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dentro gli ambigui anni '60

Ho creduto ... ho lottato

Un mondo in fermento
In due verso il futuro
… a disturbare il manovratore

Un mondo in fermento

E così venni letteralmente reinnestato nella società sammarinese in grande fermento e in una posizione che, dati gli orizzonti intravisti nell'esperienza di Firenze e di Ravenna, mi stava molto stretta.
Bisogna considerare che San Marino, dopo il periodo post bellico in cui, pur con tanta miseria, aveva vissuto una esperienza di forte tensione ideale con il fronte popolare (abbattimento delle caste che avevano governato fin dai tempi dell'oligarchia, pieno impiego della manod'opera (almeno per gli uomini), liberazione della schiavitù della mezzadria, grande orizzonte della sicurezza sociale, tentativi di sperimentazione di innovazioni nella scuola ottocentesca ereditata dal fascismo, ecc). Ma l'Italia e tutto l'occidente non potevano permettere un governo social comunista all'interno dell'Europa, una situazione intollerabile che doveva essere abbattuta. Essendo state inutili alcune elezioni democratiche si è ricorso al metodo applicato in molte altre situazioni internazionali: il complotto. Era cominciata con il boicottaggio ai confini (quasi il sequestro di uno Stato) fino al colpo di mano senza le elezioni.
Il partito che rappresentava la destra, all'opposizione, quelli che si erano opposti alla riforma agraria, alla sicurezza sociale, alla riforma della scuola, sconfitti a tutte le elezioni, hanno percorso un'altra strada: il capo carismatico si è trasferito per ben 4 mesi negli Stati Uniti (dal suo stesso resoconto - pur reticente - si capiva che si trattava di uno di quegli scambi organizzati dall'Usis con sede presso le ambasciate Usa con molti milioni di dollari a disposizione e con l'obiettivo di contrastare il comunismo in Italia con mezzi leciti o illeciti. L'era di Clare Boothe Luce, ambasciatrice degli Usa in Italia). Al suo ritorno a San Marino, l'opposizione cominciò un lavoro di smantellamento del gruppo parlamentare popolare e, aggregando transfughi, rivendicando di avere la maggioranza nel Consiglio senza fare le elezioni, la notte del I ottobre '57 si costituì in Governo provvisorio.
Il fronte popolare, pur con una forte carica ideale, non ha certamente avuto molta abilità nel governare. A parte alcune figure illustri e certamente capaci, es. Giacomini, si trattava di persone provenienti dal mondo operaio e contadino che avevano in mente solo il legittimo riscatto dalle sofferenze subite dai fascisti e dagli oligarchi. Ed è pur vero che a questa classe politica onesta si erano aggregati anche avventurieri e opportunisti. Ma comunque non c'era storia: si pensi solo che a mezzanotte del giorno della costituzione del governo nuovo provvisorio i governi Usa e italiano già davano il loro riconoscimento. Era tutto deciso.
Si tratta di una semplificazione e non di una ricerca storica, ma questo era quanto pensava la gente di sinistra, ma anche di destra che giustificava tutto per il livore anticomunista indotto.
La nuova classe dirigente della destra era la stessa che aveva organizzato i contadini fedeli al partito, in genere grazie al lavoro della Chiesa e dei preti, contro i loro stessi interessi, che sfidando il governo popolare, contestavano la riforma agraria e sfilavano per le vie del Paese esibendo le "regalie" portate al padrone a Natale, una delle più ignobili antiche tradizioni del rapporto di mezzadria.
Questa nuova classe dirigente (nuova per modo di dire) aveva in mente un tipo di sviluppo ed un tipo di società senza tanti valori né precisi piani: bastava cogliere le proposte dei tanti che volevano venire ad investire a San Marino per approfittare delle condizioni favorevoli sul piano fiscale e normativo. Si insediarono a San Marino alcuni imprenditori seri ed una caterva di avventurieri di una economia liquida che inseguiva i contributi e gli sgravi previsti per le zone depresse per poi scomparire e trasferirsi i altre zone.
