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Chiesa e Stato laico

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Articoli pubblicati su "la Tribuna" Sammarinese negli ultimi due anni nella rubriuca settimanale "L'Evidenziatore" e "Cittadinanza Attiva"

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Chi non ha criticato la Chiesa non l'ha amata
Sarà meglio occuparci dei crocifissi di carne
"Caritas in veritate": ... nel ricordo della "Populorum Progressio"
STATO CONFESSIONALE O STATO LAICO?
Nel nome di dio amen
(febb. 09)
Ancora sullo Stato laico
Vescovo Negri ed elezioni: Comunicato....
APPELLO AL VESCOVO NEGRI
Due preti due misure (2007)
Verità e strumentalizzazioni sul Papa



Chi non ha criticato la Chiesa non l'ha amata
(apr. 2010)

C'è sofferenza per i credenti consapevoli, non per gli attacchi alla gerarchia che paga anni di arroganza e di immunità, ma per il male e il dolore dei bambini vittime.
Sono credente e praticante, ma da anni mi batto anche dal mio piccolo sito (www.promemoria.sm , soprattutto nella pagina "fede consapevole e coscienza libera" indicizzata su google), per alcune svolte necessarie per salvare, più che la Chiesa, la fede che deve trasmettere per compito istituzionale.
Ho sostenuto la necessità di distinguere la religione dalla fede (invece oggi si vuole una religione senza fede, profeti Pera, Ferrara e il ns. Vescovo), la necessità di tornare ad una chiesa come l'avevano pensata gli apostoli (di servizio e non di potere, povera, governata da un'unica legge: l'amore), di abbandonare devozionismo, miracolismo, dolorismo, tradizionalismo, temporalismo (derive di oggi) per tornare all'essenza e alla grandezza del messaggio e dell'annuncio cristiano oggi sepolto, e nascosto al mondo in attesa, sotto tutti questi "ismi".
Ho trovato i cristiani benpensanti tanto cari alla Chiesa e alcune volte gli stessi parroci che mi hanno attaccato ferocemente. Ma ero io e i pochi dissidenti che con le critiche difendevamo la fede, non loro. Hanno aiutato la Chiesa a sbagliare e a persistere nel non rinnovamento. Hanno affossato e tradito il Concilio.
Ora accusano di complotto il mondo intero (mi sembra di sentire Berlusconi). Ma non finirà qui: sono tante le non verità a cui a cui sono stati legati i fedeli e quando si scoppieranno sarà crisi ancora più nera. Un esempio: c'è qualche vescovo che dice alle migliaia di pellegrini che vanno a Torino a vedere (ma qualcuno ad idolatrare) un lenzuolo dalla storia improbabile che lì non c'è Gesù, che Gesù è più presente, l'ha detto Lui, in un povero che incontreranno disperato alla stazione?
Soprattutto bisognava liberare il sacerdozio e la stessa Chiesa da un sacralismo e maschilismo anacrinistici (altri "ismi") che non c'entrano niente con la fede e ha allontanato la Chiesa dal mondo.
Scusate, ma per le sofferenze ingiuste che mi hanno provocato per anni alcuni fratelli credenti, anche sacerdoti, queste cose dovevo dirle.
Se la crisi attuale servisse per una svolta, felice crisi.
Giovanni Giardi
www.promemoria.sm


