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Ho creduto ... ho lottato
Indice della pagina
Ho creduto
Fede nonostante la Chiesa
Con chi lottava per la riforma della Chiesa e per il Concilio
Concilio e speranze, ma ben presto le delusioni
Un grande papato quello di Giovanni Paolo II?
E il nuovo Papa?
Ma tutto questo cosa c'entra con la fede?
La mia fede è stata sempre una ricerca
La ricerca del proprio creatore
Le risposte ai perché dell'uomo e l'antropologia
Fede e ragione
L'essenza del messaggio
La coscienza
Ma che c'azzecca la religione con la fede
Una distinzione solo socio-culturale
E la Chiesa?
I nomi della Chiesa
Nonostante tutto una filiale riconoscenza
Una perla preziosa
Ma tacere non è giusto
Fedeltà alla scrittura?
Obbedienza?
Confessione?
Dolorismo
Devozionismo
Miracolismo
Tradizione (genn. 2010)
Famiglia, sessualità, la donna nella Chiesa
Dottrina sociale
La Chiesa che vorrei (aprile2010)
A me sembra che la Chiesa maltratti la Madonna (nov 2009)
Perchè la Chiesa rifiuta le vocazioni sacerdotali? (nov 2009)
premessa
Ho cominciato a memorizzare questa pagina all'apertura del sito nell'agosto 09, ma ho utilizzato materiale accumulato in anni di dibattito, discussione e polemica con la mia Chiesa. Parlerò dell'incomprensione con alcuni sacerdoti della mia chiesa locale, della polemica aperta con il mio Vescovo che è fanaticamente ciellino e vorrebbe indicarmi per chi votare, delle discussioni aperte con il mio don Oreste, dello stesso dissenso che considero legittimo con molte posizioni della mia Chiesa. In tutto questo, quello che mi preme precisare di più è che parlo del mio modo di vedere e di credere dopo attenta e rigorosa riflessione, e non, come dirò di frequente nel testo, di giudizi su altri che pensano e di essere credenti in altro modo (ci sono credenti che ritengono compatibile la loro fede con l'essere fasciti o collaboratori dei dittatori - de gustibus).
Poi in questi mesi è scoppiata la moda di prendere di mira la Chiesa senza più i blocchi e le protezioni anche giornalistiche di cui aveva goduto nei secoli passati e dal fascismo in poi. Sono contento del superamento delle ipocrisie e della scoperta di ogni verità, ma non mi intresserebbe se non fosse che l'immagine esterna della Chiesa preclude agli uomini (anche questo dirò spesso in queste pagine) l'annuncio straordinario della fede che sarebbe la sua unica motivazione d'essere.
Questa crisi però può far crescere la speranza di rinnovamento della Chiesa, infatti di alcune necessità di cambiamento di cui in passato parlavano soltanto rompiscatole come me (riconsiderare il celibato e il maschilismo nel sacerdozio, abbandono del rapporto gerarchico e del temporalismo per il servizio e l'amore, pensare una Chiesa più povera e spirituale, superamento del devozionismo, dell'idolatria e del sacralismo dell'ex opere operato per una fede matura, ecc.), oggi sento parlarne pur timidamente da grandi figure anche dell'Episcopato (Martini, i vescovi tedeschi e austriaci …) dopo i guai delle denunce di pedofilia… Chissa che veramente il Signore non sappia scrivere dritto anche sulle righe storte?
Gli anni passano con una velocità impressionante. Gli avvenimenti di 20 anni fa mi sembrano di ieri, e fra pochi anni verosimilmente non ci sarò più o non sarò più io. Prima che questo avvenga sento la necessità (ne vengo anche sollecitato per la verità, ma questo è meno importante) di lasciare di me non tanto dei ricordi quanto dei pensieri a chiarimento, nei limiti del possibile, di cosa ho tentato essere e ho voluto dire con questa breve vita vissuta in gran parte veramente come l'avevo sognata. In fondo la nostra generazione è testimone di cambiamenti epocali: come possono i cittadini di oggi capire cosa abbiamo vissuto e cosa abbiamo pensato in questa fase di cambiamento vorticoso in tutti i campi? Di noi resta certamente traccia di quanto abbiamo fatto nel bene o nel male, ma cosa resta di quello che abbiamo pensato, del nostro vissuto profondo, delle nostre emozioni. Questo soprattutto per chi ci è stato vicino e ci ha conosciuto, vista la difficoltà di comunicare i nostri pensieri e i tanti buchi che certamente restano nella comprensione … Se tutto morirà con noi questa sarà la vera fine di noi stessi e un pezzo di storia se ne andrà con ognuno di noi che muore. Questo per chi sia interessato, ovviamente, chi non sia interessato non è obbligato a leggere, chi vuole obiettare e polemizzare è il benvenuto; chi si scandalizza mi eviti ma potrebbe perdersi qualcosa di interessante., …
Quando arriverà il momento chissà se sarò ancora me stesso, come dicevo e se anche lo sarò non potrò fare come lo Starec (il santone) de "I Fratelli Karamazov" di Dostoevskij che nelle ultime ore di vita voleva raccontare tutto di se facendo una grande confusione.
Ho in mente, quindi, qualcosa di quanto più vicino, immodestamente e per una ristretta cerchia di persone, a quanto voleva dire Terzani nello stupendo libro-testamento "La fine è il mio inizio".
Non una biografia, quindi, ma un tentativo di trasmettere e testimoniare cosa e come si viveva e come ho vissuto la storia che ho attraversato, in tempi di cambiamenti epocali.
Ho creduto
Sono molti gli aspetti di cui vorrei parlare e forse lo farò. Un intrigante primo sommario potrebbe essere questo: HO CREDUTO, HO LOTTATO, HO LAVORATO, HO VISSUTO EMOZIONI (ho amato), … POSSO ANDARE.
Mi sembra giusto mettere al primo posto come ho vissuto la mia fede, il mio credere, perché la dimensione di fede e spirituale è quella che mi ha impegnato più in profondità e perchè dobbiamo essere "…pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in voi…." (1 Pietro 3,8-18). In fondo, anche se non è l'aspetto che ho messo più in evidenza, nel mio fare e nel mio essere ha inciso principalmente ciò in cui ho creduto quando sono riuscito ad essere fedele a questo mio imperativo categorico. In ogni caso non ho mai fatto o non fatto qualcosa per paura dell'inferno o pensando di guadagnarmi il paradiso, ma sempre se la consideravo giusta o non giusta (secondo i miei parametri, naturalmente. Poi parlerò di coscienza e responsabilità) o se ero in grado o non in grado di farla secondo la mia capacità o forza.
Questa lunga riflessione ha anche un altro scopo: è improbabile che sia riuscito a spiegare agli altri, anche vicini, quelle che tanti possono aver considerato una contraddizione tra la mia vita di credente e praticante e l'atteggiamento critico verso la chiesa, la religione, e tanti altri credenti, comprese le gerarchie ecclesiastiche. Forse chi sia interessato può trovare quì dei chiarimenti.
Non per fare un trattato di teologia, quindi, anche se in confronto a tanti che straparlano di fede avrei strumenti a sufficienza, ma soprattutto per dire e spiegare come ho maturato e vissuto io la mia fede. E, preciso, come l'ho vissuta io, che non vale certamente per altri, che non voglio proporre od imporre ad altri. Un modo di credere che rivendica il diritto di esistere quanto e più di tanti modi conformisti e acritici molto diffusi.
In fondo anche per quanto riguarda la fede sono stato, con la mia generazione, testimone di svolte epocali, anche se, a differenza di altri settori, in tema di religione il mondo sembra arretrare invece di andare avanti, sembra di tornare verso pericolose affermazioni di integralismo, disumanità, massimalismo ….…
Fede nonostante la Chiesa
Ho vissuto il tipo di fede forse convenzionale come poteva insegnarla una mamma straordinaria, una vicina di casa molto devota e un po' bigotta, una insegnante dolcissima dei primi anni il clima generale in cui ero immerso. Il parroco mi terrorizzava, gli uomini adulti di cui ascoltavamo i discorsi ce l'avevano con preti e Chiesa perché corrotti, amici dei signori del Paese e perché condannavano la loro lotta per la giustizia e il miglioramento delle condizioni dei lavoratori. Ma, anche loro, a parte l'abitudine a bestemmiare, non ce l'avevano con il Signore e la Madonna. Quindi la fede non veniva compromessa, ma impreziosita da un atteggiamento critico e non bigotto.
Gli operai impegnati in una missione in cui ponevano passione e fede, ricostruire uno stato democratico e di giustizia sociale dopo la caduta del fascismo, si sentivano continuamente sotto accusa dalla Chiesa fino alla scomunica. Nei confessionali e nelle omelie infatti i preti dicevano che chi aderiva o votava il Partito Comunista o il Partito Socialista erano scomunicati. Una violenza inaudita sulle coscienze, particolarmente delle donne anziane.
In realtà si trattava di un decreto
della Congregazione del sant'Uffizio contro l'ideologia marxista, ma nel concreto locale si applicava anche a chi era tradizionalmente credente, non votava DC (chiamato partito dei padroni), lottava per i diritti e la giustizia e non ne sapevano niente di ideologia …
A me comunque piaceva andare in chiesa anche se il parroco iroso mi mollava ogni tanto sonori scapaccioni e cacciava di chiesa giovanotti in maniche di camicia, rifiutava la comunione a donne e ragazze a capo scoperto o con la gonna sulle ginocchia.
Alcuni dei ragazzi che frequentavano la parrocchia li utilizzava per andare a spiare chi andava a ballare nel locale pubblico presente nel quartiere o chi andava agli incontri dei partiti di sinistra, ma con me stava attento perché temeva mio padre altrettanto iroso. Conoscendo la sua fobia, per la benedizione pasquale delle case alcuni esponevano la bandiera rossa.
Poi sono arrivati preti un po' più intelligenti con cui era possibile dialogare e coi quali scoprire orizzonti meno tragici della fede; poi era arrivata anche l'adolescenza e, forse per reazione a mio babbo che non voleva, ho cominciato a frequentare più assiduamente la parrocchia.
E' arrivata anche una fede sentimentale - mistico in alcuni momenti del periodo eroico pre adolescenziale, ma sempre in ricerca, con un dato costante: ho creduto nonostante la Chiesa della mia infanzia che faceva ben poco per trasmettermi la fede, forse di più per farmela perdere, almeno fino all'adolescenza.
In generale c'è da dire che certamente il centro dell'insegnamento e della fede non era la parola di Dio, ma le norme morali, l'ideologia, il devozionismo. Non solo ai laici era impedito di leggere la scrittura, ma molti libri erano all'indice (1) per i frequentatori della parrocchia. Io leggevo di tutto e tra l'altro tanto di Fogazzaro: com'era evidente la sofferenza di un credente attaccatissimo alla Chiesa, che voleva farla riflettere sul ruolo dei cristiani nella società italiana e la gerarchia gli ha risposto con la messa all'indice delle sue opere, compreso "il santo", un libro di una fede palpitante e convincente.
Ma era il tempo in cui le istruzioni di Pio IX e del sillabo erano ancora parola sacra, uno dei livelli più penosi e poveri della Chiesa (2) a cui alcuni conservatori odierni sono tornati e vorrebbero riportare tutta la chiesa. … [dire queste cose della Chiesa non è mancanza di amore per essa: ma amore per la verità. Chi vuole nascondere queste cose fa male alla chiesa e soprattutto alla possibilità di diffondere la fede. E' chiaro che le situazioni debbono esse collocate nel contesto e non giudicate con parametri odierni, ma non è tollerabile, è blasfemo, che si dica che la chiesa agisce sempre ispirata dallo Spirito Santo, cioè attribuire quelle scelte ad una presunta infallibilità ed ispirazione!]
______________
(1) Il concilio di Tolosa del 1229 giunse a proibire ai laici il possesso di copie della Bibbia e nel 1234 quello di Tarragona ordinò il rogo delle traduzioni della Bibbia in volgare.
L'indice era un elenco di libri di cui era proibita la lettura.
L'elenco comprendeva, fra gli altri, nomi della letteratura, della scienza e della filosofia come Francesco Bacone, Honoré de Balzac, Henri Bergson, George Berkeley, Cartesio, D'Alembert, Daniel Defoe, Denis Diderot, Alexandre Dumas (padre) e Alexandre Dumas (figlio), Gustave Flaubert, Thomas Hobbes, Victor Hugo, David Hume, Immanuel Kant, Jean de La Fontaine, John Locke, Montaigne, Montesquieu, Blaise Pascal, Pierre-Joseph Proudhon, Jean-Jacques Rousseau, George Sand, Spinoza, Stendhal, Voltaire, Émile Zola.
Tra gli italiani finiti all'indice - scienziati, filosofi, pensatori, scrittori, economisti - vi sono stati Vittorio Alfieri, Pietro Aretino, Cesare Beccaria, Giordano Bruno, Benedetto Croce, Gabriele D'Annunzio, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, Giovanni Gentile, Francesco Guicciardini, Giacomo Leopardi, Ada Negri, Adeodato Ressi, Girolamo Savonarola, Luigi Settembrini, Niccolò Tommaseo e Pietro Verri.