Nel giro di pochi anni molti di quegli operai che preferivano lavorare per lo Stato aspettando per mesi la paga piuttosto che avere la Dc al Governo, avevano, come si diceva, "voltato gabbana". Nel Castello (quartiere) più rosso che dal calcolo dei voti sembrava avesse votato a sinistra anche il prete, alle elezioni successive hanno votato quasi tutti per il nuovo governo: c'era un affare per tutti, licenze edilizie, licenze turistiche, anche misteriosi riconoscimenti di cittadinanze. In particolare veniva fuori il lavoro per tutti con le nuove traballanti fabbriche, particolarmente per le donne (per chi non cambiava gabbana c'era anche persecuzione sottile e palese a seconda del bisogno). Probabilmente inevitabile con i tempi che cambiavano e che la sinistra un po' ottusa non avrebbe saputo gestire, ma la strada imboccata in quei tempi costerà cara molti anni dopo a tutto il Paese.
Mentre la sinistra si ritirava per un lungo letargo impotente con le idee di fronte all'aggressione degli interessi che uno per uno corromperà anche molti dei suoi militanti e quadri, vedeva anche crescere con costernazione e senza la elasticità mentale necessaria, una nuova sinistra alla sua sinistra. Ma già nella prima metà degli anni '60 anche la Dc doveva fare i conti con la crescita di una nuova leva di giovani meno grezza della precedente soprattutto composta da giovani studenti che rientravano dalle università e avanzava delle pretese di cambiamento. Inoltre l'alleato socialdemocratico indipendente, cominciava ad avanzare pretese di contare di più e svolgere un ruolo meno passivo. La giovane stella della politica Emilio Della Balda entrato in scena in quegli anni. Nel bene e nel male, sarà poi protagonista politico per molti decenni.
Quando sono rientrato a San Marino questa era, di massima, la situazione del Paese. A me in particolare interessava la situazione del sindacato che, ancora di massima, era questa: col Governo delle sinistre era stato istituito il sindacato unitario (Csdl), un po' come in Italia, però con un decreto e attribuendo a questo sindacato ufficiale ogni compito rappresentativo anche con funzioni pubbliche.

Il nuovo Governo ('57) ha immediatamente abolito questo monopolio prevedendo il pluralismo sindacale che non è un bene in se, ma che comunque non può neanche essere impedito per legge.
E' nato subito il secondo sindacato(Cdls), naturalmente promosso politicamente come del resto il primo. Nessuno si scandalizzi: da quei tempi non si poteva pretendere di più. Io mi trovavo a militare in questo sindacato e nei giovani della Dc un po' perché la vita in Parrocchia induceva a questo e un po' perché proprio la frequentazione della Parrocchia mi faceva vedere con sospetto da una sinistra poco flessibile e tollerante (questo della militanza nella sinistra e la sua compatibilità con la fede lo risolverò in pochi anni e mi impegnerà per tutta la vita come si vedrà).
La Cdls era appendice della Dc che concedeva, per strategia politica, qualche spazio di potere agli alleati socialdemocratici. L'attività principale era la propaganda anticomunista (vedere la raccolta della stampa sindacale del tempo) e i dirigenti sindacali erano anche dirigenti parlamentari di partito. I dirigenti sindacali, quindi erano selezionati politicamente, ma poi qualcosa sfugge sempre. Sono stato chiamato perché c'era bisogno di me (e non sapevano che il periodo fuori territorio mi aveva cambiato molto) e con il vincolo politico la Cdls poteva governare il Pubblico Impiego, ma non i settori dell'industria e dell'edilizia che avevano problemi reali. Ho cominciato, evidentemente non da solo, a dare il via ad un processo di organizzazione dal basso che agli inizi degli anni '70 avrebbe rovesciato la situazione.
Ma andiamo per ordine. In ordine di importanza, al mio rientro a San Marino, prioritariamente c'era il matrimonio: il punto di arrivo, o meglio una tappa decisiva, di un percorso a due iniziato qualche anno prima.

In due verso il futuro
Quando ero stato interpellato da Anselmo mi ero interrogato in profondità su quale tipo di vita volevo e avevo concluso che era nella mia indole e nella mia formazione rinunciare ad una vita borghese, al perseguimento dei soldi a tutti i costi com'era nella mentalità diffusa, ad una vita chiusa egoisticamente su se stessa. Era nei progetti che Angela aveva condiviso con me. Non potevo fare una scelta totalizzante come mi chiedeva Anselmo, capace di escludere ogni convivenza e compromesso con altre scelte e con altre opzioni.