Sarà meglio occuparci dei crocifissi di carne

Una corte di giustizia addirittura sovrannazionale, non i “soliti estremisti” di sinistra, i radicali o i mussulmani, hanno chiesto all’Italia di non tenere i crocefissi nei luoghi frequentati obbligatoriamente dai non credenti, particolarmente nelle scuole. Mi sembra una sentenza obbligata in termini di diritto.
Non sento la mia fede in pericolo per questo, assolutamente, però vedo molta gente in difficoltà e sofferenza, molti anche in buona fede. Questi li capisco, con una Chiesa che sta coltivando una religione come cultura e non come fede, che predica più ideologia che Vangelo, può succedere. E così in pochi si rendono conto che il Signore sta, si immedesima, lo diceva il Vangelo letto in questi giorni, nei poveri e negli immigrati maltrattati ecc. e non nei crocefissi di legno. Allora sarà meglio occuparci di quei crocifissi di carne, figli più amati da Dio, che i difensori dei crocifissi di legno stanno affogando nel mare e vorrebbero far mitragliare dalla marina militare.
Sta passando una religione senza fede (basta leggere alcuni grezzi commenti sul web o le posizioni di Pera, Ferrara, ecc., ma anche di qualche alto gerarca della Chiesa). Io e tanti, siamo per una fede senza religione (vedere www.promemoria.sm/fede_ferma_e_coscienza_libera.html#13 …) perché la religione ha solo provocato guai e tragedie, mentre la fede ha fatto solo del bene.
Resistete credenti adulti e consapevoli, resistiamo, teniamo duro, passerà anche questo momento nero per la Chiesa e le speranze suscitate ai miei tempi dal Concilio potranno anche rifiorire.


Caritas in veritate": una Enciclica nel ricordo della "Populorum Progressio"

(ma ci vuole altro per ridare speranza)

La nuova Enciclica del Papa Benedetto XVI richiama il 40° della "Populorum progressio". Quell'Enciclica dal grande orizzonte profetico ha fatto sognare la mia generazione e sperare popoli interi in una prospettiva nuova per l'umanità. Era la prima grande Enciclica che portava al mondo un messaggio stilato alla luce della prassi indicata dal Concilio: essere dentro la storia (non un'arcigna Chiesa di soli no), analizzare i problemi dell'uomo, farsene carico, liberare gli oppressi ed indicare i cambiamenti necessari per la pace nella giustizia. Ma il Concilio era già nel mirino di chi, dentro la Chiesa e fuori, non lo voleva e non accettava con le sue analisi e conclusioni. Già nel ventennale il messaggio dell'Enciclica era annacquato, la Chiesa sudamericana, con Medellin e Puebla ne aveva tentato una applicazione figlia del vangelo e del Concilio (che aveva poi generato la teologia della liberazione), era stata "normalizzata" dal Prefetto del Sant'uffizio (Congregazione per la Dottrina della Fede). Intanto i governi e gli economisti, lanciavano il mondo verso uno sviluppo da capitalismo selvaggio, snobbando l'Enciclica e andando caoticamente in ben altra direzione. Ah Se fosse stata ascoltata! Quali grandi prospettive si sarebbero aperte per l'umanità!
Oggi un mondo senza attese e con poche speranze accoglie con freddezza se non indifferenza questo messaggio da tempo annunciato e molte volte riveduto per la concomitanza di eventi economici dirompenti come la crisi finanziaria dell'autunno '08. Certamente niente da spartire con la speranza suscitata più di 40 anno fa.
In ogni caso, nonostante la poca fortuna del concilio nella Chiesa di oggi (fino al sovvertimento dei principi della liturgia del suo primo documento per accontentare un gruppetto di reazionari antisemiti lefebvriani), l'Enciclica ribadisce alcuni concetti coraggiosi della polulorun progressio : si trovano ribaditi i valori del diritto allo sviluppo, dei diritti dei popoli e dei conseguenti doveri di garantirli, dell'ambiente; del rispetto per la vita; dell'esigenza di un'etica nuova nella economia e della ineluttabilità di sviluppare la fraternità, della gratuità e della collaborazione "della famiglia umana" per superare gli attuali conflitti.
Un ovvio richiamo alla legge nuova dell'amore come dono di Dio portato da Cristo. Però la scrittura è chiara: l'amore a Dio è verificato solo dall'amore per i fratelli e Cristo è amato solo se si amano i poveri (Mt 25, 31 ss). Ritorniamo all'opzione preferenziale per i poveri della teologia della liberazione, ma ormai tutto è stato distrutto e la Chiesa del Sud America è invasa dalle sette Nord Americane….
Lo stesso richiamo frequente alla Dottrina Sociale è equivoco: se in questa collochiamo la Rerum novarum, per es, allora la repulsione è doverosa (leggere per credere - vedere brani commentati nel sito)
Giovanni Giardi