Tra gli ultimi ad entrare nella lista sono stati Simone de Beauvoir, André Gide, Jean-Paul Sartre e Alberto Moravia.
(da wichipediia)
(2) Le affermazioni più gravi di Pio IX: " La schiavitù in quanto tale, considerata nella sua natura fondamentale, non è del tutto contraria alla legge naturale e divina; Possono esserci molti giusti diritti alla schiavitù e sia i teologi che i commentatori dei canoni sacri vi hanno fatto riferimento ... Non è contrario alla legge naturale e divina che uno schiavo possa essere venduto, acquistato , scambiato o regalato." (Pio IX Instruzioni, 20 giugno 1866); C'è voluta la Gaudium et Spes (1965) § 27 e 29. per superare la mostruosa affermazione;
[E' un errore affermare che] il protestantesimo non è altro che una forma diversa della medesima vera religione cristiana, nella quale egualmente che nella Chiesa cattolica si può piacere a Dio"; "Socialismo e democrazia sono una sorta di flagello". I Cattolici non possono sostenere che la libertà di coscienza e di culto è un diritto proprio di ogni uomo; erroneo sostenere che deve esistere la libertà religiosa e di stampa, ed erroneo sostenere il rispetto per le altre religioni cristiane. (Pio IX Sillabo o Catalogo dei principali errori del nostro tempo)
Con chi lottava per la riforma della Chiesa e per il Concilio
Poi mi sono arrangiato ed è cominciata la mia ricerca a tutto campo, anche fuori dall'ambiente parrocchiale, dove ho fatto incontri straordinari: i campi di lavoro e studio, i convegni, l'Azione Cattolica e la sua stampa, ma anche letture più laiche e dell'area antigovernativa e antidemocristiana dei caldi anni 50 e 60. Mi hanno fatto maturare la convinzione che si poteva compatibilizzare l'impegno sociale con la fede. I modelli mitici sono stati Giorgio La Pira, Dossetti, Carretto, Nicola Pistelli che aveva fondato e gestiva "politica" di Firenze (con cui ho avuto anche una modesta corrispondenza). Don Mazzi dell'isolotto Poi Raniero La Valle, Bachelet … Hélder Câmara e i grandi vescovi dell'America latina con l'opzione della chiesa a fianco dei poveri (Medellin '68). Quindi la teologia della liberazione, Romero ….Ma anche Guccini, Dostoijevski….Maugham (1).
Molto più tardi ho scoperto che migliaia di anni fa uno dei grandi filosofi greci che hanno raggiunto i vertici tutt'ora insuperati del pensiero umano, aveva sostenuto che l'educazione dell'uomo può passare solo nel rapporto e nella relazione con modelli "usciti dalla mitica caverna" dove l'uomo vive una schiavitù determinata dall'inconsapevolezza; che l'uomo non è disponibile a capire dai discorsi, ma solo da una relazione ….
(che disastro questa società senza modelli adulti positivi … che disastro per chi non ha avuto né cercato occasioni di relazione positiva e così ha buttato la possibilità di capire… )
E' stata tutta una lunga serie di esperienze entusiastiche e militanti che hanno dato un senso forte e senza dissociazioni alla vita e alla fede, senza esibizionismi bigotti, ma anche senza nascondimenti.
Infatti nel mio rapporto con coloro che si definivano non credenti, miei interlocutori politici e di lavoro (ho fatto per più di 20 anni il sindacalista a Ravenna, Rimini e San Marino), ai militanti comunisti, non ho mai nascosto il mio credere e in questo sono stato sempre rispettato (mentre alcuni democristiani mi chiamavano cattocomunista, … e anche mangia ostie).
Una lunga serie di occasioni che mi sono creato, di frequentazioni, militanze, esperienze, incontri e riflessioni: ai convegni nazionali dell'AC, ad Assisi nella Cittadella della Pro Civitate Cristiana, a Camaldoli, Spello, agli incontri nazionali dei Cristiani per il Socialismo, nella Rete Radiè Resh di Ettore Masina, nella Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi, al corso triennale di teologia dove ho trovato insegnanti di straordinaria preparazione cultura (naturalmente, per problemi di lottizzazione, anche faziosi ed integralisti ciellini).
(1) "Il filo del rasoio" è stato uno dei libri più grandi mai letti
Concilio e speranze, ma ben presto le delusioni
L'entusiasmo e le speranze erano grandi. Il popolo di Dio acquistava cittadinanza nella Chiesa, i laici acquisivano ruolo, la fede e la sacra scrittura recuperavano spazio sottraendolo all'eccesso di sacro e alla paradossale (per una chiesa evangelica) gerarchia.
I tempi della repressione interna e della persecuzione del dissenso sembrava finito, Il mondo tornava ad essere il creato con cui dialogare ed in cui lavorare, la Chiesa non era più diga, rocca, baluardo, cittadella assediata . La stessa scienza era un contributo dell'uomo alla creazione…
Le vittime del sant'Uffizio potevano tirare un sospiro di sollievo. Ma Arturo Paoli, Carlo Carretto, Adriana Zarri, Don Mazzi dell'isolotto Don Mazzolari, Don Milani e tanti altri hanno passato il testimone del sacrificio all'interno della chiesa a Padre Balducci, mons. Romeero, Dom Fanzoni, Giulio Girardi, Alex Zanotelli, La Valle, ecc.
I Vescovi Pellegrino, Bettazzi, Martini hanno dovuto convivere con una schiera di reazionari e anche corrotti come Marcinkus che hanno alacremente lavorato per annullare le speranze nate con il Concilio, stravolgerne la profezia, ripristinare le vecchie logiche.
La stessa fortunata fine della DC (in Italia) e della lunga, stressante fuorviante questione dell'unità politica dei cattolici è stata recuperata in termini ancora più equivoci da Ruini, dai suoi successori e dalla sua fazione (non si sa se dalla maggioranza dei vescovi della CEI che in Italia non votano per il loro Presidente come negli altri paesi ma se lo trovano nominato dalla Curia Romana (per San Marino si è addirittura trovato un vescovo ancora dichiaratamente democristiano).
Questa breve ricostruzione, verrà obiettato, non è rigorosamente storica (è vero non volevo fare una ricostruzione storica, ma narrare dei fatti come li ho vissuti io (e mi risulta anche altri) da credente).
Ci sono altri due aspetti che mi hanno coinvolto molto e si intrecciano: le vicende dell'America latina e del Papato di Wojtyla.
Un grande papato quello di Giovanni Paolo II?
Non si può parlare liberamente di un Papa soprattutto adesso che morto e tutti conformisticamente lo inneggiano? Io penso di si, sia come credente sia come libero cittadino rivendico il diritto di avere un mio giudizio. Chi non sia d'accordo altrettanto libero. Semmai vorrei essere criticato sulla obiettività delle cose che dico più che sul tabu nel parlare di un Papa. Comunque una valutazione difficile anche perché la lunghezza del suo pontificato non permette di dare un giudizio uniforme ed ho precisi pregiudizi verso la struttura gerarchica scelta dalla Chiesa cominciando dal Papa (anche se fra questi alcuni hanno tentato di fare cose egregie anche per la fede nonostante la posizione scomoda e la Curia romana) perchè mi sembra poco evangelica e poco apostolica.
Ha avuto la sfortuna di avere alla Congregazione per la Dottrina della fede un Ratzinger che gli ha fatto fare certamente degli errori.
Certamente il Wojtyla stratega internazionale, ha trattato con gli altri "monarchi" internazionali da una posizione di autorevolezza all'altezza dei Grandi Leone Magno ed altri. Purtroppo come credente questa grande potenza nel mio Papa non mi affascina. Mi piacerebbe di più un pastore che pasce le pecorelle del signore e annuncia il vangelo. Poi nella prima parte del pontificato ha dato copertura all'azione di distruzione sistematica della chiesa di base e dalla teologia della liberazione in America latina avviata certamente dal Prefetto del Sant'uffizio, ora Congregazione per la Dottrina della Fede, Ratzinger: in quello che doveva diventare in grande serbatoio del cattolicesimo mondiale tanti grandi vescovi e teologi, dopo Medellin, avevano fatto una scelta preferenziale a fianco dei poveri ed avevano elaborato una teologia ispirata a questa scelta, per me doverosa ed evangelica. Pezzo per pezzo questa chiesa è stata smantellata e nelle diocesi, nei seminari, nelle università, fin nelle parrocchie, chi era in sospetto di collegamento con questo movimento è stato sostituito da persone dell'Opus Dei e di Comunione e Liberazione.
Oggi in centro e sud America la Chiesa cattolica è chiusa nelle curie lussuose e nei villaggi e nelle periferie dove era vivissima la chiesa di base dominano i membri delle sette nord americane piene di dollari, finanziate dai grandi capitali, perché le chiese di base facevano paura anche sul piano sociale come occasioni di prese di coscienza, organizzazione di massa e ribellione.
Bisogna ricordare che in quelle zone dominavano dittature sanguinarie militar - fasciste guidate da cattolici feroci (Videla, Pinochet, ecc.), dotati di confessori e assistenti religiosi personali, cappellani militari impegnati anche direttamente a torturare (vedi due preti due misure) a volte anche confratelli religiosi impegnati invece nella ribellione a fianco degli sfruttati. Questi capi di Stato sanguinari sono stati visitati con tutti gli onori di Stato dal Papa nelle sue visite in giro per il mondo.
Questa parte del papato di Wojtyla non mi è piaciuto. E' vero che in quel periodo il Papa aveva la fobia del comunismo, e ne aveva personalmente qualche valida ragione!
Quando però E' caduto il muro di Berlino e la parte capitalista delle grandi potenze è rimasta senza controparte, quella del Papa è rimasta l'unica forte voce contro il capitalismo ed il mercato selvaggio: aveva messo in guardia anche contro i rischi per il mondo di crisi che oggi stiamo concretamente vivendo; aveva messo in guardia anche per la guerra in Iraq. Aveva previsto i rischi di un conflitto globale con l'Islam, gli occidentali si sarebbero insabbiati in una guerra da cui si poteva uscire anche con un nuovo Stato confessionale come l'Iran. Su queste cose era stato profeta ed è stato stupefacente che Ruini lo abbia spesso corretto ed interpretato e che CL si sia dichiarata solidale con l'America di un bandito come Bush e quindi in contrapposizione col Papa.
Nella vita interna della Chiesa, relativamente alla disciplina, questo papato, dicono gli introdotti, è stato di una durezza estrema e riforme inderogabili come quella del sacerdozio agli sposati ed alle donne neanche parlarne.
E il nuovo Papa?
Per ora lasciamo perdere. Mi trovo d'accordo con il teologo Hans Kung (e mi sento in buona compagnia) che in una intervista a Le Monde il 25.2.2009 ha sostenuto che "Questa Chiesa diventerà una setta"
Lefebvre diceva che "alcuni cardinali sostengono il mio corso" e che "il nuovo cardinal Ratzinger ha promesso di intervenire presso il Papa per trovare una soluzione". … reintegrare gli scismatici i quali, pur conservando le loro convinzioni personali, avrebbero potuto dare l'impressione di essere d'accordo con il concilio Vaticano II. Si è proprio sbagliato".
…. lui personalmente non è antisemita, tutti sanno che quei quattro vescovi lo sono. In questa faccenda il problema fondamentale è l'opposizione al Vaticano II, in particolare il rifiuto di un rapporto nuovo con l'ebraismo. Un Papa tedesco avrebbe dovuto considerare centrale questo punto e mostrarsi senza ambiguità nei confronti dell'Olocausto.
E' sempre rimasto chiuso in Vaticano - che è assai simile al Cremlino d'un tempo - dove è al riparo dalle critiche. All'improvviso, non è stato capace di capire l'impatto nel mondo di una decisione del genere. ….. Non c'è nessun elemento democratico in questo sistema, nessuna correzione. Il Papa è stato eletto dai conservatori e oggi è lui che nomina i conservatori".
… Per lui questa tradizione risale al periodo medioevale ed ellenistico. Soprattutto non vuole ammettere che il Vaticano II ha provocato una rottura, ad esempio sul riconoscimento della libertà religiosa, combattuta da tutti i papi vissuti prima del Concilio". ….. Per esempio è sempre stato critico sulla liturgia. E ha una posizione ambigua sui testi del Concilio, …. Monsignor Lefebvre non l'ha mai accettato, e nemmeno i suoi amici in Curia. Sotto questo aspetto Benedetto XVI ha una certa simpatia per monsignor Lefebvre. D'altra parte trovo scandaloso che, per i 50 anni dal lancio del Concilio da parte di Giovanni XXIII, nel gennaio 1959, il Papa non abbia fatto l'elogio del suo predecessore, ma abbia scelto di togliere la scomunica a persone che si erano opposte a questo concilio".
… è chiaramente una restaurazione, che si manifesta nella liturgia, ma anche in atti e gesti, come dire ai protestanti che la Chiesa cattolica è l'unica vera Chiesa".
"La Chiesa rischia di diventare una setta. Molti cattolici non si aspettano più niente da questo Papa. È molto doloroso"…...
