse nefasto dell'affarismo Socialisti - Dc che ha portato il Paese sull'orlo del baratro, ipotesi confermata dai fatti che dimostrano come i tentativi di rinnovare la Dc siano falliti.
Quanto sarebbe stato più giusto che un anno dedicato ad un argomento paradossale come l'unificazione del nulla, fosse stato dedicato alla gravità derlla situazione del Paese per trovare fronti vasti e innovativi per salvarlo dalla catastrofe!
Grazie anche a Gigi Lonfernini che ci ricorda il rispetto della Istituzione Reggenziale, ma anche i partiti debbono pensare bene a chi designano per evitare certe reazioni.
Giovanni Giardi
SAN MARINO NELL'INCUBO (Agosto 11)
Ma in che mondo vivono i responsabili del nostro Paese?
La vecchiaia dovrebbe darmi una saggezza calma; il superamento positivo di una grave vicenda di salute dovrebbe darmi una visione ottimista, ma sono invece furente con chi ci governa nonchè pessimista ed estremamente preoccupato per il futuro del mio Paese.
La crisi pesa come un incubo sul Paese. E' diffusa, evidente, gravissima e inevitabile nei suoi elementi che sono fuori dalla nostra portata, ma ancora più grave nei suoi elementi aggiuntivi che ci siamo procurati da soli, anzi che qualche stratega del Paese ci ha procurato per incompetenza, mancanza di senso dello Stato e della legalità, cupidigia senza limiti e una buona dose di propensione alla criminalità.
I rischi per il paese cominciano a profilarsi nella loro gravità alla consapevolezza di molti, ma non sembra alla consapevolezza di chi ha la responsabilità del Paese.
Infatti non si vedono progetti per l'immediato e per il medio termine. Non si vedono progetti per il futuro. Si tira avanti. Per risolvere i problemi si ripropongono caparbiamente coloro che questi problemi hanno provocato; da mesi stanno parlando d'altro: alchimie politiche di altri tempi, un governo con una maggioranza risicata che non è sicura di essere legittimata per usufruire del premio di maggioranza dopo l'uscita di una componente, l'opposizione limitata a SU perché tutti gli altri sono impegnati a dribblarsi reciprocamente per dare per primi un appoggio mascherato al governo, poi la novità storica: sono tornati a parlare di unificazione socialista per l'ennesima volta e con le stesse persone che hanno all'attivo più scissioni, separazioni e trasformismi di quante fossero le concubine di Re Davide.
Il Paese reale più consapevole osserva costernato queste manovre fuori dal mondo e vive con angoscia la perdita dei posti di lavoro, l'incertezza per il futuro, le prospettive di figli e nipoti.
Il Paese aveva bisogno di un sussulto di ribellione dignitosa e coraggiosa agli affaristi che hanno rovinato il Paese (per fortuna qualche azione viene dalla magistratura italiana), aveva bisogno di un governo straordinario di rottura (che emarginasse i responsabili della situazione che invece sono sempre lì e non solo in un partito): un governo preposto a far fronte all'emergenza; che rispondesse anche con programmi straordinari (invece di spendere milioni con l'inattività tenendo operai a casa), ai problemi occupazionali; che mettesse al sicuro l'iss e lo stato sociale; un governo per risolvere i problemi con l'Italia, della trasparenza, dei rapporti con l'Europa, che prevenga ormai possibili sacche di povertà … .
La gente più consapevole attende che le persone per bene presenti (magari un po' emarginate) in tutti i partiti nelle forze economico - sociali e nel Paese trovino un'alleanza fuori dai vischiosi vecchi schemi per farsi carico dei problemi del Paese e abbandonino l'abbraccio mortale dei cadaveri della politica e degli affari che si ritrovano come compagni di viaggio come succedeva ai perseguitati dall'inquisizione che venivano chiusi in un sacco in compagnia di un cadavere fino alla morte.
Coraggio, se ci siete battete un colpo o per i Paese potrebbe essere troppo tardi!
Giovanni Giardi
MUTAMENTI DI INIZIO MILLENNIO Intervista a Giovanni Giard di Luca Lazzari per "l'altra Rupubblica" - aprile 2011
Prova di tracciare un quadro della situazione alla luce della tua esperienza.
Sono, come tanti della mia generazione, estremamente preoccupato per il futuro del Paese e per il tipo di vita lasceremo alle nuove generazioni.