STATO CONFESSIONALE O STATO LAICO?
(febb. 09)
di Giovanni Giardi
Alcuni avvenimenti hanno scatenato la questione della laicità dello Stato e del rapporto fra Stato e Chiesa. Alcuni lettori si sono posti il problema in questi giorni di fronte alla vicenda Englaro e alle sollecitazioni di Ephedra. Più in generale siamo di fronte ad una recrudescenza dell'integralismo (non solo nel nostro Paese) che sta avvelenando questo periodo storico a San Marino come in Italia o in Turchia, in Israele o in Afghanistan. Quindi una questione di grande portata. Chiunque pensi al corretto ordinamento dello Stato deve porsela. Vedremo però che una corretta laicità dello Stato (che per es non sia laicismo) è anche, per un credente, tutela della propria fede se ha la lucidità di distinguerla dagli aspetti ideologico - culturali dalla religione.
Una questione che ha radici lontane (bisogna risalire a Marsilio da Padova e Guglielmo d'Ockham - 1300) I nostalgici dello Stato teocratico o della priorità della chiesa (non della fede) sul potere civile non possono scordare che gli stati nascenti, nel loro cammino verso la libertà e l'affermazione dei diritti umani, sociali e democratici, hanno dovuto lottare contro il conservatorismo anche della chiesa e stanchi delle guerre di religione che per centinaia di anni avevano insanguinato l'Europa, hanno detto basta alla interferenza della religione negli affari dello Stato.
Responsabili per i danni alla fede cristiana sono solo coloro che, come oggi, volevano mischiare le due cose. Pensate a quante speranze nuove per il mondo se tutti i Paesi religiosamente integralisti facessero lo stesso percorso e diventassero correttamente laici!
In fondo uno Stato laico riconosce e tutela i diritti di libertà di tutti i suoi cittadini e non impone scelte e comportamenti rientranti nelle sfere personali che non contrastino con i diritti degli altri. Lo Stato laico, non laicista, ha anche un grande rispetto per la libertà di tutte le fedi, naturalmente senza privilegi per nessuno.
L'integralismo invece vuole imporre agli altri quello che qualcuno crede per conformismo religioso o per ideologia ("IO credo che il matrimonio sia indissolubile, quindi TU non puoi divorziare; IO credo che una vita affettiva per gli omosessuali sia peccato, quindi TU non devi averla; IO voglio che per legge TU non stacchi i tubi in ospedale continui a sopravvivere anche contro la tua volontà, per legge non ti siano riconosciuti i diritti se scegli di convivere invece di essere sposato, ecc). La fede in queste cose non c'entra niente, è solo ideologia che non può essere imposta a chi la pensa diversamente o a chi abbia una fede diversa. E' così vero che si è inventata la religione civile… Difendo quindi lo stato laico anche per difendere la mia fede, perché in futuro non vorrei che per legge mi venisse imposto qualcosa che contrasta con essa come avviene in altri stati confessionali.
D'altra parte pensate solo a questo: a San Marino, per difendere le tradizioni, qualche credente si è opposto a togliere la formula "nel nome di Dio amen" dalle sentenze e dagli atti pubblici: così le nefandezze della giustizia umana e le stesse sentenze di divorzio, di separazione, eventuali aborti disposti giudiziariamente si emettono "nel nome di Dio amen". La stessa sentenza per Eluana Englaro, se adottata a San Marino, sarebbe stata emessa "nel nome di Dio amen".
Non siete d'accordo con me che dovrebbero essere anche i credenti a rivendicare uno Stato laico?

Nel nome di dio amen (febb. 09)
Caro Vescovo Negri,
da tempo alcuni laici ed alcuni cattolici chiedono a lei una iniziativa nei confronti del Governo tendente a far togliere la dicitura "nel nome di Dio amen"dagli atti pubblici e giudiziari, norma che Lei, invece, difende.
Deve farlo come attuazione dello Stato laico ma soprattutto come liberazione della fede cristiana da un fardello antiquato di Stato confessionale - integralista.
Si rende conto che con questa dicitura si attribuiscono a Dio le nefandezze che la giustizia umana può commettere? Ma soprattutto si rende conto che si attribuiscono a Dio gli atti necessari per i divorzi, le separazioni, eventuali atti per l'aborto giudiziario e soprattutto, se di competenza del Tribunale di San Marino la sentenza per Eluana Englaro sarebbe stata decisa "nel nome di Dio amen" ?