..Oggi mi chiedo se sia capace di fare qualcosa di coraggioso. Tanto per cominciare, dovrebbe riconoscere che la Chiesa cattolica attraversa una crisi profonda. Poi potrebbe fare un gesto verso i divorziati e dire che, a certe condizioni, possono essere ammessi alla comunione. Potrebbe correggere l'enciclica Humanae vitae, che nel 1968 ha condannato tutte le forme di contraccezione, dicendo che in certi casi l'uso della pillola è possibile. Potrebbe correggere la sua teologia, che data dal Concilio di Nicea (325). Potrebbe dire: "Abolisco la legge del celibato". È molto più potente del Presidente degli Stati Uniti! Non deve rendere conto a una Corte Suprema! Potrebbe anche convocare un nuovo Concilio".
…. . Si dovrebbe prevedere un modo nuovo per eleggere i vescovi, che contempli il coinvolgimento anche del popolo. L'attuale crisi ha suscitato un movimento di resistenza. Molti fedeli si rifiutano di tornare al vecchio sistema. Anche alcuni vescovi sono stati costretti a criticare la politica del Vaticano. La gerarchia non può ignorarlo".
Quello che emerge di più del suo operato è la mancanza di carisma e di profezia, mentre a un teologo attento non dovrebbe sfuggire che la Chiesa vive la crisi di cui parlava Kung più una deriva devozionista che rischia di snaturarne la sostanza ....
Certamente è incappato in molti "incidenti: Il 14 febbraio 2009 l'agenzia cattolica "Adista (guidata da Angelo Bertani, già direttore di "Segno", la rivista dell'Azione Cattolica e caporedattore di "Avvenire") pubblica un'inchiesta-dossier su Benedetto XVI intitolato "Papocchio. Tra gaffes ed uscite improvvide, storie di tre anni di scivoloni pontifici". Un durissimo "J'accuse" dalla citazione anti-Islam di Ratisbona al caso Williamson. (vedi)
In mezzo l'episodio dell'Università di Roma (vedi l'art. "verità e strumentalizzazioni sul Papa) e il ripristino del rituale di san Pio V abrogato dal Concilio. Sembra proprio che pensi a una Chiesa fai da te!
Con il passare del tempo sembra che ci sia una maggiore attenzione alle gaffe, ma certamente siamo lontani dalla simpatia e dalla profezia. Riesco con difficoltà a trovare qualcosa di affascinante in quello che dice che scrive e nelle posizioni che assume: riesce a dare un'idea di piatto, scontato e anche un po' datato.
Non riesco a dimenticare l'unica udienza pubblica a cui ho assistito un mercoledì del novembre 09: di fronte ad una piazza affollata non come ai tempi di Wojtyla, ma comunque affollata di fedeli, è partito con una dissertazione, ripetuta in diverse lingue, sulla disputa fra Bernardo e Abelardo circa la teologia monastica e quella scolastica. Vi rendete conto, neanche stesse partecipando ad un congresso di raffinati teologi! La gente ovviamente non ascoltava e i pochi che ascoltavano erano molto perplessi. Del mio gruppo nessuno capiva di cosa stesse parlando.
Pazienza non essere in grado di fare una lettura pastorale della storia attuale su cui poi dire una parola profetica. Ma parlare ad una piazza di fedeli di scolastica e monastica in Abelardo e Bernardo …. Oltretutto un discorso annacquato perché a me che ne sapevo qualcosa, veniva da ridere pensando ad Abelardo, alla sua storia d'more con Eloisa che gli era costata la castrazione, alla sua straordinaria elaborazione teologica che la Chiesa ha sempre respinto e alla controversia con Bernardo, definita legittima e ricomposta nella carità alla fine della vita, sapendo che Bernardo l'avrebbe fatto condannare (e a quei tempi sapete cosa voleva dire) se non si fosse rifugiato in conventi - fortezza di amici fidati. Altro che carità.
Però è stato coraggioso e umile nella condanna dei preti pedofili (anche fosse vero che da responsabile dell'apposito Ufficio Curiale aveva impedito alcuni procedimenti). Ha soprattutto bloccato i tentativi iniziali di tanti curiali di fare passare il tutto come una congiura contro la Chiesa: ha denunciato chiaramente che il peccato è dentro la Chiesa.
Ha poi emanato l'Enciclica Deus Caritas Est che, recuperando l'eros, tra le altre cose, ha aperto uno spiraglio nel rigido e secolare muro sessuofobo della Chiesa.
Chissà se dalla riflessione su questi aspetti riuscirà a dedurre una linea nuova esplicita sulla sessualità, rapporto di coppia e sul celibato dei Sacerdoti?
Ma tutto questo cosa c'entra con la fede?
Dico queste cose perché intersecano con la fede delle persone, e anche a me ha creato a lungo problemi. Ma ormai ho maturato la convinzione che la fede non c'entri niente con la religione e che alcuni aspetti della vita della Chiesa spesso non hanno niente a che fare con la fede. Fatta salva la parte sostanziale del messaggio: rivelazione e incarnazione, morte e resurrezione, il resto poteva avere anche sviluppi diversi, non è detto che abbia avuto lo sviluppo migliore e più fedele possibile al vangelo.
Allora si può vivere serenamente una fede anche se religione e Chiesa potrebbero metterla in difficoltà. A chi sta inventando una religione senza fede (vedi Pera, Ferrara, Il Vescovo di CL Negri e un po' lo stesso Benedetto IV, ecc) io ho conservato e sempre alimentato la mia fede nella convinzione che questa con la religione non c'entri niente. Ma questi concetti li riprenderò più oltre.
La mia fede è stata sempre una ricerca
Ormai mi accingo a svelare personalmente il mistero e ad incontrare direttamente il creatore. Eppure vivo sempre la fede con alcune certezze, tante domande e un grande senso di mistero. Una vita di ricerca mi ha fatto fare sempre nuove scoperte. Un allargamento dell'orizzonte, ma conseguentemente anche un allargamento degli spazi da esplorare e la certezza che non ci possa essere una vita, un'intelligenza ed un cuore umani capaci di esplorare un orizzonte che più lo scopri e più si estende…. Ho quindi sempre guardato con poca convinzione le persone che non hanno dubbi, anche in questo campo si dicono certi di sapere tutto… di avere la verità in tasca soprattutto di essere infallibili (si tratti pure del Papa). L'unica verità che ho sempre sentito era quella che dovevo cercare e, fatta una scoperta, ricominciare a cercare ("Signore credo, aiutami nella mia incredulità…")..
Questa è la fede che mi è stata donata o meglio, che ho raggiunto fino ad oggi … se qualcuno ha avuto una fede più sicura, senza dubbio alcuno, buon per lui, ma non lo considero più fortunato… non vivrà mai l'emozione della ricerca, della scoperta poi ancora della ricerca che a me ha riempito la vita. Mi ha aiutato molto la lettura di quello che considero uno dei più grandi teologi dei nostri tempi e nel contempo un grande contemplativo (due doti non sempre coesistenti), Karl Rhaner, che giunto alla fine della sua vita scriveva (a memoria): "Signore sono stato creato per conoscerti e ancora ti sto cercando. Dovrò aspettare di conoscerti direttamente alla fine dei miei giorni? .. " Del resto non ho mai condiviso l'idea agostiniana che la fede possiamo averla solo per grazia (idea che ha generato la base teologica del protestantesimo). Infatti se la fede viene data a caso solo a qualcuno, l'uomo non ha responsabilità.
E' comunque una cosa straordinaria che ad una limitata creatura come l'uomo sia richiesto e concesso di cercare di conoscere il suo creatore …
Questo vale per me, ripeto, per me, senza giudizio su altri che hanno una fede diversa, senza dubbi, con sole certezze. Io credo di più, in sintonia con un grande teologo, che se c'è qualcosa da vivere con dubbio, ricerca e anche tormento è proprio la fede: che dono grande sarebbe se fosse alla portata delle certezze e delle cose semplici, che dono grande sarebbe? Non ho dubbi sul brano del vangelo che esalta la semplicità a cui le grandi verità sono rivelate, ma mi sembra che si giochi anche un po' su questa semplicità: molte volte si ha la sensazione che la religione conti su creduloni più che su credenti .. Sono, con Origene, per un "entusiasmo critico della fede"
La ricerca del proprio creatore
Il film di fantascienza Star Trek (1979) di Robert Wise ha avuto milioni di spettatori entusiasti. Io vi ho colto un aspetto, penso sfuggito a tanti altri, forse allo stesso regista, che mi ha svelato quella che probabilmente è l'ansia più recondita e più cogente di tutti gli esseri creati: la ricerca del proprio creatore. In breve, dai ricordi semplificati della trama, la Terra è minacciata da una potente entità aliena sconosciuta, che si sta avvicinando a grande velocità sotto forma di nebulosa, lasciando dietro di sé una scia implacabile di distruzione di pianeti e corpi celesti.
Il protagonista del film viene inviato incontro a tale entità per fermarla e salvare la terra. Dopo molte vicissitudini scopre e contatta il cuore e la guida dell'entità distruttrice che altri non è che l'antica sonda Voyager 6, partita centinaia di anni prima proprio dalla Terra: un piccolo computer (dotato di grandi mezzi da una civiltà aliena incontrata nel suo viaggio nello spazio) che è alla ricerca del proprio Creatore, con cui intende caparbiamente riunirsi, e che distrugge i mondi su cui non lo trova.
Mi è sembrato di trovarvi l'essenza e il destino dell'uomo che cerca disperatamente, talvolta inconsciamente, il proprio creatore e che diventa distruttivo se non lo trova nei luoghi dove lo cerca (ma molte volte è il luogo dove lo cerca che è sbagliato).
Con l'amico e padre Don Oreste Benzi ho discusso parecchie volte (dirò poi perché), ma una delle cose fondamentali su cui ero d'accordo con lui era questa: certamente l'uomo aspira a qualcosa che va oltre la sua dimensione: aspira all'infinito, all'assoluto (vuole conoscere il creatore, aggiungo io), ma sbaglia a cercarlo in un'altra creatura, nel successo, in un'ideologia, nella droga, … in una religione, nella devozione, nella superstizione, … Mi rendo conto di semplificare una antica diatriba sul "desiderio", e sulla possibilità che l'uomo possa desiderare qualcosa di cui non conosce l'esistenza, ma c'è anche tutto il problema della possibile iscrizione nella coscienza profonda di ogni uomo di un seme che giustificherebbe la presenza di valori comuni a popoli lontani e sconosciuti fra loro, di valori, che sembrerebbero contradditori con l'istinto innato, quali il gratuito, il perdono, ecc.
Nel pensiero del teologo Guzzi ho trovato entusiasmanti supporti alle mie semplici intuizioni maturate sulla potenziale grandezza dell'uomo, contro il riduzionismo.
All'amico Andrea che si definisce ateo e cura su di un giornale la teoria affascinante del "sopra di noi niente", scrivevo: "il titolo della rubrica è bello; sopra di noi niente dà la sensazione di una umanità libera da ogni condizionamento, non più schiava di niente e nessuno. Però quando l'uomo si è ritenuto al di sopra di tutto e si è sentito dio, senza leggi che lo vincolino, fosse pure l'imperativo categorico kantiano, ha sempre provocato grandi disastri"
Eppure ....
Il paradosso del Salmo: " … sono il tuo servo,Signore, hai spezzato le mie catene"… mi ha lasciato a lungo perplesso, poi mi sono convinto che l'uomo schiavo di se stesso non è più libero di altri schiavi da forze esterne o trascendenti … e il Dio cristiano non è mai oppressore e schiavizzante. Quando viene usato al servizio del'oppressione, della violenza, della stessa sofferenza e infelicità dell'uomo, non è lui. E' una strumentalizzazione, è un dio pagano utilizzato dalla religione in modo blasfemo contro l'uomo, la sua amata creatura. Dirò della mia indignazione contro le orazioni funebri e il commento a gravi disastri o malattie in cui si dice, sempre in modo blasfemo, che …"Dio l'ha voluto"...
Le risposte ai perché dell'uomo e l'antropologia
Chi di noi non si è chiesto cos'è l'uomo, chi siamo, cosa ci stiamo a fare su questa terrà?
Dicevo al mio amico cosiddetto ateo, "possibile che tu abbia risolto senza dubbi un mistero che ha tormentato fior di filosofi lungo tutto l'esistenza dell'umanità. ... "
Infatti la vita dell'uomo, la vita in se, è un mistero grande con cui si è certamente misurato il pensiero dell'uomo fin dalle origini (anche se per la verità sembra ci sia sempre meno gente che si pone problemi accontentandosi di sopravvivere).
Sembra a me che se il nuovo testamento venga appena esaminato nei suoi aspetti essenziali sia da chi si dice credente sia da chi si dice non credente.