I nostri genitori ci hanno tirato fuori dall'arretratezza del vecchio mondo e dalla miseria della guerra La nostra generazione ha lottato per condizioni progredite di vita, per la dignità e la certezza del lavoro.
Pensavamo di lasciare ai nostri figli e nipoti questa eredità frutto di decenni di lotta. Ora ci rendiamo conto che resta ben poco di tutto questo: la crisi generale aggiunta alla insipienza, imprudenza e ingordigia criminosa di chi ha avuto responsabilità pubbliche in questi ultimi decenni, hanno distrutto tutto il lavoro ed i progressi dei decenni precedenti.
Oggi l'occupazione non è più una certezza e le prospettive di lavoro si presentano tragiche; le condizioni di lavoro sempre più precarie e con livelli di diritti e dignità sempre più arretrate che sfiorano le condizioni esistenti agli albori dell'era industriale. Grossi rischi corrono lo Stato sociale e tutte le conquiste sociali risalenti agli anni '60 e '70.
La nostra generazione è destinata a registrare con rammarico il fallimento di un sogno: lasciare alle nuove generazioni del Paese uno Stato, moderno, stimato, governato dalla certezza del diritto, pienamente e prestigiosamente integrato nel consesso internazionale dei popoli. Oggi a prevalere sono la paura e la vergogna.
In Italia ed in giro per il mondo non va meglio. La mia generazione ha sperato e lottato perchè la pace, la libertà, la democrazia, i diritti umani si sarebbero affermati ed estesi. Invece….
Cos'è cambiato nella gente?
Ho la convinzione profonda che sia stato perseguito un progetto di stravolgimento culturale, quasi antropologico, dell'uomo-cittadino: un disegno per costruire un uomo che pensa, consuma e vota come televisione comanda, fino a indurre grandi masse a votare inconsapevoli ed entusiaste per bugiardi, ladri, corruttori e corrotti moralmente ripugnanti.
Mi compete un po' di memoria storica nell'analisi che faccio. Nel 1970, finito l'autunno caldo, la FLM (La Federazione lavoratori metalmeccanici che univa Fiom-Cgil, Fim-Cist e Uilm) tirava le fila dei contratti; faceva assemblee nelle fabbriche; faceva fronte a 14.000 denunce per scioperi e picchetti; registrava un momento magico per i lavoratori e una primavera di valori. In quel momento i giovani sentivano un mondo nuovo dietro l'angolo. E i potenti avevano avuto paura fino a far registrare vari tentativi di colpi di Stato.
In questo scenario, l'LFM aveva posto come punto strategico l'esigenza della democratizzazione della televisione.
Ma anche altri avevano capito l'importanza di questo strumento e c'è stata la privatizzazione della TV anche in violazione delle leggi italiane perché l'induzione alla droga e terrorismo (anni di tragiche manovre dei servizi segreti di Stato) non bastavano per spezzare le speranze dei giovani in un mondo nuovo.
Così, quando Berlusconi è entrato sulla scena politica era già stato preparato un modello di cittadino pronto a sorreggerlo: un cittadino nuovo, passivo, col quale ci si potesse fare ciò che si voleva.
Certi discorsi fatti in Parlamento e alla TV sono talmente meschini che ai miei tempi sarebbero stati zittiti in qualsiasi osteria. Oggi, fatta salva una minoranza, la gente non capirebbe neanche giganti della politica come Gramsci, Nenni, Togliatti e lo stesso De Gasperi: capiscono solo il grande fratello, la demagogie e bugie televisive.
Come giudica il nuovo movimentismo sammarinese?
Il movimentismo è sempre un fatto positivo, tanto più oggi che i partiti sono arroccati in se stessi e l'intero mondo politico è bloccato. Mi pare che anche Sinistra Unita stia cercando un modo per uscire da queste sabbie mobili con un progetto aggregazione più vasta. Il rischio però è che attorno ad un tale progetto si aggreghino anche i velleitarismi per i quali non è proprio tempo.
E' necessaria una seria analisi ed un ragionamento complessivo, abbandonare i particolarismi e attestarsi su posizioni di difesa di valori fondamentali in attesa di tempi migliori. Non si può dire no a tutte le proposte di cambiamento e sostenere tutte le velleità altrimenti si viene travolti. È una questione strategica. Per il resto sono d'accordo sul fatto che la sinistra, pur avendo una sua identità, debba cominciare a coinvolgersi di più con la società civile, su un fronte più vasto.
