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Storia di oggi
Manovra e armi: "Il male oscuro"
di Alex Zanotelli
In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E' mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall'autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all'ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!
E' mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :"L'Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…"(art.11) Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell'Italia), le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette " guerre al terrorismo", costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell'Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.
Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta ,né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?
Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte?
E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!
Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d'armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l'Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l'Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.
E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all'estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro).
E' un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un'Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.
E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.
Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte.
Che vinca la Vita!
Alex Zanotelli
Napoli, 24 agosto 2011
Agosto 2011 - Quale economia oggi? (Antonio Vermigli Rete Radiè Resh)
La grave crisi economica che stiamo attraversando, con il suo carico di milioni di disoccupati solo in Europa, e con le conseguenze ancora piú gravi per i popoli appartenenti alle nazioni piú sfruttate e disagiate, ha portato di nuovo in grande evidenza il tema dell´economia nel dibattito politico, sociale, culturale e etico.
La crisi, generata da speculazioni finanziarie di natura puramente legata all´accumulazione dei profitti, ha fatto precipitare il mondo in una recessione alla quale peró non sembra aver fatto seguito una seria ridiscussione dei principi fondamentali dell´economia, sedimentatisi ormai come quasi-dogmi nell´insegnamento e nella prassi economica odierna.
Si cerca di frenare la natura puramente speculativa della finanza, si cerca di limitare lo strapotere delle banche, dopo che la mano pubblica, cioé noi, ha salvato dal fallimento molte di esse, ma non pare avvertire a livello globale, da parte dei detentori del potere politico-economico, un desiderio vero e profondo di trasformazione della realtá di grave ingiustizia in cui versa ancora l´intera umanitá.
Si tentano rimedi parziali per calmare i mercati, quindi ci si piega di nuovo alla dittatura della finanza. L´incapacitá di fare una scelta comune sulla necessitá di tassare le transazioni finanziarie, é la conferma che l´economia é ancora in mano a poche strutture di potere che esercitano la loro influenza impedendo reali trasformazioni e imponendo invece grossi sacrifici alle famiglie, ai poveri, per gestire la crisi e non mettere in pericolo i profitti accumulati.
I dati statistici nella loro sintetica crudeltá ci offrono ancora uno scenario di grande sofferenza per le vittime della storia, per la grande maggioranza degli abitanti del Pianeta.
La distanza tra i piú ricchi e i piú poveri é in costante aumento e i primi si disinteressano completamente di questa grave e grande disuguaglianza.
Riccardo Petrella con la sua estrema chiarezza e semplicitá ha da tempo elencato i nuovi sei comandamenti su cui si basa l´attuale societá. Da quel precursore che é, lo evidenziava con chiarezza giá nel 1997.
Primo: non opporrai alcuna resistenza alla mondializzazione delle imprese, dei mercati, dei capitali.
Secondo: non porrai limite alla corsa all innovazione tecnologica.
Terzo: tu liberalizzerai senza alcun freno i tuoi mercati, elimenando qualsiasi forma di protezione dell´economia del tuo Paese.
Questi tre segnalano gli imperativi fondamentali della logica economica, i seguenti tre appartengono alla dimensione dei mezzi per applicare i principi fondativi.
Quarto: dovrai deregolare la funzione economica della societá e impedire che gli stati fissini regole specifiche, confidando solo nelle libere forze del mercato.
Quinto: dovrai procedere alla completa privatizzazione di tutto ció che é privatizzabile.
Sesto: sarai il piú forte e, se vuoi sopravvivere, sarai il migliore, il piú competitivo.
Riccardo ci ricorda che questi nuovi comandamenti non sono intoccabili, sostenendo una nuova narrazione del mondo fondata su principi umani tendenti a realizzare una vera politica dei Beni Comuni.
Concretamente evidenzia che questa alternativa deve fondarsi sui seguenti principi:
il principio della vita per tutti, alternativo al principio della sopravvivenza dei piú forti; il principio dell´umanitá, alternativo al principio della sopravvivenza assoluta degli stati e della loro proprietá esclusiva sulle risorse naturali; il principio del vivere insieme; alternativo al principio della competitivitá per la sopravvivenza, il principio dei beni comuni, alternativo al principio degli interessi dei proprietari privati; il principio della demo-crazia, alternativo al principio della aristo-crazia oligarchiga; il principio della responsabilitá, alternativo al principio dell´utilitá individuale; il principio dell´utopia creatrice, alternativo al principio del pragmatismo cinico.
Ho riletto in questi giorni il documento della Campagna della fraternitá della Conferenza episcopale del Brasile del 2010, dove si denuncia con forza l´economia che non rispetta la vita in nome del guadagno illimitato e del profitto. Documento pubblicato in spirito ecumenico insieme alle altre chiese cristiane non cattoliche dal titolo: Voi non si potete servire Dio e il Denaro. Il contenuto del documento é evidentemente pastorale e profetico, ma principalmente economico. Denuncia le grandi disuguaglianze che sussistono, che invece di migliorare a favore degli impoveriti, si dilatano sempre di piú a favore dei ricchi, sia nel mondo e in particolare in Brasile, ponendosi la domanda: l´economia é a servizio della vita oppure é la vita delle persone ad essere schiavizzata dall´economia? E´ ancora purtroppo questa seconda prospettiva a prevalere nella realtá odierna per cui in nome del profitto si sacrificano milioni e milioni di vite umane, uomini, donne, bambini/e, non contabilizzati perché senza reddito.
Richiama la vita economica a principi etici. Fondamentali per creare un sistema di reali condizioni di sicurezza e opportunitá di sviluppo a partire a partire dai piú poveri e i piú vulnerabili.
I partiti politici devono essere giudicati a partire dalle politiche economiche che privilegiano e proteggono la vita e la dignitá della persona umana, sostengono o no le famiglie e servano il bene comune di tutta la societá.
Denunciano che l´economia politica moderna si fonda soprattutto sui pilastri dell´interesse individuale e di una falsa etica individualista. Un´economia capitalistica spesso meramente virtuale,che dipende da vorticosi movimenti finanziari e non genera beni e prodotti a beneficio della gente, ma che serve solamente all´arricchimento di pochi come frutto di speculazioni finanziarie. Continua evidenziando come il ciclo della moderna economia politica sia un mondo autosufficente, chiuso a qualsiasi considerazione etica sulla vita, sulla conservazione della natura, sulla giustizia e la speranza umana. Affermando che l´unico valore di questa economia é il lucro!
Da qui deriva uno sviluppo che degrada l´ambiente, tollera e favorisce forme di lavoro minorile e schiavizzato, disoccupazione costante, nuove forme di esclusione sociale, indebolimento dei diritti fondamentali inerenti il lavoro, preoccupandosi unicamente di propagandare una cultura esclusivamente consumistica.