In questi tempi di regressione ci sono ancora credenti che vogliono mettere in contrapposizione creazionismo ed evoluzionismo come negli anni dell'oscurantismo, volendo interpretare alla lettera una Bibbia che ha tanti aspetti da leggersi in senso metaforico. (altrimenti dovremmo pensare, per dirne una, che il Creatore creò la luce prima del sole e delle stelle o che la pioggia provenisse dall'inesauribile serbatoio delle acque che stavano sopra il firmamento - Genesi 1, 3-6)
Pensate quello che volete, ma l'uomo non può essere solo uno scherzo della natura e la sua grandezza non viene sminuita dalle teoria dell'evoluzione se un progetto superiore è stato inscritto (soffiato) nel suo cuore quando era argilla, o ancora era un pesce o quando era una scimmia come le altre o una scimmia speciale già segnata nel suo grande destino (un piccolo pensiero del grande Teologo e antropologo Teilhard de Chardin (3) mi ha aiutato molto in un momento di snodo della mia fede).
Riprenderò il prologo di Giovanni così come l'ho sentito commentare da grandi teologi. Qui vorrei ricordare il grande destino assegnato all'uomo da tutto il nuovo testamento: da un destino di schiavitù alla legge, di mortificazione per conquistarsi la benevolenza di un creatore pensato come truce, vendicativo, disumano, ad un destino pensato fin dalla creazione, di adozione a figli, senza norme e regole mortificanti se non quella dell'amore, in cui comunque l'uomo viene sempre prima della norma, con la prospettiva di raggiungere la condizione divina. …. Ma gli uomini non l'hanno capito e hanno ucciso e continuano ad uccidere chi parla di questa straordinaria prospettiva.
Come avrebbe potuto un uomo limitato inventare una sua così smisurata prospettiva se non gli fosse stata inscritta, innata, nella coscienza?
Eppure anche chi si dice credente continua ad accontentarsi di un banale devozionismo ed a riferirsi alla indicazione di regole e norme che ricordano molto i farisei …
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(3) Pierre Teilhard de Chardin (Orcines, 1° maggio 1881 - New York, 10 aprile 1955) è stato un gesuita, filosofo e paleontologo francese. Scienziato evoluzionista, ebbe notorietà anche come teologo.
Fede e ragione
C'è un rapporto tra la maturazione del pensiero dell'uomo, creatura di cui il Creatore disse "e vide che era cosa buona…" e gli aspetti essenziali della fede che sono pochi e, vedremo, non sempre quelli posti dalla religione.
Quando ero alla ricerca del rapporto fra fede e ragione, convinto che se non trovavo una compatibilità fra questi due valori sarebbe saltato qualcosa, è stata sorprendente scoprire che gli uomini, al momento del massimo sviluppo, mai superato, del pensiero filosofico, in contrapposizione con la mitologia (religione), con Socrate, Platone e Aristotele, hanno raggiunto l'ipotesi, pur un po' grezza, di qualcosa di trascendente molto somigliante al dio del vecchio testamento che peraltro assomigliava molto anche a quello delle religioni del territorio e del tempo: un pensiero comune sull'Eden iniziale ed escatologia finale (non mi sembra credibile che si tratti della memoria della vita pre-natale) comune a tutte le religioni, una serie di principi morali fondamentali (inscritti nella coscienza dell'uomo - idea innata ) (4) comuni a tutte le civiltà anche lontane e sconosciute tra loro, l'ansia irrefrenabile dell'uomo tesa all'assoluto, che l'uomo rincorre cercandolo, inappagato, nella realtà umana, …. Una dimensione dell'uomo bella, dignitosa, che dà l'idea che non sia finita qui, che l'uomo abbia prospettive, che le scoperte sulla sua grandezza non siano finite e nemmeno la sua evoluzione (vedi escatologia e uomo nuovo).
Certo non convince e non converte parlare di fede e ragione nei termini comodi spiegati dal ns Vescovo (e da tutto un filone della Chiesa) il quale sostiene che la ragione e la verità non sono in contrasto con la fede perché solo nella fede predicata dalla Chiesa si trovano verità e ragione. La verità è solo quella predicata da me e quindi non può essere in contrasto con la fede. Grazie al cavolo.
L'integralismo, il fanatismo e la chiusura sono fra i maggiori responsabili dell'allontanamento degli uomini dalla fede.
A chi, ormai maggioranza dei credenti e dei pastori, limita la fede e la predicazione all'appartenenza ad una religione, al devozionismo, al rispetto farisaico di regole e discipline, alle norme morali, alla difesa gerarchica e altro che denuncio con queste righe, che forse non credono veramente, vorrei augurare di scoprire il fascino e la grandezza della rivelazione dei semplici e pochi principi della ns fede: incarnazione, morte e resurrezione di Cristo che rivela all'uomo un divino molto umano, paterno ed amorevole, e svela sempre all'uomo una umanità redenta, non separata dal divino ....
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(4) Cartesio, meditazioni metafisiche
L'essenza del messaggio
Questo è un percorso mio. Non intendo imporlo a nessuno, ma se non avessi fatto questo percorso, non sarei un credente e per la puntigliosità di qualche integralista mi sarei perso l'aspetto più significativo della mia vita.
Con il nuovo testamento, per chi ha seguito il percorso ebraico - cristiano, abbiamo una definizione chiara e credibile dei destini dell'uomo. Destini più affascinanti delle banalizzazioni della maggior parte delle omelie domenicali e di certe dissertazione teologiche.
Certamente però, il creatore non può aver parlato solo ad un popolo e ad una cultura. Ho cercato anche di comprendere altri percorsi ed altre culture, ma non intendo parlarne: sarà meglio che ne parlino i diretti interessati e i più competenti. Io ne ho abbastanza dei miei percorsi!
Scrostato e dissepolto da enormi montagne di incrostazioni, orpelli, devozionismi aggiunti, il messaggio mi sembra semplice e chiaro: con l'incarnazione, morte e resurrezione, il creatore si immedesima con le sue creature fino al "tutto è compiuto" che chiude una storia la cui apertura è descritta nel prologo di Giovanni.
Si rivela il volto di quel Dio biblico sconosciuto, misterioso e innominabile e anche truce, vendicativo e severo della Bibbia, di Platone e Aristotele (distante, indifferente, impossibilitato di occuparsi dell'uomo). Diventa un Dio papà che vuole le sue creature come figli di cui manda sulla terra il modello, appunto suo figlio.(5) Così facendo rivela anche l'uomo all'uomo indicando quale era il suo progetto fin dalla creazione.
Ma la Chiesa non annuncia più prioritariamente questo messaggio ma prioritariamente d'altro … e sono passati i millenni senza che il mondo l'abbia conosciuto …
Certamente con la Sua venuta il Signore non pensava ad una religione, nemmeno ad una comunità di credenti come la chiesa. Certamente è venuto per tutti gli uomini, addirittura per la redenzione di tutto il creato. E' chiaro l'annuncio di un Regno di giustizia… con un'unica nuova legge, quella dell'amore … in cui sia ricostituito il popolo di Dio secondo una rilettura della parola … in cui gli eletti sarebbero stati i poveri… i perseguitati … visto che i primi chiamati non avevano risposto. Non mi attardo, tutto è scritto nel programma delle Beatitudini e nel Giudizio a cui saremo chiamati (tutto quello che avrete fatto ad uno di questi piccoli … - Mt 25, 31 ss))
Mi sono attestato, nel mio cammino di fede, su alcuni aspetti essenziali, tutto il resto non è molto importante. Una serie enorme di ,,, orpelli e anche distorsioni che allontanano dalla fede e impedisce al mondo di conoscere la grandezza dell'annuncio del nuovo testamento …
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(5) non a morire, mi è chiaro, ma ad annunciare il regno e la nuova legge dell'amore. Proprio per questo è stato ucciso e Lui non si è tirato indietro ben sapendo che l'avrebbero ucciso se non taceva. Non mi piacerebbe un Dio che sacrifica il proprio figlio …
La coscienza
Scrivevo agli inizi del 2009 al mio responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII Paolo Ramonda (che aveva sostituito da poco Don Oreste Benzi) in occasione di un conflitto sulla linea dell'Associazione che coinvolgeva problemi di coscienza: non tutti sono in grado di capire la grandezza del tema della coscienza perché molti, anche sospinti da un errato insegnamento della Chiesa, ritengono più "santa" l'obbedienza.
E' un tema centrale che ha guidato la mia vita e, negli ultimi tempi, gli ho dedicato molto tempo e molti approfondimenti. Ho avuto conferme e ho fatto scoperte stupende.
Direi, semplificando, che questa grandezza che ha impegnato teologi, antropologi e filosofi, è riassunta nella parte terza, art. 6 paragrafi 1776 - 1802 del Catechismo della Chiesa Cattolica. Nonostante sia stato formulato in anni di riflusso della Chiesa, non si è potuto evitare di valorizzare una verità antropologica fondamentale relativamente alla libertà dell'uomo e alla priorità della coscienza.
Troverai, gli dicevo, che la stessa parola di Dio non deve essere ubbidita passivamente, ma deve essere luce per formare una retta coscienza che resta arbitra del comportamento. Altra luce è rappresentata da tante altre "agenzie" fra cui la Chiesa, che non deve essere ubbidita (questo era nella chiesa del Bellarmino), ma essere luce, se è luce, però la coscienza resta arbitra.
Riporto solo alcuni spunti (il testo intero è facilmente reperibile) che sono certo sono interessanti anche per un non credente. (6)
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(6) CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA - PARTE TERZA
Articolo 6 LA COSCIENZA MORALE
1776 "Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore. . . L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore. . . La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 16].
I. Il giudizio della coscienza (…)
1778 La coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l'uomo ha il dovere di seguire fedelmente ciò che sa essere giusto e retto. E' attraverso il giudizio della propria coscienza che l'uomo percepisce e riconosce i precetti della legge divina:
La coscienza è una legge del nostro spirito, ma che lo supera, che ci dà degli ordini, che indica responsabilità e dovere, timore e speranza. . . la messaggera di Colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo [John Henry Newman, Lettera al Duca di Norfolk, 5].
780 La dignità della persona umana implica ed esige la rettitudine della coscienza morale. La coscienza morale comprende la percezione dei principi della moralità [sinderesi"], la loro applicazione nelle circostanze di fatto mediante un discernimento pratico delle ragioni e dei beni e, infine, il giudizio riguardante gli atti concreti che si devono compiere o che sono già stati compiuti. La verità sul bene morale, dichiarata nella legge della ragione, è praticamente e concretamente riconosciuta attraverso il giudizio prudente della coscienza. Si chiama prudente l'uomo le cui scelte sono conformi a tale giudizio.
1781 La coscienza permette di assumere la responsabilità degli atti compiuti. (….)
1782 L'uomo ha il diritto di agire in coscienza e libertà, per prendere personalmente le decisioni morali. L'uomo non deve essere costretto "ad agire contro la sua coscienza. Ma non si deve neppure impedirgli di operare in conformità ad essa, soprattutto in campo religioso" [Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 3].
II. La formazione della coscienza
1783 La coscienza deve essere educata e il giudizio morale illuminato. Una coscienza ben formata è retta e veritiera. (…).
1785 Nella formazione della coscienza la Parola di Dio è la luce sul nostro cammino; (…)
III. Scegliere secondo coscienza
1789 Alcune norme valgono in ogni caso:
- Non è mai consentito fare il male perché ne derivi un bene.
- La "regola d'oro": "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" ( Mt 7,12 ) [Cf Lc 6,31; Tb 4,15 ].
- La carità passa sempre attraverso il rispetto del prossimo e della sua coscienza
1795 "La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 16].
1796 La coscienza morale è un giudizio della ragione, con il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto.
1800 L'essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza.
1801 La coscienza morale può rimanere nell'ignoranza o dare giudizi erronei. Tali ignoranze e tali errori non sempre sono esenti da colpevolezza.
1802 La Parola di Dio è una luce sui nostri passi. La dobbiamo assimilare nella fede e nella preghiera e mettere in pratica. In tal modo si forma la coscienza morale.
Ma che c'azzecca la religione con la fede?
"Quello che tu stai combattendo", dicevo sempre al mio amico Andrea "ateo" "non è una fede, ma una religione. Su questo ci troviamo d'accordo. Le religioni hanno creato grandi problemi al mondo, le fedi coerenti mai. Semmai l'hanno migliorato e fatto crescere…."
E' certo che il signore non è venuto a fondare una religione. Ci sono nella scrittura circa ottanta (mi dicono, non lo ho contati) richiami al Regno: il signore insiste nel dire che è venuto ad annunciare il Regno, poi ci sono poche (due o tre riferimenti alla Chiesa - ma qualche teologo sostiene che ci sono dei dubbi) certamente ha combattuto con tutte le forze la religione, la logica delle regole (i precetti dei farisei), ….
La redenzione vale per tutti gli uomini, anzi per tutto il creato. Non è vero che la salvezza è solo nella Chiesa.
La religione, per il suo stesso nome, lega qualcuno attorno a dei valori escludenti. Questo è già per sua matura incompatibile con l'essere cristiani che significa fraternità totale addirittura con i nemici..