Oerò ogni proposta rischia di scontrarsi con il fatto che la gente non ha più una educazione politica.
Non salva nessuno?
Ci sono delle minoranze consapevoli che conservano ancora un atteggiamento correttamente critico, però militano nel volontariato e nell'associazionismo e sono scettiche verso la politica, sono difficilmente coinvolgibili. In questo hanno giocato un ruolo centrale i partiti, che sistematicamente hanno espulso dalla politica gli individui più consapevoli, più intelligenti.
In che modo?
Lasciando spazio non ai migliori, ma ai più fedeli, facendo avanzare gli opportunisti e gli yes man. Ad ogni nuova elezione vediamo che il consenso va sempre più verso i mediocri e i galoppini. Questo vuol dire che le dirigenze non vogliono tra i piedi gli uomini con spirito critico. Quelli che ragionano e dissentono sono stati cacciati negli interstizi della società. Il valore della democrazia invece sta nel dissenso. Io ai ragazzi dico sempre che l'unico modo per entrare in politica è con atteggiamento critico.
I talenti, le intelligenze, i desideri delle nuove generazioni, anche questi stanno negli interstizi della società?
Ci sono dei giovani che si informano, studiano, si impegnano, ma non nei partiti. Questi giovani danno un contributo egregio nelle associazioni, nei movimenti, ma non nella politica. Però le scelte le fa la politica.
Se tutto l'associazionismo diventasse lobby, allora si potrebbe avere una voce forte verso le istituzioni. Però nel mondo associazionistico ognuno coltiva il proprio piccolo interesse e c'è il terrore della strumentalizzazione della politica. Bisognerebbe non avere paura del confronto ed essere portatori di idee e progetti. Sarebbe d'aiuto trasformare la Consulta delle Associazioni in parlamentino del terzo settore, come avevo suggerito in un progetto di legge sul volontariato presentato assieme al Giudice Emiliani.
C'è una strada per ridare ai giovani la speranza del futuro?
Come dicevo, la mia generazione si è illusa di poter lasciare ai figli e ai nipoti un mondo davvero diverso: soprattutto certezza dello stato sociale e del lavoro. Invece tutto si è sbriciolato in pochi anni. Tutto è da rifare.
I giovani devono trovare una loro strada per affrontare i problemi. Luigi Einaudi diceva che non ci sono degli assoluti per affrontare i problemi dell'economia, che ogni epoca deve affrontare i problemi dell'economia a suo modo. Le risposte ai problemi dei nostri giorni devono essere i giovani a trovarle. Però pensare di perdere tutto e non reagire mi fa tristezza. Bisogna anche lottare per difendere conquiste costate un secolo di lotte.
Prima di chiudere questa intervista vorrei chiederle una battuta sull'esito del referendum.
Il referendum è stato uno di quegli eventi capaci di dare ottimismo e riconciliare con la vita.
Quello che è successo non bisogna lasciarlo cadere, perché ci dice qualcosa di importante.
I partiti di maggioranza non avevano capito cosa bolliva nella loro stessa base, altrimenti non l'avrebbero sfidata. Gli si è ritorta contro anche la scelta della data. Non hanno tenuto conto della portata simbolica del 25 marzo. Ne è uscito, qualcuno ha detto, un secondo Arengo.
Sono d'accordo con chi dice che almeno "mister frustolo" deve andarsene, ma se i partiti che pretendo di essere maggioranza nel Paese chiedono di votare "no" e solo il 7% li segue, anche altri dovrebbero riflettere attentamente.
SENZA SPERANZA?
Un ragazzo di 28 anni, vittima di una delle tante riduzioni di personale, dopo un anno di innumerevoli pellegrinaggi al Collocamento e colloqui aziendali umilianti ed inutili, è andato a portare il curriculum anche in alcune aziende italiane del circondario. Qualche addetto al personale non gli ha risparmiato ironia e sarcasmo sui "benestanti sammarinesi". Una storia personale che non è certamente isolata in questi tempi. Cresce la sensazione che non ci sia speranza, che non ci sia futuro, mentre dalla politica, dai responsabili istituzionali, dalle forze sociali ed economiche e dalla maggior parte della popolazione non emerge una consapevolezza adeguata della gravità della situazione.
In pochi anni lo sfacelo di un secolo di conquiste, di speranze e di lotte.