Terminando, il documento dei vescovi, evidenzia l´uso del denaro, che deve essere considerato non un valore assoluto, ma destinato allo scambio dei beni d´uso necessari al sostentamento della vita a livello personale e comunitario per realizzare un vero mondo di giustizia.
Credo che per lottare contro questa schiavitú economica ci sia bisogno di una spiritualitá della resistenza e una forza profonda. In grado di amalgamare: denuncia e misericordia, fermezza e tenerezza. Denunciando le politiche oppressive, difendendo in ogni circostanza i poveri.
Mi viene di comparare le riflessioni di Riccardo con quelle dei vescovi brasiliani. Partendo da esperienze e culture diverse, entrambe arrivano alla medesima conclusione.
Credo che la strada sia mettersi insieme a partire dai problemi reali che affliggono la stragrande maggioranza dell´uomanitá. Sollecitando la politica e chi crede in questi valori a lavorare in questa direzione. Unico cammino per salvaguardare e creare un mondo piú giusto affinché il sole al mattino possa scaldare tutti a partire da una dignitá generale.
A quando quest´alba? E´ la domanda a cui necessita la risposta ognuno di noi, nessuno escluso.
Agosto 2011
Sono stato al funerale di una zia. aveva 100 anni! E' stata una testimone di trasformazioni epocali www.promemoria.sm/riflessioni_?personali.html#15 Eppure è nata nel 1911 quando c'era la guarra coloniale in Libia ed è morta nel 2011 che c'è la guerra coloniale in Libia... non vi dice niente?
Disarmo e Nonviolenza, sono le vere alternative alla guerra.
Libia, marzo 2011
"L'Italia ripudia la guerra" impone la nostra Costituzione. E la ripudia non solo "come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli", ma anche come "mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
Ma oggi per due volte viene calpestato l'art. 11. Facendo la guerra, come sta accadendo. Consentendo che ciò avvenga, attraverso la preparazione alla guerra come unico "mezzo" per "risolvere" le controversie.
La Costituzione si calpesta sia quando le armi sparano, sia quando si riempiono gli arsenali ignorando volutamente l'esistenza di "mezzi" alternativi, coerenti con il ripudio. Anzi, le armi sparano proprio perchè prima si è scelto di riempire gli arsenali e non si è preparato nessun altro "mezzo" di intervento.
Se nessuno sembra accorgersi di questo, ma si continua a strapparsi le vesti solo quando i cacciabombardieri partono, il movimento per la pace deve far sentire con vigore la propria voce.
Ma non basta la denuncia. Il movimento per la pace ha la responsabilità di indicare le due fondamentali alternative:
1. il disarmo, ossia svuotare gli arsenali, rinunciare al nucleare - civile e militare - superare l'esercito;
2. con le risorse risparmiate, costituire e preparare "mezzi" nonviolenti - cioè costituzionali - di "risoluzione delle controversie internazionali".
Ciò significa uscire dal paradigma arcaico "se vuoi la pace prepara la guerra" ed entrare finalmente nella civiltà fondata sul paradigma nuovo "se vuoi la pace prepara la pace".
Il nostro Paese viene trascinato in una nuova ed ennesima guerra - pur in nome di una richiesta di intervento pervenuta dalle vittime di un dittatore. Un dittatore fino a ieri coccolato, ingrassato di armi e pagato per fare l'aguzzino dei migranti, per conto delle stesse potenze che oggi gli muovono contro.
Facciamo in modo che questa ennesima guerra che non riusciamo ad impedire, ci dia almeno la forza per porre all'ordine del giorno della politica la costruzione delle sue alternative. Per questo saremo a Roma il 2 aprile. Per questo stiamo preparando il 50° anniversario della prima Marcia per la pace e la riconciliazione dei popoli da Perugia ad Assisi, voluta da Aldo Capitini. Oggi, come mezzo secolo fa, non il sogno dell'utopia ma il bi/sogno del realismo ci fa dire con Capitini che "la nonviolenza è il varco attuale della storia"
Movimento Nonviolento
www.nonviolenti.org
(Brasile) SFIDE PER LA PRESIDENTA DILMA ROUSSEFF
Fine ottobre 10
Leonardo Boff* /Adital
Celebriamo con allegria la vittoria di Dilma Rousseff. E non possiamo non essere soddisfatti anche per la sconfitta di José Serra che non ha meritato di vincere queste elezioni, dato il livello indecente della sua campagna (anche se eccessi ci sono stati da entrambe le parti). I vescovi conservatori che, contro la CNBB, si sono posti fuori dal gioco democratico e hanno manipolato la questione della depenalizzazione dell'aborto, mobilitando perfino il Papa a Roma, così come i pastori evangelici rabbiosamente faziosi, sono rimasti delusi.
Dopo i festeggiamenti, è necessaria una riflessione pacata su cosa potrà essere il governo di Dilma Rousseff.
Abbiamo condiviso la tesi di quegli analisti che hanno visto nel governo Lula una transizione di paradigma: da uno Stato privatizzatore, ispirato ai dogmi neoliberisti verso uno Stato repubblicano che mette il sociale al centro, per rispondere alle richieste della popolazione più povera. Ogni transizione possiede un elemento di continuità e un altro di rottura. La continuità è stata rappresentata dal mantenimento del progetto macroeconomico, finalizzato a fornire la base per la stabilità politica e esorcizzare i fantasmi del sistema. La rottura è stata rappresentanta dall'avvio di sostanziali politiche sociali, destinate all'integrazione di milioni di brasiliani poveri, tra le quali particolarmente importante è stato il progetto della "borsa famiglia". Non si può negare che, in parte, questa transizione c'è stata davvero; Lula ha incluso socialmente una 'Francia intera' in una situazione di decenza. Ma, dall'inizio, gli analisti hanno segnalato lo squilibrio tra il progetto economico e il progetto sociale, perché il primo riceve dallo Stato alcuni miliardi di reais all'anno, in forma di interessi, mentre il progetto sociale deve accontentarsi di molto meno.
Nonostante questa disparità, il fossato tra ricchi e poveri è diminuito, il che ha procurato a Lula uno straordinario consenso.
Ora si pone la questione: La Presidenta approfondirà la transizione, ponendo l'accento a favore del sociale e quindi della maggioranza dei cittadini o manterrà l'equazione che preserva l'economico con venature monetariste con le contraddizioni denunciate dai movimenti sociali e dalla parte migliore degli intellettuali brasiliani?
Ritengo che Dilma abbia dato segnali che si indirizzerà maggiormente verso il lato social-popolare. Ma alcuni problemi nuovi come il riscaldamento globale devono essere improrogabilmente affrontati. Vedo che la nuova Presidenta ha compreso il rilievo dell'agenda ambientale, introdotta dalla candidata Marina Silva. Il PAC (Progetto di Accelerazione della Crescita) deve incorporare la nuova coscienza che non sarebbe responsabile portare avanti le opere previste senza prendere in considerazione questi nuovi dati. E inoltre si annuncia all'orizzonte una nuova crisi economica, visto che gli USA hanno deciso di esportare la loro crisi, svalutando il dollaro e danneggiandoci sensibilmente.