"I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per costumi. Non abitano città proprie, né usano un gergo particolare, né conducono uno speciale genere di vita. Abitano nella propria patria, ma come pellegrini; partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto sono staccati come stranieri; ogni nazione è la loro patria, e ogni patria è una nazione straniera. ….". (7)
Costantino avrà anche liberato i cristiani dalla persecuzione, ma è stato una calamità per la fede. Risale a lui il temporalismo e la compromissione con il potere che ha impedito alla fede di conquistare il mondo con l'amore
Così l'aver ridotto la fede a religione, la compromissione con il potere e la politica, la gerarchizzazione e il potere temporale, ha portato alle guerre, alle persecuzioni (si pensi ai pogrom contro gli ebrei e alla persecuzione contro le cosiddette streghe (8), alle discriminazioni, addirittura usando, bestemmiandolo, il nome di Cristo.
Oltre alla bestemmia, questo ha provocato il nascondimento della fede agli uomini. Tutto ciò a me sembra storicamente molto chiaro, ma ancora oggi ci sono fedeli e gerarchi che per dirsi credenti difendono questo tremendo lato oscuro della religione..
Ho troppo amore e passione per la mia fede per vederla maltrattata e svilita come ha fatto e sta facendo parte della Chiesa: non riesco a capire come si possa strumentalizzare la grandezza e bellezza della ns. fede, di cui peraltro avevi trattato magistralmente alcuni aspetti (scrivevo a Don Sergio dopo aver litigato per una sua riflessione che mi aveva scandalizzato), per affermare insistentemente aspetti che rientrano più propriamente nelle categorie delle ideologie, delle ragioni storiche e culturali, della battaglia politica e della tentazione tutta post-costantiniana di imporre con le leggi dello Stato quello che i cristiani credono per ideologia o per fede. Vedere anche la riflessione in "STATO CONFESSIONALE O STATO LAICO?" nella pagina
Se seppelliamo Gesù sotto questi aspetti (per me falsi e sbagliati), non potremo certamente convertire il mondo….
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(7) Lettera a Diogneto, 5
(8) Dati minimali e riconosciuti parlano di 100.000 processi e 50.000 esecuzioni di una ferocia indicibile. Qualcuno parla di milioni di casi in Europa.
Una distinzione solo socio-culturale
Ci si illude ancora che sia cristiana una società in cui il potere e le istituzioni si dicono cristiane come le antiche monarchie cristianissime. Se fosse così sarebbero state cristiane anche le dittature sanguinare di Francisco Franco, di Videla e di Pinochet perché si ponevano come "paladini della civiltà cristiana". E' questa la civiltà che proponi? Quella vigente ai tempi in cui vigeva il principio "un Principe, una fede"?
La società sammarinese sarebbe cristiana perché le istituzioni nascondono i loro peccati dietro cerimonie e simboli cristiani, o perché impongono ai non credenti formule clericali o crocefissi usati come clave? "Padania cristiana e non mussulmana" sarebbe il modello? L'Europa sarebbe cristiana se scrivesse nello statuto delle sue radici cristiane?
Ti scongiuro, non farmi scoprire che anche tu sei adepto di quella parte di chiesa che, con Pera e Ferrara, sostengono una religione senza fede, una cosiddetta religione civile… Ti scongiuro, non sono una nemico, un avversario. Ho avuto ed ho grande stima in te, ma perché allora ho sentito in te ferocia e mancanza di ogni carità nei confronti di persone che legittimamente, e forse per colpa nostra, non credono? Cos'hanno di diverso dai greci che non hanno capito e quindi hanno deriso Paolo? Cosa vuoi fare, li vuoi mandare sul rogo o, impedirgli di scrivere? Lanciare una fatwa contro di loro?
Mi sono anche preoccupato di verificare se da parte mia non ci sia qualche pregiudizio. Ma ho seguito gli stupendi quaresimali organizzati da Vescovo di Rimini e ne sono rimasto entusiasta e senza riserve; ho seguito con entusiasmo l'intero triennio di teologia al Marvelli… No, non è pregiudizio. E' proprio che non sopporto più, perché mi sembra blasfema, questa versione di una religione perseguitata, di una chiesa assediata, rocca, baluardo, diga. Una Chiesa solo con il dito puntato invece di braccia aperte, una Chiesa di soli no, senza amore ne' carità, con un linguaggio da Sillabo… No, non è questo che dobbiamo testimoniare! Ha ragione Kung , questa Chiesa diventerà una setta! Fortuna che c'è anche una versione evangelica che ancora dialoga con il mondo!
La nostra fede non ha nemici, ma solo persone che sfortunatamente non l'hanno conosciuta (e firse per colpa della Chiesa). Almeno da noi chi attacca i Cristiani, non ce l'ha con la fede, ma con la religione e per buone ragioni. La Religione ha combinato tanti di quei guai che non può non aver allontanato tanti uomini dalla fede. Nascondere questo vuol dire allontanarne altri. Presentare una fede come fa oggi la Chiesa fatta di ideologie, devozionismo, madonne che piangono sangue maschile, non può convertire tanta gente che, sono certo, attende consciamente o inconsciamente di scoprire la grande via, verità e vita che è Gesù… Infatti avremo pure statisticamente molti milioni di cristiani, ma nei fatti i cristiani sono pochi anche tra i battezzati, per questo non conquistiamo il mondo alla fede, non per colpa di Odifreddi.
Non nego i pericoli del liberalismo e del laicismo, ma, a parte una onesta ricerca del perché sono nati questi movimenti per reazione, non è con un tentativo antistorico di clericalizzazione dello Stato che si combattono, anzi!
Non voglio aprire una discussione teologica, ma vorrei piangere con te, dicevo sempre a Don Sergio, la deriva che ha imboccato la nostra Chiesa che non sa adattarsi alla società nuova dopo aver goduto del potere temporale diretto o al servizio della corti potenti europee: il mondo cambia per un grande progetto del Signore, credo, ma una parte della chiesa non ha capito la questione operaia, la scienza, la crescita dell'umanità.
Ma quello che mi ha spaventato è che in questa foga hai avuto lo stesso tono di condanna per grandi credenti come Charles Péguy e se ho capito bene lo stesso Maritaine, filosofi greci e Bobbio, una persona onesta che probabilmente nei fatti era più cristiano di tanti vescovi e preti e battezzati…
Dove siamo arrivati. Vogliamo tornare alla persecuzione dei profeti come per Don Mazzolari e Don Milani?
Fortunatamente sono in buona compagnia a pensarla in questo modo. In ogni caso non tacerò e se sbaglio in buona fede, sento comunque la misericordia del Signore più amorevole di quella di certi arcigni Pastori.
Il Concilio mi ha insegnato che in fondo e' alla coscienza rettamente formata che devo affidarmi e questo farò. Ho tra l'altro la fortuna di vivere in un tempo in cui la sacra inquisizione è stata neutralizzata dai vituperati illuministi, quindi corro anche pochi rischi.
(questa lettera come quella a Ramonda è rimasta senza risposta)
E la Chiesa?
Per la Chiesa Cattolica il discorso è un po' più complesso. Altre religioni e altri spezzoni di cristianesimo non hanno una sovrastruttura come la Chiesa cattolica e questo ha molti pro e molti contro.
Anche qui come per altri aspetti trattati in questa testimonianza non intendo affermare delle verità in contrasto con altre che qualcuno in buona fede come me potrebbe sostenere, ma esprimo quello che ho vissuto io nella mia esperienza di fede Tra l'altro, come dirò, nonostante tutto sento una grande riconoscenza alla mia Chiesa, un grande attaccamento, e voglio starci dentro, non voglio andarmene … salvo che non mi caccino. Se ciò succedesse però lo considererei azione di uomini come me e resterei convinto che per la mia salvezza potrò contare sul giudizio misericordioso che il mio Signore riserva a chi è in buona fede.
Certamente la Chiesa così com'è è opera degli uomini e non emanazione automatica di Gesù il Cristo. E' stata la risposta che gli uomini hanno dato alla esigenza di mantenere unito il gregge con qualcuno che lo guidasse (altre disposizioni di Gesù non ci sono state), ma da qui alla creazione del po' po' di struttura burocratica, verticistica, piramidale come quella che è stata creata, ce ne passa. Per quello che si sa della scrittura e delle parole del fondatore credo proprio che non sia eresia sostenere che poteva anche essere diversa. Direi di più: Se Gesù la voleva una Chiesa, quella che gli uomini hanno creato non è come la voleva. Ne sono sicuro!
Il guaio, secondo tutte le analisi e come sostengo da un'altra parte, è cominciato con la commistione con il temporalismo e il potere imperiale di Costantino che ha coinciso anche con la commistione fra fede e religione, cioè una confusione tra cultura, razza, difesa di interessi, comunque qualcosa che con la fede non c'entra proprio per niente e che anzi, vedremo, presenta forti contrapposizioni e negazione degli aspetti fondamentali della fede, particolarmente quella cristiana.
Questa degenerazione era cominciata già nei primi secoli, ma la compromissione con l'impero è stata anche la causa principale delle divisioni, degli odi e delle guerre fra cristiani che rappresenta, questo sì, la lacerazione del corpo di cristo. Lui aveva detto: "da come vi amerete vedranno che siete miei discepoli … ". Se la chiesa fosse stata come l'aveva pensata lui non ci sarebbero state scissioni e guerre, la prova è nei fatti! Penose le cronache dei riti e addirittura dei concili in cui gli imperatori contavano più dei vescovi e degli stessi papi …
I nomi della Chiesa
La Chiesa lungo la storia si è attribuita molti appellativi: dai pretenziosi "corpo di Cristo" a modello terrestre del Regno che verrà e santa, gloriosa, sposa di Cristo ecc. nei momenti di difficoltà anche rocca, diga, baluardo…. Io sono propenso a credere che si tratti di tutto quanto hanno saputo fare gli uomini in buona fede e non sempre.
Ma la Chiesa non è il Regno annunciato. Sarebbe veramente poco affascinante! La compromissione con il potere temporale e la sua struttura gerarchica, il suo allontanamento palese da una visione evangelica, l'ha portata a commettere gravi errori, ingiustizie anche verso gli stessi credenti, non diversamente da tutte le organizzazioni umane.
Però al di là delle autodenominazioni che non mi convincono. La cosa che mi convince di più, non utilizzate ed analizzare nemmeno da teologi rigorosi, mi viene da San Paolo: nell'episodio della sua conversione, narrano gli atti, "udì una voce che gli diceva "Saulo, Saulo perché mi perseguiti … io sono Gesù che tu perseguiti…". Ora Saulo non perseguitava Gesù che non risulta abbia mai conosciuto prima della crocifissione, ma i cristiani, cioè la chiesa primitiva. Gesù gli dice: "tu 'mi' perseguiti" …
Nonostante tutto una filiale riconoscenza
Inoltre tutti i difetti e gli errori non mi impediscono di esserle grato per quello che rappresenta nella sua sostanza più profonda: le sono grato perché ha trascinato, trasmesso, conservato fino a me il messaggio e la parola del Signore (se non fosse stata lei a conservarla cosa poteva arrivare fino a me?); perché, magari perseguitandoli, ha generato e allevato testimoni e profeti; che sono stati punto di riferimento per la mia fede; perché non vorrei mai stare fuori di lei, staccato da lei, senza la sua liturgia, senza alcuni suoi straordinari vescovi, senza alcuni suoi stupendi ed eroici preti e religiosi, senza alcuni suoi fedeli e senza il popolo di Dio.
Dirò delle mie delusioni … e delle cose su cui non sono d'accordo e da cosa non ho alcuna difficoltà a dissentire, anzi sento come un dovere di carità di denunciarlo, ma, siccome mi hanno insegnato che bisogna partire sempre dalle cose positive, devo dire ancora alcune cose positive e giustificative.
Il giudizio sulla Chiesa più obiettivo resta sempre quello di mio suocero che era un credente fervente, ma anche vittima del sistema ecclesiale: era contadino del prete padrone. Sosteneva che il Signore doveva essere con la Chiesa se questa sopravviveva nonostante i preti …
Io credo che il Regno annunciato dal signore con la sua venuta "nella pienezza dei tempi" doveva, con il suo nuovo popolo delle nuove 12 tribù, invadere e permeare il mondo. Non ce l'hanno fatta, il mondo ha prevalso, la chiesa e la religione hanno contribuito a dare vita a secoli bui e feroci. In questi secoli bui e feroci probabilmente il messaggio non sarebbe sopravvissuto senza una chiesa feroce come il mondo che peraltro aveva contribuito a costruire. In una sua cella segreta, osteggiata a e volte perseguitata, è sopravvissuto il messaggio che è pervenuto a noi, forse non ancora disvelato in tutta la sua grandezza se si pensa che ancora teologi seri ed ispirati ne portano alla luce nuove gemme come da una miniera inesauribile.