Ancora sullo Stato laico
Intervista alla Prof Carla Nicolini
Tu sei conosciuta come una credente impegnata da tempo sul tema della laicità dello Stato. Quali sono le radici di questo problema? e come vedi l'evoluzione in questi tempi del valore della laicità (da distinguere dal laicismo)? …
Quando si parla di laicità dello Stato, spesso se ne comprime il significato, calandola nell'antitesi, costruita ad arte, fra "clericali" e "anticlericali". A loro volta queste due etichette si sono ridotte a distinguere i "credenti" dai "non credenti" e, in politica, chi difenderebbe i "valori cristiani" e chi li ostacolerebbe.
Non è così; c'è un intreccio ineludibile fra fede religiosa e laicità, fra democrazia e laicità. Pensiamo alla figura del Cristo: né sacerdote né scriba, né fariseo; va al tempio per annunciarne la rovina e per fustigarne i faccendieri; dice che sulla legge prevale l'uomo nei suoi bisogni e nelle sue aspirazioni; distingue nettamente l'operatività del cittadino, da quella del credente.
Tutto questo per affermare che all'origine della predicazione crisotocentrica emergeva una missione non idolatrica della fede. Poi la fede in quel Gesù di Nazareth è diventata, col potere temporale del papato, un'ideologia di illegittimo supporto ad esso.
Ecco una delle ragioni forti in base alla quale si è determinato nel tempo il dissenso vistoso e sempre ribadito di spiriti liberi. Dai pre umanisti e umanisti credenti su su, attraverso i secoli delle scienze, dell'enciclopedia, degli stati nazionali fino alle vicende sviluppatesi con straordinario vigore attorno al Concilio Vaticano II e ai giorni nostri.
Ma oggi purtroppo il valore della laicità è oscurato, addirittura rimosso da un pensiero unico banalmente utilitaristico, insidioso, omologante. Sono certa che leggendo queste parole, alcuni (parecchi?) diranno: "ecco i soliti laicisti"! Con intenzione dispregiativa. Credono di liberarsi di un problema - la qualità della nostra democrazia - ignorandolo e insultando:
In realtà, solo esercitando con coraggio e coerenza la dimensione della laicità, vivremo una democrazia pluralista, forte, inclusiva, cordiale. In essa il vincolo di cittadinanza non si risolva solo nel voto sporadico, ma consolidi e colorisca l'appartenenza ed una comunità in cui tutti siano uguali ed ognuno sia diverso.
Ti ho sentito sostenere che la laicità è un valore necessario anche nella Chiesa (libera Chiesa in Libero Stato) e che il temporalismo danneggia anche la Chiesa o meglio la fede dei credenti. Puoi spiegare questo concetto?
La laicità è un valore anche all'interno della Chiesa, vittima, oggi, di un neotemporalismo autoritario che ne sfigura il volto, annullando le faticose conquiste dei laici in merito al loro diritto - dovere di poter parlare con libertà, di essere davvero ascoltati, di fare circolare idee. Negare nei fatti tale diritto - dovere significa trasformare la Chiesa da una comunità circolare con al centro Cristo, in un potere piramidale con un vertice alto, irraggiungibile dai laici.
Tutto ciò non è un danno della Chiesa? Non la priva dei suoi carismi specifici? Essa non appare così un potere dai tratti simili ad un altri poteri e concorrente con essi?
Io so che la base cattolica, e anche non pochi Vescovi in Italia, in America Latina, nel mondo, esprimono la propria fedeltà ad una Chiesa più evangelica che dottrinale, ma purtroppo la contingenza storica ce ne rimanda l'immagine alquanto depauperata.
Il primo passo perché i cittadini e le cittadine credenti siano laici nella società civile è che essi possano dispiegare in tutta la sua ricchezza il loro essere laici nella Chiesa - così afferma la prima assemblea di "agire politicamente" (cattolici democratici) denunciando amaramente il "silenzio" all'interno della Chiesa.
Mi fa piacere ricordare qui la posizione laica di De Gasperi che, distinguendo in modo netto, inequivocabile, l'aspetto della fede dall'attività politica, a testa alta e schiena diritta, seppe dire no al Papa quando questi voleva imporre al governo di Roma un indirizzo filofascista.
Vorrei che tutti leggessero quella lettera per cui il Papa si è risentito ma di certo la Chiesa si è arricchita.
Quello della laicità dello Stato è ormai una emergenza mondiale se si pensa ai pericoli per la pace mondiale, per la democrazia e per la libertà, anche religiosa, a causa delle teocrazie, dell'integralismo e del fondamentalismo religioso. San Marino ha dei motivi storici in più per rivendicare la laicità dello Stato … nonostante le tradizioni religiose?
Purtroppo, quando si parla di fondamentalismo, si pensa sempre a qualcosa che abita in altri Paesi. E' vero quanto affermi nella tua domanda, ma non vanno trascurati, nella nostra Repubblica, alcuni sintomi relativi ad una lenta penetrazione, con finalità egemonica, di una tendenza al fondamentalismo. Sembrano lontani i tempi di Dossetti, Mazzolari, Lazzati.
Quando il Vescovo Negri intervenne a piedi giunti nella campagna elettorale dello scorso ottobre - novembre scegliendo un partito, il silenzio sembrò avvolgere il popolo della messa domenicale.
Ma non tutti tacquero, anzi: ci si sfogava l'un l'altro "in confidenza" a gruppetti. Parole indignate, invettive feroci. Mancò una presa di posizione pubblica.
Tuttavia è già molto, se il dissenso ha potuto esprimersi, sia pure in modi quasi clandestini che mi ricordavano il parlottare circospetto degli antifascisti nell'età fascista.
Quando il fondamentalismo fa prove di emersione, la libertà di pensiero a volte si scava cunei protetti.
Ma i sammarinesi sono eredi di chi seppe resistere a congiure insidiose a vescovi e cardinali tutt'altro che pacifici.
Perciò credo che i cattolici laici, laici anche perché cattolici, abbiano il dovere di far sentire la propria voce, sia come credenti che non vogliono né possono vendere la fede, sia come cittadini/e gelosi/e della democrazia repubblicana, della sovranità statuale.
Occorre tenere occhi e mente aperti perché la tendenza a identificare fede e religione, religione e politica, vaticano e chiesa, governo e Stato potrebbe farci scivolare in un Paese senza democrazia reale e in una religione senza fede.