A far paura, più che la crisi, è la mancanza totale di progetti sia a breve termine (per far fronte ai problemi contingenti - messa in sicurezza del lavoro e dello Stato sociale) che a medio e lungo termine. Sembra ci si trascini rassegnati e inconsapevoli verso la catastrofe e verso un Paese di arricchiti a spese del Paese, di privilegiati protetti dalle istituzioni e dalle corporazioni e di impoveriti abbandonati a se stessi. Veramente una bella prospettiva!
Dalla popolazione segnali contradditori: "se mi toccano la pensione faccio un macello! …. L'aumento della retta scolastica non la pago! … Guai se mettono i tiket sulle prestazioni sanitarie!" Inutile dire che poche pensioni sono il risultato di calcoli attuariali dei contributi versati, che la retta scolastica è la merenda dei nostri figli che si vorrebbe venisse pagata dalla collettività, che per le prestazioni ISS non paghiamo una lira (cioè un euro).
Si può andare lontano con questa mentalità?
Quindi bisognerà fare dei sacrifici, anche duri, è indubbio. Ma un ulteriore problema è: chi è disposto a fare sacrifici per raccogliere soldi per governi che li sprecano in privilegi e favoritismi come abbiamo visto negli ultimi anni? Non sono forse necessarie scelte coraggiose e anche istituzionalmente innovative per limitare lo strapotere delle fazioni politiche e per un coinvolgimento più vasto di tutti nella gestione di questa tragica crisi?
Quando Nelson Mandela potrva diventare cittadino Sammarinese
LE OCCASIONI MANCATE (Febb.2010)
A conclusione del Convegno di ALTREMENTI di fine gennaio ho rilevato come i prestigiosi esperti intervenuti e le lungimiranti prospettive aperte dalle loro analisi erano state accolte dal Paese che conta come le famose perle date a chi non è in grado di apprezzarle.
Ma non è il massimo esempio della nostra classe politica che conta nella incapacità di capire le perle e quindi nel rifiutare le possibilità che potevano essere colte per il nostro Paese. Credo che ogni cittadino pensante ne potrebbe indicare qualcuna. Io citerei questa che ogni tanto, e soprattutto questi giorni in cui tutto il mondo festeggia il 20° della sua liberazione dal carcere con grandi riconoscimenti internazionali, mi torna alla memoria con grande rabbia e frustrazione:
Erano gli anni '80, Mandela in Sudafrica era in carcere da oltre 20 anni e una piccola minoranza bianca razzista governava il Paese con una dittatura violenta e sanguinaria. Un gruppo di qualche centinaia di cittadini sammarinesi sensibili ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare per dare la cittadinanza onoraria a Mandela.
Pensate cosa poteva rappresentare per San Marino: dopo pochi anni è uscito dal carcere, è diventato Presidente del suo Paese, ha guidato la pacificazione del Paese che rischiava un bagno di sangue, ha evitato vendette e rotture e garantito la convivenza tra i razzisti e coloro che avevano subito le leggi razziali. Un esempio unico nella storia!
Ha preso il nobel per la pace nel '93 e si è dimostrato uno dei personaggi più prestigiosi della storia recente.
Ebbene in Consiglio GG la DC si è opposta. Selva, Segrtario agli Affari Interni, e certamente i consiglieri della sinistra, hanno ceduto: in violazione palese delle norme, la proposta di legge non è stata né approvata, né bocciata con la vaga promessa di istituire un centro internazionale non meglio definito di solidarietà, impegno ovviamente presto dimenticato.
Pensate l'importanza per San Marino se fosse stata accolta la proposta invece di dare spazio e residenze a banditi di ogni risma che hanno distrutto l'immagine del Paese! Che dire di una classe politica così incapace di capire? Verrebbe da richiamare Matteo 7,6:"Non date le vostre perle ai porci , perché non le calpestino…"
Giovanni Giardi
Il commento su questo articolo di una persona autorevole di cui ho molta stima (non metto il nome perchè non ho chiesto la sua autorizzazione)
Ho avuto occasione di leggere l'articolo su Tribuna di sabato scorso. Era un episodio che non conoscevo.
mi lascia sgomento, perchè conferma la miopia della classe politica, fatto peraltro da molti ritenuto noto.
Ma, soprattutto, denota il sostanziale disinteresse - anche da parte di coloro che per partigianeria ideologica di più dovrebbero o avrebbero dovuto occuparsene - verso il rispetto dei diritti umani (cioè della persona umana in quanto tale) e il principio di eguaglianza e non discriminazione.