Il mio cuore era già da tempo impegnato con una ragazzina esile e timida che avevo conosciuto qualche anno prima incrociandola la domenica in piazza mentre giocavo con gli amici o facevo giocare i bambini della Parrocchia di cui mi occupavo come animatore.
Lei passava da sola o con la mamma mentre si recava al negozio della zia per darle una mano e mi lanciava sottecchi sguardi istintivamente civettuoli. Io mi incantavo tra le insinuazioni divertite degli amici e dei ragazzi che avevano capito tutto. Per poterle parlare di sfuggita andavo a comprare al suo banco di vendita caramelle per i ragazzi o francobolli (uno alla volta) che non sempre mi servivano veramente.
Poi cominciammo a fare qualche passeggiata da soli nei pomeriggi di festa e ad incontrarci qualche minuto al mattino mentre per andare a lavorare facevo un largo giro con lo scooter e lei si faceva incaricare di andare a fare la spesa al mattino presto, all'ora giusta. Altre occasioni erano le funzioni religiose nelle sere di maggio fino a quando non incominciai a frequentare la casa come facevano i ragazzi seri.
Erano tempi in cui i ragazzi e le ragazze non uscivano da soli la sera o anche a lungo durante il giorno. Nelle veglie a casa della ragazza la mamma restava sempre nei paraggi, magari appisolata. Ma questo non autorizzava particolari speranze di fare altro che lunghe chiacchierate e qualche toccamento nella penombra: le seggiole scricchiolavano e la mamma, che peraltro come suocera ho stimato e amato molto, si svegliava dall'appisolamento e guardava di traverso. Magari faceva un giretto, ma breve e oltre qualche bacio non si andava mai.

Questo però proprio non ci disturbava. Intanto era un comportamento abbastanza naturale e ovvio, diffuso, nella normalità. Ai sotterfugi ed a fregare la mamma non ci pensavamo e non ci tenevano. Leali, romantici, avevamo le idee chiare e avevamo fatto propositi precisi sul rinvio dei rapporti sessuali completi a dopo il matrimonio.
Per me era abbastanza dura, spesso sbuffavo e sospiravo, disquisivo sulla innaturalezza di una tale scelta, ma poi non forzavo la situazione e sublimavo le difficoltà in progetti forti, per i quali l'allenamento alla fedeltà ed agli impegni assunti nonchè lo spirito di sacrificio avevano una parte importante.
Non era il primo invaghimento. Fantasioso, amante di letteratura romantica classica ed educato a sentimenti profondi dall'entusiasmo per Foscolo, Manzoni, Grossi, ma anche per letture più leggere di avventura e fantastiche (avevo letto tutto quanto avevo rimediato di Salgari), avevo sognato grandi storie sentimentali e vissuto piccole storie e brevi "cotte" senza seguito. Ma questa volta era una cosa diversa. Sentivo chiaro dentro di me che poteva progettare un futuro in compagnia di quella ragazza che dava di se' una immagine fragile, ma che metteva subito in evidenza idee molto chiare, un carattere fermo ed una notevole forza d'animo. Invece di vedervi solo una ragazza, vi vedevo anche una donna con cui passare la vita, una madre per i figli che volevo, una compagna per realizzare progetti di vita impegnata, militante, non banale e chiusa su se stessi.
Che avventura stupenda. Ebbi molte volte occasione di prendere atto lungo gli anni di che mistero intrigante fosse l'amore fra un uomo ed una donna, quale forza arcana, quale sentimento indescrivibile sia, nonostante tutti ritengano di esserne esperti, di padroneggiarlo, l'amore fra un uomo e una donna, anche se fine a se stesso, è comunque una cosa grande, ma se finalizzato ad una condivisione profonda e alla fecondità (ma l'amore non sempre e comunque fecondo?), capace di generare vita, che vede sbocciare e crescere delle vite, è una cosa che fa sperimentare all'uomo una prerogativa quasi divina.
Già dopo un periodo di vita di coppia, potevo valutare con lucidità e con sempre rinnovato stupore la grandezza del dono fatto all'uomo della capacità di amare in tanti modi fra cui quello di amare dentro e oltre la sessualità.