Intervista a cura di Giovanni Giardi


Vescovo Negri ed elezioni: Comunicato di un gruppo di cittadini credenti e non (ott 08)
Siamo un gruppo di cittadini credenti e non che hanno vissuto una forte ribellione di fronte alla presa di posizione del Vescovo della Diocesi San Marino Montefeltro che, collocandosi così nettamente a fianco di una parte politica, ha compiuto una grave e indebita interferenza nella campagna elettorale in corso, ha tentando di violare il principio della libera collocazione politica dell'elettorato cattolico, rischiando un nuovo integralismo a danno della libertà di coscienza e della convivenza civile e violando chiari rapporti convenzionali fra Stato e Chiesa.
Poi è arrivato un dietrofont, pur equivoco perché non motivato come avrebbe dovuto, ma certamente provocato da un coro unanime di dissenso e di indignazione. Abbiamo così rinunciato ad organizzare una manifestazione pubblica sulla base di una riflessione documentata e pacata, ma ferma per difendere la dignità del Paese (peraltro messa alla prova anche con altre prese di posizione del Vescovo). Avrebbe avuto lo scopo di difendere l'autonomia di giudizio dei laici in materia di scelte politiche sancita anche dal Concilio Vaticano II e di rifiutare le pagelle di cattivi a cui il Vescovo non concede una "particolare vicinanza" assicurata solo ai democristiani indicati come modelli integerrimi di moralità e portatori di valori "non negoziabili".
Per i credenti del gruppo, avrebbe voluto anche essere una testimonianza di attaccamento alla loro fede, che hanno visto umiliata nel tentativo di coinvolgerla in così bassi intrighi, e di rifiuto di un atteggiamento di parte e di esclusione che pregiudica l'azione pastorale ed il compito di dare risposte ai bisogni profondi di evangelizzazione della gente, resta il giudizio ….negativo
Non si vuole però in questo momento delicato provocare ulteriore contrapposizione e per quanto ci riguarda chiediamo di chiudere qui ogni polemica.
E' nostro intendimento comunque continuare la riflessione e proporci come gruppo di vigilanza attenta contro i tentativi di mettere in discussione la laicità della Stato, l'uso strumentale e integralista della fede a fini politici e nella gestione della cosa pubblica, il tentavo di forzare le coscienze e l'autonomia di giudizio dei laici, pericoli di cui stanno emergendo inquietanti quanto spregiudicati sintomi.
Come cittadini siamo convinti di dover fare la nostra parte nel campo dell'impegno politico, tenendo alto l'ideale del nostro credere, cercando le ragioni dell'incontro, del dialogo e non dello scontro e della prevaricazione, in un atteggiamento di rapporto fraterno come si addice a dei cristiani e non di Crociate aggressive.
(questo comunicato preparato da un gruppo di cittadini ha circolato solo fra gruppi ristretti e npon è mai stato pubblicato per non turbare ulteriormente il clima elettorale già surriscaldato dall'intervento del Vescovo ed anche perchè nel frattempo erano uscite numerosi reazioni indignate di cittadini di tutte le parti)