Dilma Rousseff segnerà il suo governo con una propria identità se realizzerà con più forza quella agenda che ha portato alla elezione di Lula: l'etica e le riforme strutturali. L'etica sarà riscattata solo se ci sarà una trasparenza totale nelle pratiche politiche e non si ripeterà la mercantilizzazione della relazione tra i partiti (scandalo del "mensalão").
Le riforme strutturali sono il debito che il governo Lula ci ha lasciato. Non ci sono state le condizioni - per mancanza di una base parlamentare solida - di realizzare nessuna delle riforme promesse: quella politca, quella fiscale, quella agraria. Se vorrà riscattare il profilo originario del PT, Dilma dovrà realizzare una riforma politica. Sarà difficile, a causa degli interessi corporativi dei partiti, in gran parte privi di ideologia e assetati di benefici. La riforma fiscale deve stabilire una equità minima tra i contribuenti, poiché fino ad ora il fisco favorisce i ricchi e pesa gravemente sui salariati. La riforma agraria non può essere soddisfatta solo con alcuni insediamenti. Deve essere integrale e popolare, portando la democrazia nelle campagne e alleggerendo la 'favelizzazione' delle città.
Credo che la cosa più importante sia un profondo cambiamento di coscienza che la Presidenta deve operare in sé se prenderà sul serio le conseguenze funeste e addirittura letali della mutata situazione della Terra in una crisi socio-ecologica. Il Brasile sarà un elemento chiave nell'adattamento e nella mitigazione visto che detiene i principali fattori ecologici che possono dare equilibrio al sistema-Terra. Il Brasile potrà essere la prima potenza mondiale ai tropici, non imperialista ma cordiale e corresponsabile del destino comune. Questo insieme di questioni rappresenta una sfida grave che la nuova Presidenta dovrà affrontare. Ella possiede la competenza e il coraggio per essere all'altezza di questi problemi. Che non gli manchi l'illuminazione e la forza dello Spirito Creatore.
* Teólogo, filósofo e escritor
Vergogna italiana (da www.peacelink.it/index.html )
Milioni di arcobaleno fioriscano per Emergency, la Pace e la dignità umana
Solo mercoledì 28 aprile sono stati rilasciati 5 (su 6) operatori afghani rapiti dai servizi segreti di Karzai. Il castello di menzogne e disinformazione è crollato miseramente ma l'ospedale di Emergency resta scandalosamente chiuso. Prosegua la mobilitazione pacifista ad oltranza di fronte a questi soprusi e allo scandaloso comportamento del governo e di parte della stampa italiana.
30 aprile 2010 - Alessio Di Florio
La mattina di mercoledì 28 aprile le agenzie stampa hanno battuto la notizia del rilascio di 5 operatori afghani, rapiti il 10 aprile scorso.
In questo momento quindi, mentre ormai il castello di menzogne e disinformazione (pensiamo alle balle sulla confessione, rilanciata da Libero e Il Giornale in maniera scandalosa, o al coinvolgimento dei tre italiani rapiti nel sequestro Mastrogiacomo, impossibile perché all'epoca dei fatti erano lontanissimi dall'Afghanistan) è totalmente crollato, l'ospedale di Lashgar-Kah (l'unico che cura gratuitamente e con livelli di eccellenza migliaia di bambini, donne e uomini e unico testimone di Pace e dei crimini di guerra che vengono commessi nella zona) resta chiuso e in mano ai militari e un operatore afghano dell'Ong pacifista è ancora in mano ai servizi segreti di Karzai. È inaccettabile, scandalosamente gravissimo!
In queste settimane abbiamo assistito a gravissime prese di posizione da parte di ministri del governo italiano (più impegnati ad attaccare Emergency, e ad accreditarsi come alleati dell'occupazione militare e del governo Karzai, che a difendere i diritti criminosamente violati di alcuni suoi cittadini) e ad articoli su alcuni quotidiani (su tutti La Repubblica, Il Giornale e Libero) che hanno ripreso argomentazioni e posizioni della propaganda militarista, proseguiti anche dopo la liberazione dei tre italiani montando l'inesistente caso dello scontro con la Farnesina sul rientro con volo di Stato.
Un uomo è ancora privato della sua libertà per la colpa di voler curare e difendere i diritti dei più deboli in una zona di guerra, ad un ospedale di altissima efficienza, dove migliaia di persone vengono curate gratuitamente è ancora impedito di tornare a lavorare. I 50.000 che sono straordinariamente scesi in piazza a Roma, gli oltre 300.000(italiani ma anche afghani) che hanno sottoscritto l'appello "Io sto con Emergency" non si arrendano. Anzi, rilanciamo ancora di più. Coinvolgiamo amici, parenti, chiunque riusciamo a raggiungere in una nuova mobilitazione pacifista. Manteniamo alta la bandiera della Pace, gli stracci bianchi di Emergency, i simboli della nonviolenza e della difesa dei diritti umani. Lasciamoci quotidianamente accompagnare dalla nobile aspirazione dell'umanità e dal ripudio del sommo di ogni pazzia, la guerra. Perché non c'è vita dove c'è guerra, non ci sono diritti dove impera l'abuso e la violenza militarista, non c'è libertà dove le menzogne e l'ipocrisia avvelenano i luoghi che dovrebbero difendere la convivenza civile.
La mobilitazione pacifista prosegua. In difesa di Emergency, della Pace e della dignità di un'Italia che troppo spesso si è lasciata calpestare da poteri forti militari e in nome della "ragion di guerra"(Ustica, Cermis, l'assassinio di Nicola Calipari...).
IMBARBARISCE ANCHE IL DIRITTTO (marzo 2010)
Che ipocrita un Paese che sottoscrive con cerimonie pompose le convenzioni internazionali sull'infanzia, rivendica radici cristiane e poi si accanisce non solo contro gli immigrati, ma anche contro i bambini immigrati fino a piegare il clima generale e pian piano lo stesso diritto ad un livello di imbarbarimento.
Mi riferisco all'Italia che con la sentenza della Cassazione di questi giorni ha ritenuto legittimo espellere un immigrato anche se ha figli minori che frequentano la scuola, arretrando da sentenze precedenti più garantiste e assestandosi su livelli più degradati, visto che i ladri e i corrotti non li può giudicare.
Cresce l'indignazione internazionale e di quella parte della Chiesa non compromessa con il regime, per il comportamento dell'Italia in materia di immigrazione (vedi le dichiarazioni dell'Alto Commissario Onu per i diritti umani Pillav Unicef Italia e altri). Cresce parallelamente, di fronte alla sentenza, l'esaltazione razzista del "partito dell'amore", dei "difensori della libertà", dei difensori della "padania cristiana" e della stessa ministra Gelmini che dovrebbe essere anche mamma.