Una perla preziosa
Per questo penso alla Chiesa come ad un'ostrica perlifera: il guscio può anche essere contorto e brutto, ma all'interno c'è la perla. A chi si dice non credente perché purtroppo la prassi della chiesa e l'esempio dei credenti lo ha allontanato, vorrei esortarli a cercare quella perla pur senza cambiare giudizio sulla ripugnanza del guscio. Il devozionismo può anche essere un nascondimento gravissimo e penoso dalla perla preziosa della fede così come risulta dal messaggio, ma la gente devota non ne ha colpa. Se l'essenza del messaggio nella sua grandezza non viene annunciato la gente semplice può anche attaccarsi a fatti e credenze come miracoli, apparizioni e santi improbabili; può anche deviare la fede su aspetti di dettaglio e su particolari…. Ma comunque per incredibili possano essere le storie della apparizioni mariane, delle statue delle madonne che piangono sangue maschile, di certi santi come Padre Pio (e tanti altri santi per la verità), c'è la verità della buona fede di tanta gente, delle folle enormi. Si tratta di una cosa di cui avere rispetto: coloro che pilotano questi aspetti un po' idolatri, se sono in malafede se la vedranno con chi deve giudicarli …
C'è poi un discorso specifico da fare con la mia chiesa locale e particolare, ma rinvio ad altre riflessioni … e ad altri momenti.
Ma tacere non è giusto
Proprio perché nonostante tutto voglio bene alla mia Chiesa, sento di poter essere franco su cosa non sono d'accordo con essa. Non mi interessa (anche se mi addolorano) ricercare meticolosamente errori e difetti (cosa che sarebbe peraltro fin troppo facile), non mi interessa rilevare le malefatte storiche, gli intrighi diabolici nel nome del Signore, le truffe della banca curiale, ecc Mi interessa invece non essere costretto difenderla per partito preso come si fa nelle sette, come fanno i fanatici che vivono una vita intera senza essere in grado di obiettare neanche una volta nella vita di fronte all'evidenza dei fatti: non è amore per la chiesa né servizio alla verità.
Alcune cose del comportamento della chiesa però, nella mia ormai lunga vita, mi hanno fatto troppo soffrire e tacere non mi sembra giusto.
Alcuni altri aspetti su cui non è giusto tacere: …..
(Continua)
(inserito a metà agosto 2009)
Fedeltà alla scrittura?
Ho riconosciuto con gratitudine alla Chiesa il lavoro di trasmissione della Parola da cui discende la mia fede. Però si deve anche dire che per secoli ed in parte ancora oggi i tentativi di occultarla al popolo….(vedi nota 1 sopra) e di travisarla mettendo al centro del messaggio la dottrina, l'ideologia, la morale, ecc. defraudando il mondo del nucleo centrale e luminoso del messaggio è stato veramente un grande danno per la fede stessa e per il mondo.
Inoltre, a parte le incolpevoli problematiche di traduzione (9) , ci sono stati anche tentativi di travisare volontariamente i testi. Seguire, ad es, le vicende di Sisto V e delle sue pretese di modificare i testi vengono i brividi (10). Comunque qualche stortura ha continuato fino ad oggi.
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(9) Es: Pace in terra agli uomini di buona volontà invece che "oggetto del suo amore"
(10) Nel1558 Sisto V incaricò due commissioni per rivedere i testi in latino del NT (circolavano copie con tante aggiunte e storture) e intervenne lo stesso papa con tagli e apporti. Il testo finale fu la "bibbia Sistina" pubblicata nel 1590. Il Papa successivo, Clemente, incaricò una commissione di rivederla togliendo tutti gli sfondoni inseriti da Sisto e per evitare l'imbarazzo, l'edizione fu citata come edizione Sisto-Clementina Una ricerca su internet darà versioni addolcite che sorvolano sulla versione sistina e sull'imbarazzo di un Papa che nel giro di due anni ha dovuto rivederla nonostante Sisto l'avesse accompagnata da scomunica "maggiore" per chi avesse osato modificarla.
Obbedienza?
Io non credo al voto di obbedienza. Non è in nessun caso una virtù ma è fuori luogo particolarmente nella fede. Questo perché un credente dovrebbe obbedienza principalmente alla propria retta coscienza (vedi in questa stessa). Anch'io ammiro i martirizzati dalla Chiesa che hanno subito prepotenze e violenze morali senza uscirne (Don Milani, Don Mazzolari e chissà quante migliaia di altri) ma chi li porta ad esempio di fedeltà, dovrebbe onestamente dire che sì, loro hanno fatto bene a non uscire dalla Chiesa, ma chi ha fatto loro delle prepotenze, singoli vescovi o Chiesa in generale, ha sbagliato: i prepotenti e le vittime non sono sullo stesso piano.
Peraltro non condanno nemmeno chi non ha sopportato ed è uscito. Penso che chi giudicherà tutte le nostre vite non sarà più severo con questi che con i loro prepotenti persecutori.
Confessione?
Pratico senza problemi, ma anche senza fanatismo, la confessione. Però ho chiaro che la forma attuale è stata adottata negli anni bui della fede, quando ormai con la fede queste cose non c'entravano più. Fu infatti Innocenzo III, (sì, quello che per primo si attribuì il titolo presuntuoso, se non peggio, di "Vicario di Cristo"), che al Concilio Lateranense del 1215, impose l'obbligo della confessione auricolare almeno una volta l'anno). Oggi si fa discendere il sacramento della confessione dal brani del vangelo di Gv 20,19-23; Mt 16,18-29; Mt 18,18. Però a ben guardare quei brani rientrano nel principio generale del dovere di perdonare, rimettere i debiti di cui al padrenostro e, a parte il brano di Matteo 16, si rivolge a tutti i cristiani e non ai soli apostoli. In ogni caso per la remissione dei peccati bisogna contare sulla misericordia del Signore che è immensa e fa ben sperare (certamente più che sulla misericordia di certi arcigni gerarchi). Io poi sono fra quelli (fra cui alcuni teologi molto "in") che credono che l'inferno, se esiste, sia vuoto. Lo dico provocatoriamente perché non riesco a prendere sul serio la storia dell'inferno come è stata costruita nel medioevo: che senso avrebbe la fatica del Signore Creatore se poi si divertisse a prendersela con le sue creature, delle formichine come siamo noi?
Dolorismo
Il dolorismo (soffrire volontariamente, il cilicio, autodistruggersi, cogliere della fede solo la croce e non la speranza e la gioia - la via crucis si concentra su uno dei misteri fondamentali della fede e non considera la resurrezione) che ha caratterizzato secoli di vita della Chiesa e dei credenti, è una grande falsificazione del messaggio che ha allontanato dalla fede più gente che l'ateismo militante. Sentire, al funerale di una persona giovane, che Dio l'ha voluto, penso sia una bestemmia, e quando ad affermarlo è un prete considerato intelligente, si capisce perché il mondo non si converte. Rientra in questo filone di pensiero l'idea che il Padre abbia mandato il figlio a morire per i peccati dell'uomo (che padre!). Dalla scrittura si deduce che il figlio sia venuto ad annunciare il regno e una legge nuova, la legge dell'amore. La sua grandezza sta nel fatto che con questo annuncio si sia scontrato con il potere religioso (tanto per cambiare) fino ad essere ucciso, senza ritirarsi, senza tacere, senza rinunciare al suo messaggio.
Non sono nemmeno d'accordo con chi arriva a snaturare le parole del Padrenostro, interpretando "sua fatta la Tua volontà" come accettazione rassegnata di tutte le disgrazie e le sofferenze che possono essere riservare la vita e non come la scelta di far prevalere la volontà del Signore sulla terra e non la nostra (la stessa che prevale "nei cieli", nel regno).
Devozionismo
Un'altra falsificazione della fede che ha origine nei secoli bui, più dura a morire di altre, anzi alimentata ed in progressiva diffusione, una vera e propria deriva, nonostante la sua tragica azione devastante per la fede, è il devozionismo. Sembra una vera, diabolica congiura per nascondere, tenere lontani i fedeli, dagli aspetti fondamentali, esaltanti, affascinanti della fede.
C'è la sensazione che venga alimentato per poveri, meschini motivi, anche di soldi, di piccoli centri di potere.
Come farà la chiesa a liberarsi di questa pratica distruttrice della fede? Come non preoccuparsi per l'esito dei sondaggi fra gli italiani che relegano nella devozione Gesù al 5° o 6° posto, dopo santi alcuni dei quali sono molto improbabili? Come non considerare blasfemi i cartelli collocati in tutte le nostre chiese che affermano "La madonna ha detto ..." riferendosi ad un falso evidente se non altro per le banalità sempre uguali che Le mettono in bocca? Perchè i Vescovi non intervengono? Come si potrà conquistare il mondo al Vangelo con queste piccole furberie?
Se poi si confermasse il sospetto che sfiora me ed altri che queste pratiche vengono utilizzate da qualcuno per rendere difficile il dialogo interconfessionale che non può avvenire ovviamente su queste basi, allora ...
Miracolismo
Un altro tormentone vagante che snatura e nasconde il messaggio evangelico è il miracolismo nelle sue sfaccettature di apparizioni, miracoli improbabili, provocazioni al Signore con pretese di segni e di soluzione dei problemi personali, quasi di sportello reclami e petizione di favori. Che fede è?
Non credo ai miracoli come elementi su cui fondare la fede od organici alla fede. Quelli che nei Vangeli qualcuno presenta come miracoli, vengono spiegati come segni per confermare la predicazione. Molti di quelli che oggi vengono dati per miracoli, sono fatti molto improbabili e con spiegazioni più plausibili in termini razionali. Quelli "certificati" rientrano nelle tante cose che ancora non sappiamo spiegare, ma avvengono in tutte le culture, le sette e le religioni molto più che fra i cattolici: non sono disposto a scommettere una virgola della mia fede sui miracoli anche perché non dovrebbe essere necessario.
Penso succeda a tutti, quando isi ncappa in qualche guaio, soprattutto quando ci sono problemi per un familiare o una persona cara, mettersi nelle mani del Signore o di sua Madre. Loro sanno cos'è la sofferenza. Ma il miracolo non arriverà (non ne ho mai visti) e non sarebbe giusto: ho visto maree di dolore senza risposta, soprattutto di genitori che hanno dovuto sperimentare l'innaturale perdita del figlio. Se Dio potesse risolvere tutti i problemi del mondo e dare risposta a tutto il dolore e non lo facesse, che Dio sarebbe? Se di questo mare di sofferenza accontentasse un caso a caso sarebbe giusto? Come possiamo convertire sostenendo che fa parte del disegno e della volontà di Dio la sofferenza innocente? Sostenendo che Gesù ci ha detto la bugia sul nostro padre amoroso
Sento già l'eco di commenti scandalizzati, ma a me sembra che a bestemmiare sia chi approfitta del dolore della gente per business o chi nasconde l'annuncio fondamentale della fede dietro il miracolismo (però è chiaro che queste sono riflessioni che valgono per me, chi vuol restare della sua idea diversa è ovviamente libero. Se è in malafede se la vedrà nel giudizio).
Tradizionalismo
I capitoli che precedono (dolorismo, devozionismo) e anche quello che segue (discriminazione della donna e demonizzazione della sessualità) riguardano una concezione tradizionalista della fede (forse della sola religione). Sulla tradizione come fonte di dottrina nella Chiesa ci sono equivoci che non possono che essere strumentali, perchè i canoni che legittimano la tradizione sono chiari: è tradizione legittima quella che ha riferimento nella scrittura e radici nella fese apostolica. Tutto il voluminoso resto non può essere imposta ai credenti come vincolante.
Oltretutto è un filone di pensiero teologico e anche di prassi senza la gioia e senza la speranza che caratterizzano il Vangelo, permeato di pessimismo e negativismo diabolici.
In questa visione il mondo, l'umanità, la sua evoluzione anche scientifica, creati e giudicati "cosa buona" dal Creatore, sono nemici da cui difendersi e da cui difendere la Chiesa e la fede … Insomma una teologia della fuga, una negatività certamente non dettata dal vangelo e certamente perdente, che impedisce e rende non credibile quell'Annuncio che dovrebbe convertire il mondo …
Ho avuto la fortuna di leggere ed ascoltare teologi che danno della fede un'idea gioiosa, del mondo l'idea che il creatore non si è sbagliato a giudicarlo cosa buona, della storia un luogo in cui non manca Dio, della scienza il luogo in cui l'uomo collabora al miglioramento del creato, di una fede non ferma al Sillabo di Pio IX, a Lefebvre, all'Opus Dei e comunque al passato, ma tesa con fiducia e speranza verso il futuro … (citerei, nelle mie limitate conoscenza, Teilhard de Chardin, Panikkar, Mancuso, Molari, lo stesso Martini .. )
Del resto il Codice di Diritto Canonico, non quello scritto nel passato, ma quello degli anni '80, parla dei fedeli in termini di "sudditi". Solo forma o ideologia ?
Famiglia, sessualità, la donna nella Chiesa
Tanti altri aspetti dell'umanità e della fede, meriterebbero più spazio di quanto la chiesa abbia attribuito alla sessualità, ma il tema è stato reso ossessivo e centrale da scelte sbagliate e discendenti da altre scelte sbagliate. All'origine c'è una teologia sulla sessualità elaborata da una gerarchia della Chiesa che da secoli vive la sessualità come peccato. Io credo, invece, che la sessualità sia un grande e stupendo dono del Creatore all'uomo, che va certamente oltre la funzione utilitaristica della riproduzione, che non può essere peccaminoso se non, come per altri sensi dell'uomo, nell'ipotesi di abuso, di violenza, di distorsione delle priorità ....