APPELLO AL VESCOVO NEGRI
Caro Vescovo la scongiuro!
Questa parte di popolo di Dio che Le è stata affidata perché ne sia pastore amorevole e giusto, non è solo democristiana e ciellina. H a già sofferto per altre sue dichiarazioni chiaramente di parte. Quellla dell'appoggio che Lei dà alla Dc le supera tutte. Tanti credenti vivono un rifiuto ben giustificato verso la Dc a cui nessuno riconosce particolari virtù cristiane, peraltro difficilmente ritrovabili in politica. Non faccia violenza sulla coscienza del suo popolo violando palesemente un'indicazione del Concilio sulle prerogative dei laici e del catechismo della Chiesa sulla libertà della coscienza. Non laceri il suo popolo e non allontani altri possibil credenti. La scongiuro da credente appassionato.
Giovanni Giardi


Due preti due misure (2007)
di Giovanni Giardi
I miei amici laici che seguono questa rubrica mi perdoneranno qualche escursione su temi religiosi. Sono un credente in ricerca per quanto riguarda la fede, convinto di non dover tacere molte perplessità sull'operato della mia Chiesa.
Ad esempio, per me e per tanti credenti è stata una bella notizia sentire in questi giorni la dichiarazione di un prete (don Sante di Padova) che annuncia stupito, come una cosa bella qual è veramente, di essersi innamorato.
Ho sempre pensato che sarebbe bello se la Chiesa si liberasse ulteriormente dai pregiudizi nei confronti della sessualità e riscoprisse la grandezza anche in termini di fede di questo dono del creatore; sarebbe bello se rimediasse al fatto che in materia di morale sessuale e di vita di coppia per secoli si sono espressi solo uomini e uomini consacrati che vivono la sessualità come tentazione e peccato privandosi del contributo degli sposati e delle donne.
Una posizione che a tanti credenti ha provocato sofferenze ingiuste e per fortuna tanti altri credenti hanno ignorato lasciandosi guidare dalla propria coscienza. Una posizione che ha cominciato a sbriciolarsi in Italia nel dopoguerra ed è stata messa in discussione nel concilio degli anni '60, ma che permane integra nella norma che lega il celibato al sacerdozio.
Come è ben noto si tratta di una contraddizione palese con la Sacra Scrittura la quale, nell'unica occasione che affronta l'argomento con l'apostolo Paolo, chiede solo che i Sacerdoti e i Vescovi siano stati sposati una sola volta, non si ubriachino e siano bravi padri. E' paradossale che lo Spirito soffi dove vuole ispirando vocazioni (magari ad uno sposato o ad una donna) e la Chiesa se ne privi (lamentando poi una crisi delle vocazioni) per una scelta storica discutibile di qualche secolo fa.
Il prete che ha fatto quella bella e sincera dichiarazione è stato cacciato dal suo Vescovo. Solo perché ne ha parlato pubblicamente perché spero proprio che anche i Vescovi e i Preti abbiano provato la stupenda esperienza dell'innamoramento altrimenti sarebbero esseri disumani.
Però non ne avrei parlato se contemporaneamente la stampa non avesse sollevato anche il caso del sacerdote argentino (Von Wernich - cappellano della polizia) che aveva collaborato con la dittatura militare fascista macchiandosi di crimini mostruosi fino all'assassinio e ad usare la confessione al servizio della polizia fascista. Quel prete e i tanti altri, compromessi con le dittature (ogni dittatore aveva il sostegno spirituale di sacerdoti amici), erano noti alla gerarchia, ma non sono stati sospesi: il Prefetto della Santa Sede preposto a questi problemi se la prendeva con i teologi della liberazione