Quale solco stiamo scavando con il mondo che si affaccia ai confini della nostra cosiddetta civiltà per rivendicare il diritto di esistenza! Quale immagine di decadenza e di assenza futuro!
Spero che le future generazioni, i nuovi popoli e la stessa storia cancellino, come hanno fatto i francesi a suo tempo, gli anni del berlusconismo e del leghismo perché troppo vergognosi per figurare nel calendario.
UNITI CONTRO IL RAZZISMO E LO SFRUTTAMENTO
1° MARZO
GIORNATA DI LOTTA PER I DIRITTI E LA DIGNITÀ (Febb. 2010)
Noi, donne e uomini di ogni paese. Noi, immigrati, italiani, figli di immigrati e di emigranti; noi sappiamo che le immigrate e gli immigrati hanno arricchito l’Italia con la loro cultura e il loro lavoro. Noi rifiutiamo le proposte dei politici che vogliono criminalizzare gli immigrati.
Noi rifiutiamo le politiche razziste che colpiscono gli immigrati per poter sfruttare meglio loro e gli italiani che lavorano.
Siamo indignati perché negli ultimi anni sono state approvate leggi razziste che negano i principi dei diritti umani. Leggi in contrasto con la Costituzione Italiana, che prevede uno stato democratico, senza discriminazioni di “razza, sesso o religione”.
Per questo abbiamo deciso che il 1 marzo deve essere una giornata di lotta.
Una giornata per protestare, informare, sensibilizzare e parlare.
Una giornata per chiedere il rispetto del diritto di ogni essere umano ad una vita dignitosa.
Una giornata per aiutare le immigrate e gli immigrati a capire che i diritti non si ottengono per "concessione" ma grazie alla consapevolezza, alla mobilitazione ed alla lotta.
Una giornata per aiutare gli italiani a capire che gli immigrati non sono i loro avversari; a capire che gli immigrati hanno i loro stessi bisogni e i loro stessi problemi.
I nemici degli italiani e degli immigrati sono gli stessi: gli speculatori, le mafie, i politici senza scrupoli che vogliono mettere i poveri contro i poveri, per meglio sfruttarli.
Per tutti questi motivi chiediamo di sostenere, con coraggio e dignità, questi obiettivi:
.. il diritto al lavoro, alla casa, alla salute per tutte e tutti
.. il ritiro del pacchetto sicurezza
.. slegare il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro
.. il rispetto dei diritti delle rifugiate e dei rifugiati.
.. il mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro
.. l'accoglienza di tutte e tutti e la chiusura dei CIE
.. la solidarietà a tutti i lavoratori in lotta per la difesa del lavoro
(il testo del comunicato è del Coordinamento migranti e realtà antirazziste torinesi - ometto il programma ed allego invece il programma di Rimini:
Rimini - Programma 1° marzo. Ore 17.00 Corteo antirazzista
Ore 11.00 P.zza Cavour
Coloriamo di giallo la città: volantinaggio antirazzista
ORE 17.00 - STAZIONE FS DI RIMINI
CORTEO ANTIRAZZISTA per il centro cittadino
ore 19.00 – Vecchia Pescheria
"Sound meticcio" aperitivo tematico con :
dj set, mostra fotografica e open the mic!
Info: http://primomarzorimini.blogspot.com/ tel. 339 7688990 – 333 9107749
Da Alex Zanotelli un accorato appello contro la privatizzazione dell'acqua (novembre 2009)
IL DENARO 'PESA' PIU' DELL'ACQUA!
"E' stato uno shock per me sentire che il Senato, il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell'acqua.
Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni. Infatti il governo Berlusconi, con l'articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società, mediante il rinvio a gara, entro il 31 dicembre 2010. Quella Legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l'Italia era in vacanza. Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge (l'accordo Fitto - Calderoli), il cui articolo 15, modificando l'articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, ….
…
E così il Senato vota la privatizzazione dell'acqua, bene supremo oggi insieme all'aria! E' la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari. La politica è finita!E' il trionfo del Mercato, del profitto. E' la fine della democrazia ….."
Il documento di Zanotelli prosegue con la denuncia di responsabilità precise innanzitutto per il governo Berlusconi, ma anche per l'opposizione,i sindacati, le regioni e la stessa Conferenza Episcopale Italiana rifacendosi al passo dell'enciclica Caritas in veritate dove parla "dell'accesso all'acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni"(n.27)…
(Vedere intero testo del documento in www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=259596 - campagna http://liste.retelilliput.org/wws/info/rrr ; www.vostrisoldi.it/articolo/privatizzazione-acqua-legambiente-strada-sbagliata/21145/ )
CONGRATULAZIONI A OBAMA
Di Michael Moore
(La Rete Radiè Resch mi invia dal "Manifesto" di Domenica 11 Ottobre 2009)
Caro Presidente Obama,
è un fatto rilevante che tu oggi sia stato riconosciuto come uomo di pace. Le tue pronte e rapide dichiarazioni, dove dici:
che metterai fine a Guantanamo; che riporterai a casa le truppe dall'Iraq; che vuoi un mondo libero dalle armi nucleari; che hai ammesso, con gli iraniani, che siamo stati noi a rovesciare il loro presidente eletto democraticamente nel 1953; che al Cairo hai fatto quel grande discorso al mondo islamico; che hai eliminato quella inutile espressione di "Guerra del Terrore"; che hai messo la parola fine alle torture. Dichiarazioni che hanno fatto sentire noi e il resto del mondo un po' più al sicuro, considerando il disastro degli ultimi otto anni. In otto mesi hai fatto dietro-front e hai condotto questo paese verso più sane direzioni.
Ma…. L'ironia che ti sia stato assegnato questo premio il secondo giorno del nono anno di quella che sta diventando rapidamente la tua guerra in Afghanistan, non è sfuggita a nessuno. E ora ti trovi proprio davanti a un bivio. Puoi dare ascolto ai generali e far proseguire la guerra (tanto per portare a termine un fallimento procrastinabile già da tempi lontani) oppure puoi dichiarare concluse le guerre di Bush e riportare a casa tutte le truppe. Ecco questo è quanto farebbe un vero uomo di pace.
Non c'è niente di sbagliato nel voler realizzare ciò in cui ha fallito il tuo predecessore, catturare l'uomo o gli uomini responsabili dell'omicidio di massa dell'11 Settembre di 3000
Persone. MA NON PUOI FARLO CON CARRI ARMATI E TRUPPE perché stai inseguendo un criminale non un esercito. Non utilizzare un candelotto di dinamite per un topolino.
Quella dei Talibani è un'altra faccenda. E' un problema che deve essere risolto dal popolo dell'Afghanistan - proprio come abbiamo fatto noi nel 1776, i francesi nel 1789, i cubani nel 1859, i Nicaraguensi nel 1979 e la popolazione di Berlino nel 1989. Un fatto appare chiaro dalle rivoluzioni, ed è che ogni popolo desidera essere libero - e in sostanza essi la devono realizzare autonomamente questa libertà. Gli altri paesi possono essere di supporto, ma la libertà non può essere consegnata dal sedile anteriore dell'Humvee di qualcun altro.