L'uomo, in genere, dimostra di non essere in grado di valutare la grandezza di questo dono e, nella storia e tuttora, ha attribuito alla sessualità ogni genere di valenza: dalla demonizzazione alla sacralizzazione, da occasione di gioia della vita a occasione di disperazione, da tabù a mitizzazione. Sono certo che questa facoltà dell'uomo potrebbe diventata anche occasione di stupore e di invidia per esseri di altre civiltà extraterrestri, come si è tentato di analizzare in tanta filmografia.
Mi sembra proprio che l'uomo non abbia fatto luce, ammesso che sia possibile, sulla forza, magari un po' primitiva e selvaggia, della capacità irrazionale degli uomini e delle donne di amare, di fare l'amore, di giocarsi la vita per una relazione sentimentale o sessuale,
ma anche di fronte alla forza dell'amore filiale o di un genitore, di un'amicizia. Lo stesso atto fisico nell'atto sessuale, ancora dopo decine di anni di matrimonio riesce a conservare una valenza, arcana e misteriosa che lascia sconcertati.
Questa valutazione resta valida anche al netto di tutte le difficoltà e oggettiva complessità della relazione di coppia, della insopportabilità delle donne (diranno loro se è reciproco), dei conflitti che bisogna mettere in bilancio di gestire per tutta la vita.
Ci siamo sposati all'inizio del '63, non abbiamo fatto il viaggio di nozze perché non c'erano soldi (avevo chiesto l'anticipo della paga del mese e con quella è stata dura fare due mesi; la sera dei primi giorni la lasciavo sola perché avevo le riunioni) e a natale già avevamo il primo figlio con un freddo che gelava la parte interna dei vetri delle finestre. Veramente cominciava un parallela e convergente avventura straordinaria.


… a disturbare il manovratore
Se qualcuno volesse studiare quegli anni attraverso la lettura delle raccolte dei giornali di partito e sindacali del tempo dovrebbe concludere che l'attività principale era la lotta ad un comunismo non reale nel nostro Paese ma paventato strumentalmente come nemico internazionale, quasi che San Marino rischiasse invasioni da parte dei cosacchi.
Era forse così in tutto il mondo, ma nel clima iperprovinciale di un Paese come il nostro si rasentava il ridicolo. Lo stesso clima dei piccoli paesini del ravennate dove la presenza di personaggi raffazzonati dalla Cisl assicuravano una presenza a turni in diverse piccole sedi: quando riuscivano a strappare un iscritto alla Cgil appendevano le tessere conquistate (magari per un favore clientelare) nella bacheca con la scritta "hanno scelto la libertà", quasi fossero usciti da un gulag.
Ma come ho ricordato, nei centri cittadini il clima era più aperto, si aprivano occasioni di dialogo e prove di rapporti politici più civili.
Il clima di conflitto esasperato e meschino di San Marino non mi piaceva, per questo arrivavo portatore di una proposta di dialogo fra le parti sperimentata a Ravenna: la consulta giovanile. Un luogo dove permettere, almeno ai giovani "dell'arco costituzionale" (così si diceva), di dialogare oltre gli steccati. Hanno subito aderito alcuni giovani Dc, alcuni socialisti, altri meno schierati che non ricordo. Prima idea: fare un giornale assieme. Ricordo ancora il titolo promettente: "Il cantiere". Scandalo e clamore perché la consegna era:
"con l'avversario comunista o socialista non si parla, non si dialoga". Il grezzo segretario della Dc minacciava l'espulsione dal partito di chiunque fosse coinvolto nel progetto, ma il capo vero, più efficacemente, chiamò personalmente il giovane direttore in pectore e depositario del progetto in fase avanzata di esecuzione, mise mano al portafoglio chiedendo se c'erano state delle spese, poi, senza tanti complimenti, con atteggiamento paternalistico e contemporaneamente minaccioso, gli ordinò di smetterla … e il progetto abortì prima di vedere la luce. Fu anche il primo scontro in cui cominciavo a capire che le idee e i progetti bisognava costruirli con metodo e raccogliendo alleanze. Le alternative o comunque le mutazioni necessitavano di progetti e strategie.
In quel decennio ambiguo e contraddittorio nasceva e si affermava una classe politica e sociale piccolo borghese, vorace, dedita ai propri interessi e indifferente al senso dello stato e al bene comune (che si dice sia stata la virtù degli avi che ha salvato nei secoli San Marino). Era l'idea (idea?) dominante della maggioranza, ma sostanzialmente trasversale ai partiti politici, un po' ignorante come spesso succede ai neo-arricchiti, quindi ostile e irridente ad ogni proposta di iniziativa culturale.