La Sua testimonianza è preziosa, io (ed altri amici, glielo garantisco) La leggiamo sempre con molto interesse: sia pure vox clamantis in deserto, ma è un dovere proseguire, serve a mantenere viva la speranza di coloro (forse pochi) la cui coscienza non è stata ancora obnubilata da questi scellerati tempi.
Con molta stima.
CITTADINANZA ATTIVA O MALAVITA ATTIVA? (marzo 09)
In attesa di una cittadinanza più attiva non vorremmo che di molto attivo dentro questo Paese in letargo ci sia solo la malavita organizzata. La gente è preoccupata (ma troppo rassegnata) sentendo che in molte inchieste della magistratura italiana compare il nome di San Marino, vedendo la resistenza con cui gli organismi internazionali preposti tardano a riconoscerci attestati di Paese affidabile.
In mancanza di informazioni precise, la gente sussurra di personaggi strani che con le loro borse nere trafficano passando dalle porte laterali delle banche, di rogatorie mai concesse e di processi che non si chiudono mai a personaggi che hanno avuto funzioni delicate nelle istituzioni, sussurra vedendo sorgere edifici costati enormi investimenti senza fretta di vendere e sentendo voci su misteriose aggressioni personali apparentemente ingiustificate e rapine fuori dalle banche che si pensavamo riservate solo ad altre regioni d'Italia.
Adesso ci mettono in guardia esperti che lottano da sempre contro la malavita e le mafie: "Non abbassate la guardia" ci dice Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto (vedi Tribuna di lunedì scorso). "Non illudetevi che la malavita organizzata che ha scavalcato i confini degli stati e dei continenti non abbia fatto un pensiero su San Marino" ci ha detto Pier Luigi Vigna, ex Procuratore nazionale antimafia in un convegno tenuto a San Marino qualche tempo fa.
Chi ci mette in guardia, gli esperti, ci dicono che ci sono degli indicatori da tenere d'occhio. La criminalità organizzata, a differenza della piccola criminalità, non può sopravvivere senza la complicità di fette di politica e pezzi di istituzioni e questo viene ottenuto con la corruzione, con il coinvolgimento negli stessi interessi, con la complicità in cambio di spazi di potere…
La criminalità moderna, alla violenza, preferisce avere amici nella politica facendoli eleggere e pagandogli costose campagne elettorali. Questi amici non rispondono più al popolo nelle scelte e decisioni: ricattano i governi, la magistratura, l'economia e non gli importa niente dei destini del Paese. Si intravvedono questi sintomi nella ns. realtà?
Lo stesso Calleri indica la gravità dei rischi per San Marino: "Tutto ciò deve far riflettere la classe politica ed i cittadini sammarinesi … l''indipendenza economica di San Marino in piena crisi economica rischia di venire meno". Il Paese ha già pagato costi enormi per questi traffici loschi. Quando non ci sarà più da succhiare, questi personaggi se ne andranno coi loro soldi e noi tutti, particolarmente i nostri figli, resteremo, forse ci siamo già, nella melma per non dire peggio.
Forse questi esperti sanno delle cose che noi poveri mortali non sappiamo, ma non è possibile che chi ci governa non sappia. Ci stiamo giocando qualcosa di grosso … non siamo più di fronte ai piccoli favori fatti agli amici, alla licenza, al posto di lavoro, al lotto, ma alla sopravvivenza del Paese, al mettere il ns. Paese nelle mani di una criminalità da cui non riusciremo più a difenderci.
C'è questa consapevolezza? C'è o non c'è? Vorrei proprio scoprirlo! Perché se c'è non riusciamo a capire il rifiuto da parte degli organi competenti di adottare norme internazionali contenute in istanze d'arengo approvate dal Consiglio G. G. sul codice etico per gli eletti e sulla convenzione penale contro la corruzione.
Chi ha a cuore le sorti del Paese non può essere sereno. Voi siete sereni? Se ci siete, battete un colpo
Elaborazione partecipata di un documento condiviso sull'analisi della situazione del Paese e le sue prospettive politiche
di Ephedra
Il sistema democratico sammarinese sta attraversando un lungo periodo di instabilità. Le rapide e profonde trasformazioni sociali intervenute in questi anni stanno contribuendo a renderne più difficile il cammino, inoltre non facilitano la ricerca ed individuazione di possibili sbocchi. Sono in discussione la legalità, la piena partecipazione dei cittadini, lo stato di diritto. E' urgente adoperarsi responsabilmente e concretamente per la ripresa della democrazia e il suo consolidamento.