Se veramente una scintilla del creatore è passata in noi creature limitate, probabilmete questo si ritrova nel dono della sessualità, nella capacità di ricreare a nostra volta con consapevolezza e non per solo istinto. Chi l'ha vissuta così, soprattutto nella nobilitazione dell'amore, sa che non può essere istinto peccaminoso.
"... se la Chiesa avesse parlato quanto e con lo stesso rigore della giustizia come del sesso, il mondo sarebbe certamente più giusto..." (sarebbe stato più evangelico e i diseredati non avrebbero dovuto attendere altri profeti di giustizia - aggiungo io). Questo commento di un teologo attuale rispecchia bene lo squilibrio di rilievo attribuito dalla Chiesa a singoli aspetti ....
senza basi scritturali e teologiche. Ha prevalso nel tempo l'idea del sesso come male e come peccato ed ancora oggi è questa l'idea più diffusa. … (lo scoperchiarsi nella primavera 2010 della piaga della pedofilia diffusa quanto ipocritamente nascosta potrebbe anche dare una chiave di lettura della sessuofobia aperta di certa chiesa)
E così quando molti vescovi, ricordo particolarmente quelli africani, durante il Concilio avrebbero voluto un ripensamento nella linea della chiesa sulla sessualità, c'è stata la riserva del Papa di deliberare in autonomia sulla materia. Così un Papa come Paolo VI, molto aperto su tanti altri aspetti, tira fuori una enciclica come l'Umane vitae, nata morta, disumane vitae, direi, che riconfermava la funzione solo riproduttiva del rapporto sessuale e della sessualità, rifiutandone la funzione affettiva ed il dono misterioso … c'è solo da ringraziare il cielo che i credenti non l'abbiano presa sul serio ... ma quante sofferenze ha causato in molte coppie che non si sono ribellate ..
Il perbenismo conformista e ipocrita nella cultura diffusa cattolica dei secoli scorsi ha provocato sofferenze e la maggior parte degli aborti clandestini (una ragazza madre che non abortisse, in genere una vittima della cultura maschilista, invece di essere accolta amorevolmente dalla società, veniva condannata umiliata ed emarginata in nome di una morale ipocrita e certamente non cristiana... )
Del resto, in nessun altro caso come in materia sessuale, la chiesa si è permessa di snaturare addirittura un comandamento del decalogo. Il comandamento "non commettere adulterio" richiamato letteralmente anche nel nuovo testamento, è diventato "non commettere atti impuri". Non vi sembra un'altra cosa?
Ma su questo aspetto della "culttura" cattolica sulla sessualità e sulla discriminazione della donna bisognarà ritornare perchè coinvolge altri aspetti decisivi della mia difficoltà tra fede e insegnamento della Chiesa... fra cui la deformazione della devozione mariana e il sacerdozio. Bisognerà ritornarci perchè dietro c'è tutta la questione del femminile nella chiesa che è paradossale e teologicamente incomprensibile e che mi ha stupito ed interrogato bei prima che la questione la ponesse provcatoriamente Brown nei suoi romanzi.
Pensate a questo assurdo: gli uomini autorizzati a distribuire la Comunione si chiamano Ministri, le donne Ministro straordinario e secondo la disposizione potrebbero farlo solo in assenza di uomini maschi (se non è un segno questo ...).
Bisognerà tornare anche sulla pretesa della chiesa, della mia chiesa, di ergersi a difesa della famiglia arroccandosi su posizioni oggi paradossali - neotemporaliste e comunque inefficaci (a me sembra anche strumentali e ipocrite). Emerge la pretesa di far imporre dalle istituzioni norme formali e magari negatrici dei diritti civili, ignorando la realtà, quasi che se se non ci fosse il divorzio le coppie sarebbero unite, se si negano per legge le coppie di fatto, i DICO, (anche ai non credenti) cambi la realtà culturale della famiglia, ecc. Ci vuole ben altro e la Chiesa aveva ed avrebbe gli strumenti per fare ben altro...
Non mi sembra neanche giusto l'atteggiamente duro e senza carità, di emarginare nella Chiesa chi ha avuti una esperienza sfortunata e ha tentato di rifarsi una vita di coppia e di famiglia ...
Dottrina sociale
Chi non ha sentito citare come titolo di credibilità la dottrina sociale della Chiesa? Ebbene si tratta di un'altra delle grandi mistificazioni che con la fede non c'azzecca proprio. Si fa risalire l'origine della dottrina sociale della Chiesa alla "rerum novarum" che invece rappresenta solo un tentativo di indurre gli sfruttatori a concedere qualcosa per bloccare la ribellione crescente, come si vedrà di sceguito. Non certo un documento evangelico.
Se la fede cristiana ha una dottrina sociale, questa è scritta nella sua opzione per i poveri così come si deduce dalla sacra scrittura, fino all'estrema scelta di Gesù che sostiene che lui stesso è presente nella storia e nel mondo attraverso i poveri (non nella curia romana, nei conventi o nelle chiese): "quello che avrete fatto ad uno di questi piccoli l'avrete fatto a me".
Nell'891, la rerum novarum aveva il solo scopo di contrastare, per conto del capitalismo e dello status quo, il messaggio socialista portatore di una profezia straordinaria, quasi una nuova escatologia.
Alle promesse dei socialisti e degli anarchici, che avrebbero dovuto essere della Chiesa, di un mondo senza più schiavi, senza più sfruttati, senza più guerre, senza più padroni, …la Chiesa sosteneva, con la rerum novarum, "la necessità delle ineguaglianze sociali e del lavoro faticoso", che "È obbligo perciò dei padroni lasciare all'operaio comodità e tempo che bastino a compiere i doveri religiosi", "che è dovere soccorrere col superfluo i bisognosi", "che i governi devono per mezzo di sagge leggi assicurare la proprietà privata", "contro il diritto di sciopero", che "il quantitativo della mercede non deve essere inferiore al sostentamento dell'operaio, frugale si intende". Significativi i pochi stralci in nota. (11)
Per una presa di posizione ideologica e reazionaria, certamente non evangelica, la Chiesa si è alienata nell'ottocento e oltre la classe operaia che aspettava profeti di giustizia e di riscatto dalla schiavitù.
Ovviamente, la dottrina sociale della Chiesa non si ferma alla Rerum Novarum. Però fino a tutto Pio XII la linea è stata di difesa dello status quo e meno che socialdemocratica (alcuni documenti di Pio XI sono stati largamante censurati sulla stampa e alla radioo in Italia e l'intero papato è probabilmente da dissoterrare dall'oblio in cui è stato costretto). Le grandi encicliche di GiovanniXXIII, i documenti del Concilio Vaticano II, il post concilio di Paolo VI, hanno detto finalmente parole profetiche, abbandonate od appiattitite però nei decenni successivi da una restaurazione strisciante.
Resto però del parere che l'umanità cerchi e trovi le sue strade anche e soprattutto in materia di politiche sociali e che queste scelte siano degne di rispetto e di amorevole attenzione da parte della Chiesa che vi deve leggere i segni del Regno e che deve riconoscere i semi del Verbo in ogni uomo che cerca la giustizia. .
_________________________
(11) 15 maggio 1891
RERUM NOVARUM LETTERA ENCICLICA DI S.S. LEONE XIII
PARTE SECONDA IL VERO RIMEDIO: L'UNIONE DELLE ASSOCIAZIONI
Certamente la soluzione di si arduo problema richiede il concorso e l'efficace cooperazione anche degli altri: vogliamo dire dei governanti, dei padroni e dei ricchi, come pure degli stessi proletari che vi sono direttamente interessati: ma senza esitazione alcuna affermiamo che, se si prescinde dall'azione della Chiesa, tutti gli sforzi riusciranno vani. Difatti la Chiesa è quella che trae dal Vangelo dottrine atte a comporre, o certamente a rendere assai meno aspro il conflitto: essa procura con gli insegnamenti suoi, ….
1 - Necessità delle ineguaglianze sociali e del lavoro faticoso
14. Si stabilisca dunque in primo luogo questo principio, che si deve sopportare la condizione propria dell'umanità: togliere dal mondo le disparità sociali, è cosa impossibile. Lo tentano, è vero, i socialisti, ma ogni tentativo contro la natura delle cose riesce inutile. Poiché la più grande varietà esiste per natura tra gli uomini: non tutti posseggono lo stesso ingegno, la stessa solerzia, non la sanità, non le forze in pari grado: e da queste inevitabili differenze nasce di necessità la differenza delle condizioni sociali. ….. E ciò torna a vantaggio sia dei privati che del civile consorzio, perché la vita sociale abbisogna di attitudini varie e di uffici diversi, e l'impulso principale, che muove gli uomini ad esercitare tali uffici, è la disparità dello stato. Quanto al lavoro, l'uomo nello stato medesimo d'innocenza non sarebbe rimasto inoperoso: se non che, quello che allora avrebbe liberamente fatto la volontà a ricreazione dell'animo, lo impose poi, ad espiazione del peccato, non senza fatica e molestia, la necessità, secondo quell'oracolo divino: Sia maledetta la terra nel tuo lavoro; mangerai di essa in fatica tutti i giorni della tua vita (5). Similmente il dolore non mancherà mai sulla terra; perché aspre, dure, difficili a sopportarsi sono le ree conseguenze del peccato, le quali, si voglia o no, accompagnano l'uomo fino alla tomba. Patire e sopportare è dunque il retaggio dell'uomo; e qualunque cosa si faccia e si tenti, non v'è forza né arte che possa togliere del tutto le sofferenze del mondo. Coloro che dicono di poterlo fare e promettono alle misere genti una vita scevra di dolore e di pene, tutta pace e diletto, illudono il popolo e lo trascinano per una via che conduce a dolori più grandi di quelli attuali….
È obbligo perciò dei padroni lasciare all'operaio comodità e tempo che bastino a compiere i doveri religiosi; …
Ma soddisfatte le necessità e la convenienza è dovere soccorrere col superfluo i bisognosi
3 - Casi particolari d'intervento
a) difesa della proprietà privata
30. Ma giova discendere espressamente ad alcuni particolari di maggiore importanza. Principalissimo è questo: i governi devono per mezzo di sagge leggi assicurare la proprietà privata. Oggi specialmente, in tanto ardore di sfrenate cupidigie, bisogna che le popolazioni siano tenute a freno; perché, se la giustizia consente a loro di adoperarsi a migliorare le loro sorti, né la giustizia né il pubblico bene consentono che si rechi danno ad altri nella roba, e sotto colore di non so quale eguaglianza si invada l'altrui ….
b) difesa del lavoro
1) contro lo sciopero
31. Il troppo lungo e gravoso lavoro e la mercede giudicata scarsa porgono non di rado agli operai motivo di sciopero. A questo disordine grave e frequente occorre che ripari lo Stato, perché tali scioperi non recano danno solamente ai padroni e agli operai medesimi, ma al commercio e ai comuni interessi e, per le violenze e i tumulti a cui d'ordinario danno occasione, mettono spesso a rischio la pubblica tranquillità ….
Di qui nasce, come necessaria conseguenza, il diritto di procurarsi i mezzi di sostentamento, che nella povera gente sí riducono al salario del proprio lavoro. L'operaio e il padrone allora formino pure di comune consenso il patto e nominatamente la quantità della mercede; vi entra però sempre un elemento di giustizia naturale, anteriore e superiore alla libera volontà dei contraenti, ed è che il quantitativo della mercede non deve essere inferiore al sostentamento dell'operaio, frugale si intende, e di retti costumi. ….
È evidente poi, che conviene aver di mira, come scopo speciale, il perfezionamento religioso e morale, e che a questo perfezionamento si deve indirizzare tutta la disciplina sociale. Altrimenti tali associazioni degenerano facilmente in altra natura, né si mantengono superiori a quelle in cui della religione non si tiene conto alcuno. Del resto, che gioverebbe all'operaio l'aver trovato nella società di che vivere bene, se l'anima sua, per mancanza di alimento adatto, corresse pericolo di morire?
La Chiesa che vorrei
Può un credente esprimere un orientamento su come vorrebbe fosse la sua Chiesa e chiedere che si ritorni alla via aperta dal concilio per riformarla o è violazione di un dogma? (1) Sia chiaro che non credo che i dogmi c'entrino molto con la fede, ma il quesito lo pongo sul serio perché c'è chi pensa che l'istituzione Chiesa sia il massimo di rigorosa trasposizione della volontà di Gesù, mentre io credo che la Sua istituzione non sia stata la prima delle preoccupazioni di Gesù venuto ad annunciare il Regno e la buona novella a tutte le genti e sia comunque una povera trasposizione umana, nemmeno il meglio che gli uomini avrebbero saputo fare (vedi anche E la Chiesa?).
Allora provo a dire cosa sogno io per la Chiesa. Ovviamente neanch'io sono certo che si tratterebbe del meglio. Comunque alcune certezze le ho. Vorrei una Chiesa più evangelica, di servizio, governata dalla sola legge portata da Gesù per i suoi seguaci: l'amore e l'immagine di un Dio padre.