Abbiamo i primi palazzinari di un'edilizia dozzinale e deprimente, titolari di fabbriche dagli obiettivi contingenti legati alle detassazioni delle "zone depresse", commercianti particolarmente del turismo sempre grezzo e dozzinale, una maggioranza del Consiglio Grande e Generale composta di molti galoppini demagoghi e di pochi strateghi dalle idee chiare (e in genere non dichiarate).
Il pensiero dissenziente veniva emarginato e guardato con sospetto come pericoloso per il modello di progresso del Paese. Ma il pensiero dissenziente sopravviveva ideologicamente residuale nei vecchi partiti della sinistra (pur non preservati dalla tentazione affaristica); in alcuni vecchi liberali (significativa ed anche efficace la battaglia del Movimento per le Libertà Costituzionali) che non tolleravano l'occupazione dello Stato da parte della Dc (dentro la quale, peraltro, in alcuni dirigenti sopravviverà un residuo senso dello Stato, cancellato completamente nella generazione degli anni '80); sopravviveva nei giovani che, frequentando le università fuori territorio avevano sentito discorsi nuovi; sopravviveva nelle solite coscienze libere e ribelli, sostanzialmente e fortunatamente "eretiche" che nascono fuori da ogni possibile progettazione. Questo pensiero non diventerà mai maggioranza, ma con una serie continua di iniziative riuscirà a disturbare il manovratore e impedire la totale alienazione dei valori da parte della miopia opportunista e dell'interesse immediato.
In quegli anni ho fatto anche una interessante esperienza nel movimento giovanile della Dc e nell'Azione Cattolica, ma non per questo i democristiani e i preti mi amavano: ero visto come fumo negli occhi e dalla Dc venivo definito maoista. Ero in buona compagnia: abbiamo fatto battaglie straordinarie dall'interno per fare chiarezza sui primi scandali noti (quello del palazzo stella, del fallimento Ercolani, dei fondi neri…); per far passare una legge di protezione non edificata di una fascia di 50 metri ai due lati della superstrada (pensate quanto sarebbe meno brutto oggi il nostro Paese) e tante altre battaglie.
Se la Dc aveva preso soldi dagli scandali non l'abbiamo mai scoperto (nemmeno quando qualche giovane è arrivato nella Segreteria), la legge è stata presto abrogata con la legge urbanistica, ma poi uno per uno i 7 - 8 dirigenti del movimento giovanile se ne sono andati anche dal partito.
Un movimento di contestazione parallelo cresceva nel mondo cattolico, contro una Chiesa bellarminiana e una Curia Romana reazionaria e repressiva che però negli anni '60 doveva fare i conti con l'arrivo dirompente di Papa Giovanni e del suo Concilio e con quella dell'extracuriale maritainiano Paolo VI. la Chiesa aveva avviato una primavera che poteva cambiare il mondo, ma poi … (di questo però parlo espressamente in altra pagina del sito - vedi "fede consapevole e coscienza libera").
E' stato il decennio che ha preparato e vissuto la contestazione globale e che si è chiuso con il maggio francese e l'autunno caldo italiano. La fase preparatoria di questa contestazione che avevo già conosciuto a Ravenna, in piccolo non ha ignorato San Marino.
Sono fioriti i gruppi spontanei (1) che nascevano fuori, in conflitto e polemica
con le organizzazioni ufficiali oppure facenti riferimento a riesumate ideologie radicali come l'anarchia e la IV internazionale comunista. Scarso e sporadico il fermento fra gli studenti locali. Quelli che studiavano all'esterno seguivano con gli altri le vicende della contestazione (alcuni li vedevo nelle manifestazioni nel mio periodo riminese) e molti si sono persi nella palude - trappola (droga - lotta armata) preparata per loro da chi aveva veramente avuto paura della contestazione.