Verità e strumentalizzazioni sul Papa (genn. 08)
di Giovanni Giardi

Non avrei voluto infilarmi nella polemica strumentale sul Papa e l'università la Sapienza di Roma. Si tratta di un terreno infido, avvelenato da pregiudizi ideologici di integralismi cattolici e laici su cui è difficile incontrarsi.
Ma sentire raccontare bugie a raffica in tante dichiarazioni e addirittura nelle omelie in Chiesa mi urta. Ho sentito di tutto e di più: in Italia non c'è rispetto del pluralismo, si vuole impedire ai cattolici di parlare, dobbiamo tornare alle catacombe ….
I fatti sono semplici e la polemica è evidentemente solo strumentale. Ognuno giudichi da solo: il Papa è stato invitato ad aprire l'anno accademico nella più grande delle università italiane: questo vuole dire mettere il bavaglio ai cattolici?
Un gruppo di professori, 60 su quasi 5000, e alcune centinaia di studenti su quasi centomila, hanno espresso un dissenso: non è legittimo?
Il Papa ha scelto di non andare: dov'è la colpa degli italiani?
Nello stesso ambiente, a suo tempo, allo stesso Luciano Lama è stata impedito di parlare; il Papa precedente, Giovanni Paolo II, è stato contestato, ma lui non ha rinunciato, anzi ha bonariamente ironizzato; il Ministro e il vice Presidente del Consiglio sono stati fischiati e contestati così come è successo a tante autorità in Italia e in giro per il Mondo.
Il tutto sa troppo di furbata alla Ruini, vero Richelieu della Curia Romana (vedi anche l'ordine ai cattolici di astenersi in occasione del referendum): qualcuno ha intravisto l'occasione di scatenare un'altra polemica fra cattolici e laici e ha indotto il Papa a non accettare l'invito per poi scatenare questa polemica alla quale hanno fatto da megafono giornali e televisioni (e per fortuna c'è stata la vicenda di Mastella a dirottare l'attenzione dei media altrimenti avremmo avuto un altro tormentone come per i PACS e i DICO).
Due elementi: contemporaneamente all'annuncio della rinuncia del Papa, Ruini annunciava già la manifestazione della domenica; il Papa che chiede ai suoi missionari di affrontare la persecuzione e la morte per annunciare il vangelo, non può avere avuto paura di qualche fischio del solito drappello di irriducibili che sarebbe stato tenuto dalla polizia ben lontano.
E' stato scelto di fare un'azione strategicamente utile alla polemica (che per me è perdente) ormai consueta per quei cattolici che sono tornati a pensare la Chiesa come rocca, baluardo, diga, ecc. come nell'800 anziché dare della Chiesa l'immagine conciliare più aperta. Cattolici più seguaci di Giuliano Ferrara che del Papa e di Cristo.
Vergognosamente provinciale poi il coinvolgimento dello scienziato sammarinese Maiani vituperato da qualcuno perché fra i firmatari del documento che riteneva storicamente non giusta la scelta del Rettore. Ma l'abbiamo osannato come sammarinesi orgogliosi di avere un concittadino ai vertici della scienza mondiale o per motivi religiosi?
Che pena.





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