E' adesso che tu devi mettere fine al nostro coinvolgimento nella guerra in Afghanistan.
Se non lo farai non avrai altra scelta che…. rispedire il premio a Oslo.
Saluti.
PS.I tuoi oppositori hanno passato la mattinata ad attaccarti per il fatto che infondi tali buone intenzioni al nostro Paese. Perché odiano così tanto l'America? Ho la sensazione che se tu avessi trovato la cura per il cancro, questa sera loro ti avrebbero denunciato per distruzione della libertà di impresa, visto che in quel caso i Centri per la lotta del cancro si troverebbero a chiudere. Dal canto mio, il fatto stesso che tu ti sia offerto di camminare su un campo minato di odio e che cerchi di riparare l'irreparabile danno creato dall'ultimo presidente, non solo ti fa apprezzare da me e da milioni di altre persone, ma può definirsi un vero atto di coraggio.
E' per questo che hai ricevuto il premio. Il mondo intero conta sugli Stati Uniti - e su di te - per salvare il pianeta. Facciamo in modo di non deluderlo.
Eccezionale: Gli Stati Uniti (USA) rinunciano allo scudo spaziale in Polonia e in Repubblica Ceca e a Praga.
La protesta contro lo scudo spaziale in Repubblica Ceca, guidata dall'umanista Jan Tamas, ha portato a risultati eccezionali.
Senza MAI scontrarsi una volta con la polizia, il movimento nonviolento Ceco contro le basi è riuscito a coinvolgere ampi settori della popolazione (dai giovani, agli artisti, ai sindaci, ai parlamentari, agli europarlamentari, ai pensionati, ai sindacati ecc ecc) e anche diverse personalità internazionali (da Chomsky, a Gorbaciov, al sindaco di Hiroshima, tanto per citarne qualcuno).
La mobilitazione nonviolenta è stata tenace e creativa a base di scioperi della fame, manifestazioni, udienze al Parlamento Europeo, fino a far cadere il governo il 31 di ottobre del 2008. E tutto questo nel quasi silenzio dei mass media e in mezzo ad una campagna di diffamazione spaventosa contro i pacifisti nonviolenti.
Oggi, il progetto americano della costruzione del radar antimissile, che gli Usa programmavano
di costruire nella Repubblica Ceca e in Polonia, è stato rimandato a tempo indeterminato.
Lo ha comunicato per telefono Barack Obama al premier ceco Jan Fischer. E' stato lo stesso primo ministro di Praga a confermarlo.
Il progetto dello scudo spaziale, i costi del quale ammontavano a circa un miliardo di dollari, doveva essere compiuto entro il 2012.
Questa battaglia dei nostri amici e compagni della repubblica Ceca ci fanno ben sperare a Vicenza, che con la lotta nonviolenta e possibile
cambiare e modificare scelte decise dai governi a livello internazionale.
Ambrosi Francesco
MIR di Vicenza sett.09
Abbiamo veramente bisogno di speranze, Francesco. Hai colto uno di quei segni della storia sfuggito ai più. Oggi il primo effetto: anche la Russia rinuncia ai missili di risposta.
Sono segni che riconciliano con questo mondo che a volte sembra un po' pazzo.
Mi sono permesso di riprendere la segnalazione sui mio piccolo sito che racconta di queste rare speranze: www.promemoria.sm
Ciao e grazie
Giovanni Giardi
Dalla rete rrr
MAGARI C'è UNA SPERANZA
Cari e care,
il rientro dalle ferie estive è sempre periodo di depressione.
Per questa ragione, credo sia giusto cogliere i pochi sintomi positivi che il nostro, triste, panorama nazionale offre.
Vorrei, però, cercarli in "campo avverso", sia perché la sinistra parlamentare (si può ancora chamarla così?) offre ben poco, sia perché, storicamente, l'Italia è un Paese di destra e, in democrazia, è comunque la maggioranza che decide.
Io non credo si debbano sottovalutare i segnali di dissenso che iniziano ad essere visibili anche nel Pdl.
Di Fini si è detto moltissimo. Forse i suoi interventi, da Presidente della Camera, mirano solo a garantire un livello minimo di civilità. Forse sta solo cercando di "smarcarsi" da Berlusconi.
Brunetta, sia pure con metodi molto discutibili, è impegnato in una battaglia di civiltà: far funzionare la macchina burocratica che, per gli italiani, è sempre stata un incubo.
Questa mattina leggo sul Corriere della Sera un'intervista a Frattini che non vuole abbandonare alla Lega Lombardia e Veneto. Forse una manovra politia, ma comunque ...
E' vero, si possono fare dietrologie di tutti i tipi, ma l'impatto di queste cose sulle persone "comuni" è, comunque, piuttosto forte. Certe volte, le dichiarazioni politiche vanno prese per il loro valore intrinseco, a prescindere da ogni valutazione di strategia.
E che dire della Chiesa, intesa come gerarchia, che certo non può dirsi di sinistra. Anch'essa ha finalmente scoperto che non tutto in Italia va bene.
In conclusione, io credo che sia necessario recuperare, a tutti i livelli, il rapporto con "gli uomini di buona volontà", a qualsiasi schieramento appartengano, e sostenere il loro impegno, nella misura in cui lo crediamo giusto.
Non dobbiamo restare schiavi degli schieramenti ideologici.
Ciao.
Marco Lacchin RRR Varese
Sorprese storiche
Hai ragione, "non dobbiamo restare schiavi degli schieramenti ideologici". Anche se io alcuni pregiudizi li coltivo con cura (es nei confronti di CL).
Voglio testimoniarvi che nella mia lunga vita ho dovuto ricredermi, meravigliato, alcune volte per fatti che hanno segnato la storia. E' stato quando due odiosi regimi fascisti europei (Grecia e Portogallo) sono stati abbattuti dall'esercito. Particolarmente affascinante l'episodio portoghese. Poi quando un regime ancora più odioso (quello di Franco in Spagna) è stato abbattuto da un re, una monarchia, poi dimostratasi particolarmente attenta nella difesa della democrazia conquistata. ... Però dover sperare in Fini per livelli minimi di civilta politica proprio non me l'aspettavo (soprtattutto dopo i fatti di Genova). Forse c'è speranza ...
Se la Chiesa apre gli occhi
Se la Chiersa si fosse accorta finalmente di che mostro ha sostenuto e coccolato amorevolmente in seno sarebbe tutta salute. Soprattutto dovrebbe denunciare che grande bugiardo è ...