In tale situazione i cittadini dovrebbero esercitare il dovere di partecipare e contribuire responsabilmente alla vita politica e sociale del Paese, nonché il diritto di controllare l'operato dei loro rappresentanti nelle istituzioni.
L'idea/progetto che l'Associazione Ephedra intende portare avanti con questa iniziativa è quella di elaborare un documento che analizzi l'attuale situazione e delinei delle ipotesi di lavoro per il futuro. Il tutto poi dovrebbe essere discusso in un Forum Pubblico:"Ripensare la politica" aperto al contributo dell'intera società civile (singoli, associazioni, organizzazioni sociali e politiche…) ovviamente dopo le elezioni politiche. Però fin da ora, come dicevamo nella prima uscita di questa rubrica, chiediamo ai cittadini di riflettere su alcuni punti di analisi della situazione per passare poi anche ai giudizi e alle prospettive. Ecco i punti su cui vi invitiamo a riflettere:
1. Qual è il grado di comprensione dei cittadini dell'attuale situazione politica? In che modo essi partecipano e contribuiscono alla vita sociale, politica ed istituzionale di San Marino?
2. Come e quanto le attuali forze politiche sono in grado di leggere la situazione ed i problemi che il Paese sta attraversando? Qual è la loro capacità di elaborare delle soluzioni di carattere generale in grado di rispondere alle esigenze del bene comune?
3. Quali sono gli aspetti salienti dell'esperienza degli ultimi anni di vita politica. Quali le principali chiavi di interpretazione socio-politica?
4. Come le forze politiche ed i singoli eletti interpretano il mandato popolare ed il loro ruolo di servizio negli organismi elettivi e istituzionali? Come i cittadini percepiscono questo ruolo ed in che maniera si rapportano con gli eletti ed i partiti?
5. Per risolvere i problemi di instabilità politica la soluzione recentemente prospettata dalla classe dirigente è stata quella della riforma del sistema elettorale. Pensate anche voi che sia solo un problema di governance, oppure le ragioni della crisi sono più di tipo etico-politico?
6. Altro…
Esprimetevi anche alla luce di quello che mette in evidenza la campagna elettorale. Sarete ancora interpellati, ma vorremmo già raccogliere degli elementi per un documento condiviso per ripensare la politica.
FINO A QUANDO…?
di Giovanni Giardi
(Fino a quando ... abuserai della nostra pazienza?)
(Cicerone, 1 Catilinaria).
La povera e piccola Associazione che gestisce questa rubrica si trova impegnata a parlare ai sammarinesi di valori, di cittadinanza attiva, di bene comune. Non ci siamo mai illusi: abbiamo chiaro che il Paese, quello che conta e che decide, è sintonizzato su tutt'altra onda, ma in fondo merita che la vita sia spesa anche al servizio delle cause in cui si crede anche se non sempre vincenti. Poi abbiamo sentito gli stessi Capitani Reggenti che nel loro discorso di insediamento hanno ripreso con autorevolezza il richiamo ai "valori etici e morali …" così come altri hanno fatto in questi ultimi tempi in particolare in occasione del I° maggio.
C'era di che incoraggiarsi e quindi era questo il taglio che volevo dare al pezzo per oggi: una stupita e fiduciosa speranza che l'attenzione ai valori non sia morta nel Paese e nelle stesse istituzioni.
Poi è scoppiato l'ennesimo scandalo, quello della CARISP, che stavolta fa un salto di qualità inedito, senza precedenti, devastante per l'immagine del Paese e delle sue istituzioni, tra l'altro dissacrante di una istituzione sempre amata dai sammarinesi che ha tra suoi fondatori addirittura Pietro Franciosi
Sono di quelle mazzate che ci fanno sentire piccoli ed impotenti di fronte alla strapotente macchina da guerra della parte negativa che sta trascinando il Paese irrimediabilmente verso la catastrofe.