Certamente Gesù è stato chiaro su questo quanto feroce contro le regole farisaiche (2) osservate le quali si pretendeva di essere a posto con Dio (la legge che uccide). Invece si sono riprodotte e vedo crescere regole farisaiche per essere accettati dalla Chiesa e l'immagine del Dio truce e castigatore del vecchio testamento.
La Chiesa la vorrei: meno gerarchica (al primo posto il popolo di Dio), più poverae e con una chiara scelta preferenziale a fianco dei poveri della giustizia e della pace, che rimetta al centro il kerigma, l'annuncio fondamentale ed essenziale: quindi che abbandoni gradualmente temporalismo, devozionismo, miracolismo, dolorismo, tradizionalismo, sacralismo e maschilismo (derive di oggi) per tornare all'essenza e alla grandezza del messaggio e dell'annuncio cristiano oggi sepolto, e nascosto al mondo sotto tutti questi "ismi".
Vorrei chiese spoglie da immagini e icone che hanno generato idolatria, sacerdoti senza tanti voti e sacralità, ma semplici credenti probi che svolgano un servizio delegato dalla comunità dei credenti.
Può sembrare una semplificazione ma certamente non andebbe peggio di quanto stia andando ora …
(1) Haering si chiede, circa la prassi della Chiesa, "Perchè non fare diversamente?". Molari si chiede "E' possibile cambiare la chiesa?" . Mancuso proipone "Rifondazione della Fede" Altri teologi (fra cui spicca Küng) e anche molti Vescovi dicono più drasticamente che sì, è necessario e urgente. Martini però denuncia che molti non si esprimono perchè preoccupati di non inimicarsi la gerarchia conservatrice e repressiva
(2) Nel TALMUD si contano 613 precetti, di cui 365 divieti rispettando i quali si era a posto con Dio. Non ricordano un po' i precetti, le norme, le regole che si richiedono ad un "buon cristiano"?
(aggiunto il 3-9-09)
A me sembra che la Chiesa maltratti la Madonna
Quand'era ancora in vita ho scritto questa lettera al mio D. Oreste.
"Dici che stai scrivendo un libro sulla Madonna. Ti prego di non aggiungere il tuo contributo ai tanti che nei secoli hanno fatto l'impossibile per incrostarne la figura con stucchevoli ed inutili "abbellimenti" o blasfeme disumanizzazioni fino a renderla quasi irriconoscibile.
Ho avuto nel tempo qualche difficoltà a rapportarmi con l'immagine della Madonna che mi veniva trasmessa dalla letteratura, dalla "pietà" e dall'iconografia ufficiale. Oggi sto recuperando il mio rapporto con Lei grazie ad una lettura più attenta della scrittura ed anche attraverso alcuni scritti di T. Bello, Turoldo e altri.
Ciò che ho difficoltà a capire ed accettare di questa presentazione della Madonna che fai tu e parte della Chiesa è soprattutto questo:
perché accanirsi a sostenere che Maria, dopo aver partorito Gesù, era ancora vergine?
perchè questo aspetto dovrebbe essere così importante? (addirittura insistere sulla verginità fisica, impossibile dopo un parto- inoltre si tratta di un valore in sè inconsistente e troglodita)
perchè se avesse fatto, com'è più ovvio e probabile, l'amore con il suo Giuseppe, la bellezza della sua figura dovrebbe soffrirne? (Per me non perderebbe niente, ma anzi guadagnerebbe molto, mi sembrerebbe ancora più bella, certamente più vicina a noi, più donna, più mamma).
Se questo fatto della verginità come scelta perpetua fosse stato così importante, la scrittura ne avrebbe fatto cenno, sarebbe comunque stata esplicita, mentre i pochi riferimenti alla sua vita sembrano più riferiti ad una normale vita di madre e di moglie con altri figli dopo Gesù. ("…Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con se la sua sposa…" Ogni ipotesi diversa è congettura e forzatura della semplicità dei riferimenti. Per dimostrare che cosa? Sarei curioso: per dimostrare che cosa?
La conclusione ovvia e che la Madonna sarebbe stata un personaggio eccezionale, straordinario, addirittura nata senza il peccato originale (ma da dove si deduce? ed a quale esigenza risponde?). Ma se così fosse perderebbe ogni significato di riferimento per me povero mortale e per tutti i poveri mortali. La Madonna è un personaggio grande se è una donna normale, una mamma normale: la sua scelta e la sua vita non avrebbero niente di eroico se fosse nata con i "superpoteri".
A me sembra che ci si trovi di fronte ad un gigantesco tentativo storico da parte della Chiesa ufficiale di falsare l'immagine della Madonna, negarla come donna e come comune mortale quali siamo tutti noi, essendo per la Chiesa culturalmente insopportabile che una donna, pienamente donna, possa aver giocato un ruolo così importante nella creazione e nella redenzione: non può essere una donna, deve essere qualcosa di asessuato, di speciale e di disumano.
Siamo tutti grati ai padri della Chiesa per la loro battaglia per difendere la piena umanità di Gesù contro quelli che lo volevano solo Dio o comunque dotato di poteri particolari, a maggiore ragione dovremmo sostenerlo per la Madonna … Perché poi non dovrebbe essere morta? E' morto anche Gesù e la sua assunzione in cielo è avvenuta con un corpo trasformato come dice chiaramente la scrittura. Dove si troverebbe adesso fisicamente il suo corpo? Soprattutto, cosa aggiunge questo dogma alla bellezza della Madonna?
Non mi va bene e mi sembra che la scrittura non autorizzi la versione che la Chiesa ufficiale e tu state dando della Madonna. Anzi mi sembra che la scrittura autorizzi una versione di donna con perplessità, dubbi, e sofferenze tipicamente e normalmente umane e materne.
In ogni caso, fossero anche paradossalmente vere tutte le cose che sostieni sulla Madonna, sarebbero tutte gratuite ed inutili perché non la abbelliscono per niente né le aggiungono niente di più di quanto già abbia di grande come donna e madre di Gesù.
Insomma: la Madonna comincia ad essere per me una figura importante nonostante i tentativi tuoi e della Chiesa di deturparla con stucchevoli "abbellimenti" e blasfeme disumanizzazioni. Pensaci bene se deciderai di scrivere di Lei. "
Lui, Don Oreste, mi ha risposto con la solita affermazione che si tratta di tradizioni popolari antiche e che l'insegnamento della Chiesa si basa sulla scrittura e sulla tradizione. Il libro poi è uscito semplicemente come commento ai misteri del rosario.
A me sembra sia chiaro e netto che l'unica tradizione eventualmente vincolante deve avere riscontro nella scrittura o risalire al periodo apostolico (così la teologia). Si sa che, a parte il dogma di Maria madre di Dio (Teotokos), non ci sono riscontri nella scrittura e nei primi secoli di cristianesimo non c'è traccia dei concetti successivamente applicati alla Madonna.
Se poi pensiamo che, a parte il devozionismo popolare, l'esasperazione del culto mariano viene usato da certe componenti curiali come clava per combattere l'apertura ecumenica fino alla provocazione di richiedere l'affermazione di Maria "corredentrice" per seppellire definitivamente l'ecumenismo, penso proprio che la Madonna abbia di che piangere. Con la fatica che ha fatto per quel figlio, qualcuno pretende che lo sostituisca!
Perchè la Chiesa rifiuta le vocazioni sacerdotali?
Alla fine degli anni 90 ho scritto questa lettera al mio Vescovo Rabitti (pubblicata anche nelle pagine dei lettori da Rocca della Pro Civitate Cristiana):
Caro Vescovo,
ho ben presente l'ansia con cui sta cercando di porre nella Diocesi che le è stata affidata il problema delle vocazioni al sacerdozio. Un problema drammatico in termini generali in tutta la cristianità, ma ancor di più nella ns. Diocesi che ormai può contare quasi solo su sacerdoti ultrasessantenni e non si profila ricambio.
Voglio bene alla mia Chiesa e da tempo mi domando se non ci sia qualcosa di sbagliato nel problema. La conclusione che tiro è che sì, c'è qualcosa di molto sbagliato, di gravemente sbagliato: ho tentato di approfondire il problema con tutti i miei modesti mezzi e con quelli messi a disposizione dalle riviste specializzate, dai testi e dai libri ed anche dall'esperienza diretta, perchè, per quanto mi è possibile, cerco di vivere concretamente quanto ho capito della mia travagliata fede.
Ogni volta che sento appelli e preghiere per le vocazioni sacerdotali, sento rabbia e ribellione perchè ho ormai molto chiaro che contemporaneamente è la stessa mia Chiesa che si permette di respingere, rifiutare e negare tante e tante vocazioni che il Signore suscita nei suoi figli migliori. Conosco tanti uomini e tante donne che sarebbero dei sacerdoti eccezionali, che si vede benissimo come siano stati dotati delle virtù e delle qualità tipiche dell'Apostolato e del Presbiterato, che sentono forte questa chiamata (che peraltro è loro riconosciuta anche dai fratelli dei gruppi ecclesiali o parrocchiali). Eppure la chiesa si permette di negare queste chiare chiamate dello Spirito Santo.
Vorrei mi venisse spiegato con quale giustificazione ed autorità!
Sembra che tutto sia legato per un verso al vincolo storico posto dalla Chiesa di legare inderogabilmente il celibato al sacerdozio e, per un altro verso, al suo radicato e secolare maschilismo, aspetti che possono anche avere basi culturali antiche, ma che non hanno niente a che fare con la fede e nemmeno con la teologia.
Non hanno certamente a che fare con quella che ad ogni celebrazione esaltiamo come parola di Dio: non devo ricordare proprio a lei che nell'unico brano in cui il nuovo testamento (dico il nuovo testamento!), parla del delle qualità necessarie per l'apostolo ed il presbitero non prende nemmeno in considerazione il vincolo del celibato così come nei primi tempi della Chiesa non veniva preso in considerazione. Per quanto riguarda le donne, a parte che al momento del sacrificio sulla croce di Gesù erano presenti solo donne perché i discepoli maschi erano scappati, dovrebbe valere la scrittura che dice non esistere ormai più differenze, addirittura fra circoncisi e non circoncisi. Se i primi cristiani hanno superato questa differenza, figuriamoci se, dopo S. Paolo (1), non può oggi essere superata la differenza uomo-donna. Resta solo un residuo pregiudizio maschilista.
A me sembra una situazione di grave peccato della Chiesa, di grave colpa, che non poteva non avere conseguenze gravi sulla Chiesa stessa. Alcune di queste conseguenze sono già molto evidenti e lo Spirito Santo sembra si sia proprio stancato di lottare contro la sua ottusità: la abbandona giustamente, almeno per questo aspetto delle vocazioni sacerdotali, al suo destino (giocandole per la verità anche qualche scherzetto come nel caso del sacerdote poi diventato donna).
Un'altra grave conseguenza derivante da questo paradossale vincolo fra vocazione sacerdotale e voto di castità è stato uno spostamento su posizioni parziali, impoverite, spesso innaturali, dell'intera dottrina ufficiale della chiesa (dettata e determinata per secoli da soli maschi che hanno rinunciato volontariamente alla famiglia ed alla piena espressione della sessualità - che hanno vissuto e vivono la sessualità come peccato e debolezza), soprattutto relativamente al grande dono appunto della sessualità, della corporeità e della famiglia (ma questo è un problema a sè da trattare separatamente anche se ha basi comuni con le posizioni sul sacerdozio).
Considero la scelta della castità, fatta da chi vi abbia adeguatamente riflettuto, una scelta grande proprio perchè il dono della sessualità è un dono grande del Creatore. Un dono che va certamente oltre la funzione riproduttiva, che porta in se una scintilla del mistero e della forza del creatore, e quindi il rinunciarvi coscientemente (quando non è una fobia e una malattia come a volte viene da sospettare) rappresenta una scelta "forte" e possibile solo per chi abbia una motivazione molto forte, ma è una scelta che non può essere collegata obbligatoriamente al sacerdozio.
Non sostengo quindi di dare la moglie ai preti, ma di permettere il sacerdozio a chi ne abbia la vocazione e la chiamata, chiamata e vocazione che lo Spirito Santo non riserva esclusivamente a coloro che sentono anche la chiamata alla castità che è un dono (una sensibilità ai consigli evangelici) grande quanto si vuole, ma a parte.
Credo che i credenti debbano cominciare a ribellarsi all'ipocrisia del pianto sulle mancate vocazione in presenza di un rifiuto della Chiesa a riconoscerle là dove nascono numerose. Mi stupisce anche la posizione dura sul problema di quello stesso Papa che sembra, per altro verso, avere molto chiaro la grandezza della vocazione sacerdotale.
Sento proprio che su questo problema non posso accettare il conformismo e, per certi aspetti, l'ipocrisia della mia Chiesa e credo anche che dovrebbe essere proprio il Vescovo ad avviare, nelle sedi opportune, un ripensamento ed una riconsiderazione dell'intero problema alla luce dei segni dei tempi, della scrittura, dell'amore e del buon senso.
Con affetto e devozione."
Il Vescovo, ogni volta che mi incrociava, mi diceva con il suo sorriso cordiale: "devo rispondere a quella sua lettera sul sacerdozio... lo farò". Però poi è stato trasferito ...
(1) Galati 3, 28
(continua)
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