Gianni Giardi
Sul razzismo diffuso e di governo
18 luglio 2009
Per dovere personale di coscienza - e anche ritenendo di interpretare gli amici con cui lavoro solitamente ( p. es. www.ilfoglio.info e altri gruppi di impegno e di studio) – diffondo, tra tanti testi esemplari, due articoli: uno di Livio Pepino, magistrato e studioso autorevole, l’altro di Toni Ferigo, sindacalista esperto di immigrazione.
Sono stati scritti entrambi prima della promulgazione, da parte del Presidente Napolitano, con grave eccezionale riserva costituzionale, della legge detta “pacchetto sicurezza”. Ma sono documenti che denunciano con chiarezza gli sciagurati effetti giuridici del razzismo che infetta lo strato più corrotto e involgarito del nostro popolo, attivamente ubriacato di ignoranza e di egoismo; razzismo che viene esibito e praticato da vari elementi del governo in carica, e passivamente seguito da altri. Anche se quelli della citata legge fossero provvedimenti inefficaci e soltanto demagogici, sarebbero incivili e detestabili.
Leggi che rendono inferiori alcune persone sono leggi contro tutta l’umanità.
Questo governo degrada l’Italia, raccoglie i frutti dell’attiva corruzione popolare compiuta con i media bassamente commerciali e corrivi, e svende ogni valore civile e umano in cambio di potere privato. Grande è la responsabilità delle forze morali, in primo luogo la chiesa cattolica, per avere spesso trescato con questa invasione mercantile della politica.
Oggi la sinistra è di fatto extra-parlamentare, e la maggioranza di governo è extra-costituzionale.
Infatti, il costituzionalismo è, nella sua essenza, limitazione e bilanciamento dei poteri, nessuno dei quali può essere illimitato, accumulato, predominate, a servizio di se stesso, elusivo delle regole, contrario agli universali diritti umani.
Per questi motivi, da tempo abbiamo indicato la illegittimità costituzionale del berlusconismo, se la Costituzione non è solo uno strumento formale manipolabile, ma una linea storicamente obbligatoria di civiltà politica. Da Tocqueville a Rosmini, alle più alte voci contemporanee, è stato segnalato che non c’è solo il dispotismo dei tiranni, ma anche la dittatura delle maggioranze, possibile anche in parlamenti eletti democraticamente, dispotismo rivestito di apparente legalità.
È necessario che ogni cittadino di coscienza e intelligenza, e ogni luogo di riflessione e mezzo di comunicazione, insorgano moralmente e politicamente per salvare e affermare la civiltà costituzionale.
Occorre in Italia una resistenza costituzionale; occorre la disobbedienza civile alle leggi razziali, disobbedienza personale e organizzata, con la forza della nonviolenza; occorre l’opposizione politica consapevole e unitaria di una “coalizione costituzionale”, che faccia estremo appello alla coscienza civile e umana del nostro popolo e della comunità dei popoli.
Saranno capaci le culture democratiche di salvare il Paese dall’assalto della mentalità disumana, della barbarie del potere senza regole, nemico dei deboli e bisognosi?
Nelle piccole possibilità dei nostri mezzi, intendiamo fare la nostra parte di dovere, sia di accusa e denuncia, sia soprattutto di costruzione culturale e morale di ciò che ci fa umani, nella convivenza giusta.
Enrico Peyretti, Torino
(Un articoli allegati)
Inferiori per legge
di Livio Pepino, in “il manifesto”, 4 luglio 2009, www.ilmanifesto.it
(da Newsletter A bassa voce - Anno III n. 24 - info@abassavoce.info www.abassavoce.info)
L'ennesimo «pacchetto» sulla sicurezza è, dunque, legge. Gli ingredienti sono quelli di sempre: nuovi reati, inasprimenti di pena (ovviamente solo per alcuni, come i graffitari destinatari di un trattamento per certi aspetti più grave di quello riservato a corrotti e corruttori), accentramento e gerarchizzazione degli uffici giudiziari (con attribuzione al Tribunale di sorveglianza di Roma del controllo sulla applicazione dell'art. 41 bis) e via elencando sulla strada della costruzione di un «codice dei briganti» contrapposto a quello dei «galantuomini».
Ma questa volta c'è di più. C'è da un lato, l'istituzione delle «ronde» (senza neppure le cautele minime di limitazioni e controlli tesi a impedire la costituzione di associazioni gerarchizzate composte da persone condannate per reati di violenza o per il compimento di atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi) e dall'altro una ulteriore escalation della normativa contro i migranti.
Un decennio di proibizionismo non ha impedito né limitato l'immigrazione. Semplicemente - come era ovvio - ha aumentato a dismisura le situazioni di irregolarità. Il «braccio armato» per fronteggiare (o fingere di fronteggiare) tale situazione è stato, all'inizio, il meccanismo delle espulsioni rafforzato dal trattenimento di una quota di irregolari nei Cpt. Ma anche questo non è bastato, non poteva bastare. Così viene ora messo in campo l'armamentario del diritto penale: non contro il migrante che delinque ma contro il migrante in quanto tale. Con l'introduzione del reato di «immigrazione irregolare», infatti, è il migrante che diventa reato.
Inutile minimizzare con il rilievo che il reato prevede come sanzione la sola ammenda, quasi si trattasse di un semplice proclama. La nuova fattispecie è, infatti, il tassello centrale di un mosaico inquietante. In particolare: a) il reato si aggiunge alla detenzione amministrativa nei Cpt (modificati solo nel nome), confermata e dilatata nel tempo fino a un massimo di sei mesi; b) l'esistenza del reato vale a legittimare, a fronte degli altrimenti evidenti profili di incostituzionalità, la cosiddetta aggravante della irregolarità, introdotta con la legge n. 125/2008, in forza della quale ove un reato sia commesso da uno straniero privo di titolo di soggiorno la pena è aumentata di un terzo (con conseguente significativo aumento del carcere per la sola condizione di "irregolarità"); c) la criminalizzazione dello status di irregolare porta con sé conseguenze gravissime per la vita del migrante privo di titolo di soggiorno, tra cui la assoluta impossibilità di sanare la propria posizione anche in caso di sopravvenienza delle condizioni che astrattamente lo consentirebbero, la sostanziale preclusione all'accesso in concreto ad alcuni servizi pubblici essenziali (anche in tema di sanità) dato l'obbligo di denuncia gravante sul pubblico ufficiale che tali servizi deve rendere, l'impossibilità di contrarre matrimonio e, addirittura, di riconoscere i figli essendo richiesta, per il compimento di tali atti, l'esibizione all'ufficio dello stato civile del titolo di soggiorno.