Comunque neanche su questo periodo straordinario voglio fare una ricerca storica: ne esistono innumerevoli, alcune serie e tante sceme ("sceeemo, sceeemo" era uno degli slogan urlati in piazza e nelle assemblee agli oratori o conferenzieri dai margini delle manifestazioni ufficiali). Vorrei solo lasciare memoria di come l'ho vissuto, un po' dall'esterno (in fondo operavo in una situazione ufficiale - il sindacato - considerato da alcuni gruppi la più pericolosa e castrante delle istituzioni), ma con simpatia e speranza con molte incursioni di condivisione e partecipazione diretta. Più da vicino ho conosciuto il fenomeno maturo e il suo declino nel periodo riminese della mia vita, nei primi anni '70. Ci ritornerò.
Mi sembra
che elementi comuni alle varie forme di contestazione fossero: rifiuto dell'odiata delega, rifiuto dell'odiato potere e di uno sfuggente e vago "sistema", la convinzione che dietro l'angolo ci fosse un mondo nuovo completamente diverso dal banale, ingiusto, mummificato mondo con il quale una marea giovani, figli del baby boom di 15-20 anni prima, si trovava costretta a misurarsi.
Ma a ben vedere l'elemento più concreto, non vago come tutti gli altri, che unificava la contestazione di tutto il mondo e di tutti i mondi giovanili era il Viethnam. L'epopea di ribellione di un piccolo popolo contro le grandi potenze militari: prima la Francia nel dopoguerra sconfitta Dien Bien Phu nel 54, poi gli Usa sconfitti nel 75 e in fuga disordinata da Saigon dopo 15 anni di occupazione equivoca e a volte feroce. Anche qui le analisi si sprecano. A me preme rammentare il valore simbolico che quella lotta aveva per tutti noi. Negli invasori si incarnavano tutte le magagne del secolo e nei ribelli tutti i valori quasi mitici, escatologici del mondo nuovo. Questi valori avevano il loro eroe mitico in Guevara, il "che", in lotta contro lo stesso nemico: l'emozione di una generazione di tutto il mondo alla sua morte è stata ben descritta da Guccini.
Un movimento globale esaltante ma anche pieno di equivoci che scoppieranno nel decennio successivo. Anche un po' superficiale: per esempio emergerà forte ed autonoma solo negli anni 70 la questione femminile: nella prima contestazione le donne erano al massimo gli "angeli del ciclostile".
E così, fra speranze e successi del nuovo, (solidarietà con la Palestina, fine del regime franchista in Spagna, rivoluzione copernicana nei contratti di lavoro dell'autunno caldo), rigurgiti del vecchio e anche segni di devianza e imbastardimento dei valori della contestazione (nascita dei movimenti estremisti infiltrati dai servizi devianti dello Stato: Lotta continua, potere operaio, ecc. e tentativi di golpe della destra), finisce un decennio bivalente ed equivoco, ma neanche il decennio che nascerà si presenta chiaro …

(1) Della modesta attività in questo senso in territorio ricordo bene, perché l'ho vissuta direttamente, quella più significativa di "San Marino 2000 - Circolo politico e culturale". L'intento, visto a posteriori, può sembrare ingenuo e banale, ma ci si interrogava producendo documenti ponderosi sul significato della democrazia, sul significato della libertà, sul ruolo dei partiti, sul ruolo della sinistra nel Paese. Si discuteva con passione tanto che sembrava si dovesse inventare la democrazia. Si partecipava ai convegni dei gruppi spontanei in giro per l'Italia e si prendeva contatto con una realtà giovanile straordinaria.
Astri nascenti della politica come Emilio Della Balda e Buscarini si occupavano del movimento giovanile del loro partito e ci snobbavano, il Partito Comunista e la Confederazione del Lavoro assistevano costernati alla nascita di movimenti alla loro sinistra a cui non erano abituati… Ma in pochi anni tutti finì con alcuni che si avvicinarono al glorioso e storico Pss, altri fondarono la "nuova sinistra" assieme ai seguaci della IV internazionale comunista di Fabbri ("Pac"), altri si ritirarono nel privato.
Personalmente, alla fine del processo mi sono trovato completamente spiazzato nel sindacato dove lavoravo ed ero andato in contrapposizione con l'apparato dirigente (ancora democristiano e socialdemocratico), nel Movimento giovanile della Dc di cui non volevo più saperne, nell'Azione Cattolica che mi sembrava anacronistica.
La proposta della Cisl di andare ad occuparmi della responsabilità zonale dell'organizzazione a Rimini arrivò come una liberazione.


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