A livello istituzionale solo balbettii di difesa d'ufficio dell'istituzione bancaria e assicurazioni che non ci saranno protezioni ingiustificate. Anche alcune attestazioni di solidarietà a chi ha creato questa situazione invece che solidarietà ai sammarinesi vittime e al Paese! Non mi sembra che basti:
La vicenda, collocata fra le altre di questi ultimi anni relative ai commerci, al territorio e alla "piazza finanziaria", pone alcune questioni fondamentali:
- la questione della consapevolezza del danno provocato al Paese nell'immediato e per il futuro; di cosa pagheremo come cittadini e di cosa pagheranno i nostri figli; se sia rimasta in qualcuno la coscienza del bene comune, valore che ha salvaguardato nei secoli l'esistenza del ns. Paese;
- la questione del come possano succedere queste cose senza la copertura di qualche politico forte e all'insaputa di chi è pagato per vigilare proprio per evitarle;
- la questione del perchè questi personaggi debbono sentirsi autorizzati a fare affari sporchi a spese nostre, di tutti noi, e del perché se un cittadino lascia l'auto fuori dalle strisce paga e questi destrutturano lo Stato e si lasciano fare;
- soprattutto la questione del fino dove si vuole arrivare, perché è certo che quello che si vede, anche se gravissimo, è solo la punta dell'iceberg , del fino a dove si sentiranno e saranno autorizzati a trascinare il Paese nel baratro coloro che hanno abbandonato ogni scrupolo, fino a quando gli speculatori, gli avventurieri, i corrotti, saranno lasciati liberi di devastare il nostro Paese.
I cittadini si danno un governo e delle istituzioni costose per difendere il Paese. Difenderlo da quelli che una volta ne attaccavano l'esistenza dall'esterno e da quelli che oggi lo attaccano dall'interno: a cosa serve un governo se lascia intaccare le radici stesse dell'esistenza del Paese?
CITTADINANZA ATTIVA - ISTITUZIONI INATTIVE? (giugno 09)
di Giovanni Giardi
In questi giorni si è tenuto il terzo dei 5 Convegni che la CSdL dedica ad un organico "Progetto di sviluppo per San Marino". Ha affrontato il tema del "sistema bancario e finanziario" fornendo un lucido spaccato della realtà giuridica e statistica del settore e indicazioni di scenari che meriterebbero l'attenzione di tutte le componenti economiche, sociali e istituzionali del Paese, mentre, invece, brillavano per la loro assenza i rappresentanti del mondo bancario e finanziario, dell'apparato pubblico, della politica.
Gli scenari di fronte a cui ci troviamo oggi erano certamente imprevedibili nel momento in cui era stata commissionata la ricerca, ma a maggior ragione è necessario prestarvi attenzione per porre mano a progetti che aiutino il Paese ad uscire dalla crisi con le ossa meno rotte possibile, perché la crisi lascerà una scia di vittime innocenti sulla sua strada e non sembra che chi l'ha provocata a chi ha la responsabilità di porvi rimedio abbia le idee molto chiare sul perché è successo e sul come uscirne.
Quello che colpisce di più è che qualcuno possa aver deciso sulla testa della gente di fare scelte di un modello di piazza finanziaria finalizzata forse all'interesse particolare o personale, ma certamente imprudenti e sbagliate, che oggi tutto il Paese paga. Viene sempre più in evidenza la necessità di una cittadinanza attiva che non si lascia imporre le scelte pubbliche senza reagire.
Abbiamo auspicato da questa rubrica che "dalla crisi possa nascere finalmente un governo dell'economia la quale non potrà più essere lasciata ad una arrogante autonomia a decidere dei destini di interi popoli e del mondo senza nessun controllo. Allora la crisi potrebbe anche diventare un'occasione di crescita e miglioramento per un futuro forse meno consumista ma in cui la priorità venga data alla giustizia e rispetto delle persone; alla creazione di relazioni nuove tra i soggetti economici (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia di beni e servizi essenziali); alla partecipazione democratica (democrazia economica); alla sostenibilità ecologica"; abbiamo sostenuto che "la crisi può avere anche dei risvolti positivi se le istituzioni, le associazioni di categoria ed i cittadini la utilizzeranno per riconsiderare le scelte e gli errori compiuti, nonché per correggerne la rotta".
Abbiamo espresso la "speranza profonda che questa capacità di rinnovarsi e di cambiare ci sia anche nella nostra piccola Terra; che ritrovi il coraggio e la forza di una cittadinanza attiva perché la politica possa riprendere a guidare il paese per il bene comune; per abbattere le catene che il denaro le ha costruito tutto intorno, togliendole il respiro della decisione saggia, lungimirante e libera….è in gioco la nostra sopravvivenza di popolo e di paese."