Dunque, non solo reato di immigrazione clandestina ma sistema teso a realizzare una condizione permanente di inferiorità del migrante irregolare: considerato ad ogni effetto «un delinquente», assoggettabile ad libitum a detenzione amministrativa per mesi, privato della possibilità di regolarizzare la propria posizione, espropriato di alcuni diritti fondamentali (che, come tali, competono a tutti e non ai soli cittadini). Così si porta a compimento il disegno di considerare il migrante un nemico da cacciare e, ove ciò non sia possibile (sappiamo tutti - e il governo per primo - che l'immigrazione non si cancella con le espulsioni...), un cittadino inferiore, titolare di diritti dimezzati. Inutile dire che entrambi i profili hanno ricadute drammatiche sul sistema complessivo. Anzitutto, considerare il migrante come nemico ha un effetto devastante, descritto in maniera icastica da Primo Levi in «Se questo è un uomo»: «a molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni straniero è nemico. Quando questo avviene, allora, al termine della catena sta il lager...». In secondo luogo, la inferiorizzazione del migrante comporta una grave torsione del sistema democratico e delle regole della convivenza. La modernità ha come segno caratterizzante, nel diritto, l'uguaglianza dei cittadini mentre la nuova condizione giuridica dello straniero ci riporta a situazioni premoderne caratterizzate da un doppio livello di cittadinanza, come quella dell'antica Atene in cui la piena partecipazione dei cittadini era assicurata dalla mancanza di diritti dei meteci.
Se così è non basta considerare l'approvazione della legge una semplice battaglia perduta
(5 agosto 2009)
jerusalem@assopace.org
BASTA ESPULSIONI DI PALESTINESI DA GERUSALEMME EST
Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Al Ministro degli Affari Esteri Franco Frattini (gabinetto@esteri.it)
All'Ambasciatore d'Italia a Tel Aviv Luigi Mattiolo (luigi.mattiolo@esteri.it)
Al Console Generale d'Italia a Gerusalemme Luciano Pezzotta (luciano.pezzotti@esteri.it)
Domenica 02 agosto e' stato reso esecutivo l'ordine di sfratto pendente su due famiglie palestinesi di Sheikh Jarrah a Gerusalemme Est. Alle prime ore del mattino i soldati dell'IDF (Israeli Defence Forces) hanno costretto con la forza le famiglie al Ghawi e al Hanoun, gia` profughi nel `48, a lasciare le loro case nel quartiere di Sheikh Jarrah, dove risiedevano dal 1956. Al loro posto sono gia' entrati nelle abitazioni coloni israeliani.
Da settimane la presenza di cittadini e attivisti per i diritti umani palestinesi, israeliani ed internazionali ha sostenuto la determinazione delle famiglie a non lasciare le proprie case e a non divenire vittime delle politiche di pulizia etnica dello Stato di Israele.
Secondo il Diritto Internazionale Gerusalemme Est fa parte dei Territori Palestinesi Occupati da Israele dal 1967 e la comunita' internazionale e' tenuta a far rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite che vietano il trasferimento di popolazioni cosi' come ogni intervento atto a modificare lo status quo della citta' (cfr. Convenzioni di Ginevra (1949) e Risoluzioni ONU (n. 242 del 1967, 252 del 1968, 267 del 1969, 271 del 1969, 298 del 1971, 465 del 1980, 476 del 1980, 478 del 1980).
La condizione degli abitanti palestinesi a Gerusalemme Est si fa sempre piu' insostenibile a causa delle politiche discriminatorie del Governo occupante che hanno come obiettivo la giudeizzazione della citta' di Gerusalemme creando continuita' territoriale tra Gerusalemme Ovest e gli insediamenti israeliani illegali che circondano Gerusalemme Est (Maale Adumim, Pisgat Zev....).
Dal 1967 ad oggi sono stati costruiti 17 insediamenti che occupano circa il 35% del territorio di Gerusalemme Est, nei quali vivono piu' 200,000 coloni. Fonti OCHA (Office for Coordination of Humanitarian Affairs - www.ochaopt.org/) riportano che tra il 1967 e il 2006 sono state demolite piu' di 8500 case palestinesi. Nei soli primi 4 mesi del 2009, OCHA ha registrato la demolizione di 19 strutture a Gerusalemme Est, che comprendono 11 abitazioni civili. Di conseguenza 109 palestinesi, tra cui 60 bambini, si ritrovano sfollati.
Le dirette conseguenze sulla societa' palestinese di tali azioni del Governo Israeliano sono la frammentazione territoriale dei diversi quartieri di Gerusalemme Est nonche' l'isolamento di Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania, creando di fatto le condizioni per cui Gerusalemme diventi la capitale 'unica ed eterna' dello Stato di Israele in violazione del Diritto Internazionale e delle Risoluzioni ONU.
L'unica difesa a cui possono ricorrere i palestinesi di Gerusalemme e' il sostegno e il supporto della comunita' internazionale, l'unica che puo' esercitare pressione sul Governo Israeliano per revocare immediatamente gli ordini di espulsione dei palestinesi di Gerusalemme Est (Sheikh Jarrah, Citta' Vecchia, Silwan, Bustan, Ras al Amud) e per fermare i piani di costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme.
Le famiglie al Ghawi, al Hanoun e al Kurd, quest'ultima cacciata dalla propria abitazione nel novembre 2008, sono solo le prime tra le 28 famiglie (500 persone) residenti nel quartiere di Sheikh Jarrah, che sono a rischio di espulsione.
La nuova amministrazione statunitense e l'Unione Europea hanno condannato la confisca, la demolizione delle case palestinesi a Gerusalemme Est e la costruzione di nuovi insediamenti.
Chiediamo pertanto al Governo Italiano e piu' direttamente alla rappresentanza diplomatica del Consolato Generale di Italia a Gerusalemme di condannare severamente il governo israeliano per le espulsioni delle famiglie al Ghawi e al Hanoun, e di richiedere al Governo Israeliano che venga cancellato l'ordine di espulsione, che le famiglie cacciate possano rientrare nelle proprie case, che vengano cancellati gli ordini di espulsione per le altre famiglie e che vengano fermati i piani di costruzione degli insediamenti a Gerusalemme Est, come previsto dal rispetto del Diritto Internazionale.
In quanto cittadini italiani chiediamo al Consolato Generale di Italia a Gerusalemme di visitare le famiglie al Ghawi, al Hanoun e al Kurd per portare un messaggio di solidarieta' e sostegno umano e soprattutto politico, come gia' fatto da altri rappresentanti diplomatici europei e statunitensi.
adesioni:
stopespulsioniger@gmail.com
Il reato di clandestinità
di Toni Ferigo (responsabile dell'Area immigrazione, Cisl) 8 luglio 2009
Ingiusto perché: gli irregolari presenti in Italia quando sono entrati non hanno commesso alcun reato e però, una volta qui, non possono regolarizzarsi. Infatti, anche trovando un lavoro, quest'ultimo non può che essere "in nero". In assenza di una "sanatoria", gli irregolari non possono uscire dalla condizione di clandestinità.