Infine abbiamo sostenuto che "Occorre un grande progetto di sviluppo sostenibile e partecipato. La presenza di una cittadinanza attiva, vigile e responsabile può e deve spingere in tale direzione" Quello che abbiamo sostenuto da questa rubrica trova conferme nel Convegno della CSdL e in voci autorevoli che abbiamo ascoltato in questi giorni per es. da parte del Presidente Napolitano: "non c'è prospettiva e non c'è sviluppo per i paesi appartenenti a tutti i continenti, se non si riesce a riaffermare e riformulare grandi valori di convivenza, di dialogo, di rispetto delle diversità, di collaborazione pacifica" accanto alla conferma dei "valori di libertà, responsabilità e solidarietà … è essenziale un ristabilimento di valori spirituali e morali, che sono stati largamente assenti dalle determinazioni di molti soggetti economici e politici"; e; addirittura, da parte del Papa: "la crisi finanziaria ed economica che ha colpito i Paesi industrializzati, quelli emergenti e quelli in via di sviluppo, mostra in modo evidente come siano da ripensare certi paradigmi economico-finanziari che sono stati dominanti negli ultimi anni …. la libertà nel settore dell'economia deve inquadrarsi in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale…"
Voci magari modeste come le nostre , ma anche autorevoli come quelle citate ci sono, speriamo che chi deve ascoltare non sia molto sordo.
Salviamo San Marino (ott 08)
di Giovanni Giardi
Per parafrasare alcune iniziative italiane fra cui quella di un gruppo di giornalisti, intellettuali e opinionisti italiani che ritengono in pericolo il loro Paese (particolarmente per la deformazione dell'informazione) e quella di Magdi Allam, di cui condivido pochissime cose ma che sulla situazione politica ha espresso, a suo tempo, un giudizio che può applicarsi benissimo a San Marino: "è giunto il momento di mobilitarci per salvare l'Italia dai mercanti che hanno profanato il Tempio della politica, trasformandolo in un bordello dove coloro che dovrebbero rappresentare il popolo si vendono al miglior offerente, dove si svendono i valori e gli ideali in cambio di denaro e di potere" … "una classe politica che, oltre ad essere del tutto priva del senso dello Stato e della dignità nazionale, ha fatto venir meno il rispetto e l'onorabilità delle istituzioni"
Anche l'altra iniziativa "salviamoitalia" si applica alla situazione sammarinese. I promotori sostengono che i pericoli complessivi e specifici per la democrazia in l'Italia vengono dalla grave situazione dell'informazione.
Anche a san marino l'informazione è un'emergenza. Non si riesce mai a saper la verità sulla situazione e sui fatti significativi del Paese e quello che si riesce a sapere non è detto che sia sempre la verità. Non si può pensare a democrazia, partecipazione dei cittadini e scelte consapevoli con una situazione così, senza un'operazione di glasnost, di trasparenza.
"E' giunto il momento di mobilitarci" dice Allam, per salvare il Paese. Sono d'accordo perché anche a San Marino "hanno profanato il tempio della politica… si vendono al migliore offerente …si svendono valori e ideali".
Chi ha senso della Stato; chi ci tiene alla dignità e all'onorabilità del Paese e delle istituzioni; chi è preoccupato per il futuro del Paese e il futuro delle nuove generazioni, deve mobilitarsi.
Sono chiamati a questa mobilitazione i cittadini consapevoli particolarmente in occasione delle prossime elezioni; i politici onesti che ancora esistono e che sono stufi di essere confusi con i disonesti; i rappresentanti del mondo economico e dell'impresa che sanno di avere un futuro solo nella certezza del diritto, nella legalità, nel prestigio dello Stato e delle istituzioni; i rappresentanti dei movimenti sociali titolari della grande tradizione di rappresentanza degli interessi sociali ed economici dei lavoratori e delle loro famiglie; i funzionari dello Stato che dovrebbero sentire la responsabilità personale di dire qualche volta di no, quando un politico chiede loro un atto in violazione della legge o della deontologia; la stessa Chiesa che invece di preoccuparsi del mio libero pensiero nei confronti del Vescovo, dovrebbe preoccuparsi che nella parte di classe politica corrotta che sta distruggendo il Paese ci sono anche dei politici che chiedono i voti strumentalizzando la qualifica di cristiani.
Le elezioni sono un'occasione, proviamoci.