In anni passati si usavano i "decreti flussi" decisi ogni anno; ciò permetteva di regolarizzare coloro i cui datori di lavoro desideravano mettere in regola dopo averli "provati" in nero. In altre parole, si faceva finta che un datore di lavoro volesse assumere una persona chiamandola dal suo Paese di origine, anche se in realtà da anni si trovava in Italia dove lavorava in nero. Con la Bossi-Fini si era anche abolita la possibilità di "invitare con garanzia" (attraverso lo sponsor) un cittadino straniero. Insomma, oggi in Italia si entra regolarmente solo se un datore di lavoro si impegna ad assumere uno sconosciuto....
Da quasi due anni il governo non emana decreti flussi, le domande presentate nel 2007 devono ancora ottenere risposta. Ecco come si è fatto aumentare il fenomeno della clandestinità.
Inutile perché: trovato un clandestino si dovrebbe fare un processo davanti al giudice di Pace, si dovrebbe far pagare una multa, si dovrebbe trattenere il clandestino in un Centro e poi accompagnarlo nel suo Paese. Gli irregolari in Italia sono circa un milione, moltissimi sono noti alle forze dell'ordine, ne fermeranno 100, 200 mila? Quante multe saranno davvero pagate? Quanti processi (esame di incostituzionalità)? Quanti posti da creare nei Centri di espulsione?
Intollerabile perché: un effetto il provvedimento lo produrrà. Farà paura soprattutto ai clandestini onesti. Saranno questi infatti a rischiare la perdita di servizi anche minimi che oggi comunque hanno, per la salute, per la scuola dei figli, la possibilità di movimento senza paura. Se lavorano per datori di lavoro senza scrupoli saranno più ricattabili. Lo stesso per proprietari di casa. Insomma, saranno i più deboli e onesti a rischiare e pagare di più.
Pericoloso perché: il rischio è che i clandestini si nascondano sempre di più e che nascano organizzazioni di servizi clandestini per la sanità, per la scuola, per la sicurezza; e che in queste organizzazioni (già esistenti in qualche comunità straniera) si infili la malavita. Certamente queste norme del "pacchetto sicurezza" regalano un milione di potenziali clienti a servizi privati. Le mafie ringraziano!
Dannoso perché: diffonde la falsa idea che gli immigrati irregolari siano pericolosi, da cui difendersi e di cui diffidare; fra gli immigrati semina paura e diffidenza, la sensazione di essere malvisti e addirittura odiati. Insomma, si genera un clima di reciproco sospetto che produrrà solo cattivi frutti.
Ma chi è il clandestino?
E' una persona che nella stragrande maggioranza dei casi è venuto in Europa per lavorare onestamente, che ha cercato e cerca di regolarizzarsi, ma non riesce a farlo perché le nostre leggi non glielo permettono. La sua massima aspirazione è proprio quella di essere in regola, poter camminare per strada senza paura di essere fermato, di poter portare qui la famiglia, oppure di poter tornare al Paese con qualche risparmio per lavorare e vivere nella sua terra. E' uno che sta male ogni volta che sente che un connazionale ha combinato un reato, un delitto. Ha paura che pensiamo male di lui. Non ha molti amici, spesso si sente osservato, guardato male, con diffidenza, ha paura di essere giudicato male.
Perché fermare gli sbarchi a Lampedusa?
Ogni anno (da vent'anni) entrano in Italia almeno 100 mila immigrati. Negli ultimi anni sono quasi tutti clandestini (esclusi i pochi ricongiungimenti familiari). A Lampedusa ne arrivano poche migliaia, gli altri entrano dalle frontiere di terra (da Ventimiglia a Trieste) o di cielo (aereoporti), o di altri mari (nascosti in camion su traghetti).
Alcuni entrano con visto (che lasceranno scadere diventando irregolari) o senza visto.
Lampedusa è una goccia.
Lampedusa è il posto di arrivo dei più disperati che scappano da guerre e persecuzioni (Somalia, Eritrea, Etiopia, Darfur, Sudan).
Lampedusa non è certo il posto di arrivo di malintenzionati desiderosi di vivere di crimine.
Lampedusa però è il posto ideale per far vedere i muscoli (loro sono deboli e indifesi), per far credere che ci invadano (arrivano a centinaia e si vedono) per far credere che è lì che si ferma l'entrata di clandestini (anche se la maggioranza che entra non passa da Lampedusa e non si vede)
Ma hanno tutti diritto d'asilo?
Certamente no, ma se non si consente loro nemmeno di chiederlo e raccontare la loro storia, non si saprà chi si respinge. Gli ultimi respingimenti sono avvenuti esattamente così.
Ma un Paese avrà ben il diritto di respingere...
Un conto è respingere uno che viene dalla Svizzera, o dal Marocco, o dal Senegal, una cosa completamente diversa è respingere chi viene dal Darfur, dalla Somalia, dall'Iran, dall'Afghanistan. Chi scappa da guerre e persecuzioni non può essere respinto. Un conto è rimandare un iraniano in Svizzera o in Francia, un altro è rimandarlo in Iran o in Libia.
Secondo la convenzione di Ginevra, accettata dall'Italia, il Paese che respinge deve accertarsi che la persona respinta non corra rischi per la sua vita e i suoi diritti umani a causa del respingimento: questo principio è stato violato dal nostro governo.
Ma dietro gli sbarchi ci sono organizzazioni criminali
Certo, ma il modo di combatterle non è quello di rimandare chi fugge nelle loro braccia. Chi fugge può essere un prezioso collaboratore, una persona che dà notizie su percorsi, luoghi dove si incontrano le organizzazioni criminali, modi, tariffe, complicità, ecc. Se davvero si vogliono combattere le organizzazioni della tratta occorre allearsi con le vittime e non punirle a nostra volta.
Toni Ferigo
INTERDEPENDENCE newsletter
Se gli altri esseri sono separati da me, sarà legittima la mia indifferenza per la loro sorte; ma se essi sono inseparabili da me come io da loro,
se la mia stessa identità è formata dal tessuto delle relazioni in cui sono coinvolto, allora ogni autentica cura verso me stesso coincide con l’agire
responsabile nel contesto che mi comprende.
Grandi aspettative e immense preoccupazioni accompagnano il G8 in corso a L’Aquila da mercoledì 8 luglio.
L’evento potrà avere risvolti positivi solo se agli scontati buoni propositi seguiranno provvedimenti efficaci da parte dei governi e nuovi comportamenti da parte dei governati.
Pubblichiamo il testo di un messaggio molto incisivo dal titolo “Alla vigilia del G8 resta la perplessità: si è capito davvero che la vera crisi è di senso?” inviato ai leader del Vertice dal cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente della Caritas internazionale e arcivescovo di Tegucigalpa in Honduras, un Paese che sta attualmente vivendo momenti molto difficili.
Sono parole molto forti, rivolte ai potenti, ma che allo stesso tempo interpellano tutti noi.
Pubblichiamo inoltre un testo di Alessandra Cappelletti dal titolo “Non solo Tibet”, a commento di quanto sta accadendo con la rivolta degli Uiguri dentro i confini della Repubblica Popolare Cinese.
(sito rete)
http://liste.retelilliput.org/wws/info/rrr