Menu principale:
Storia e storie
A tu per tu con la morte
(lettera agli amici)
"si sta come d'autunno
sugli alberi le foglie"
Teorizzavo spesso sulla precarietà della vita, ora l'ho sperimentata personalmente: solo per una serie di circostanze positive, forse una protezione particolare e la tempestività dell'ospedale sono riusciti a salvarmi dalla morte per infarto giovedì mattina 9 scorso.
Superati i concitati momenti iniziali in cui assistevo da sveglio al lavoro dei medici che lottavano con il tempo per arrivare al aprire la coronaria prima che questa fermasse il cuore, ho fatto alcune riflessioni che voglio condividere con le persone che, ho scoperto, mi sono più care di quanto pensassi.
Ho avuto nettamente l'impressione che la vita potesse finire da un momento all'altro, che da tutte quelle macchine e pratiche avrei potuto uscirne morto. Non sono stato disperato nemmeno un momento, stupito forse, con la sensazione di una vita incompiuta. Il primo pensiero è stato per Angela perché anche con lei, se interrotta, mi sembrava sarebbe stata una storia incompiuta. Ho pensato anche che avessi avuto ancora figli piccoli sarebbe stato troppo lacerante, ma pensandoli tutti, uno per uno, li ho immaginati capaci di autonomia.
Gli amici sanno che, dopo la morte di mia mamma a luglio e alcune letture fra cui l'ultimo libro di Terzani, stavo lavorando su di me perché, sostenevo, bisogna prepararsi alla morte che è una cosa importante della vita e non può essere vissuta con orrore e disperazione. In questo senso è stata una prova realistica che mi sarà d'aiuto per continuare il lavoro su me stesso.
Stranamente non mi sono venuti pensieri di inferno, di vita eterna, di al di là o di solo al di qua... Non mi ha ossessionato neanche la preghiera. Ho vissuto il tutto con un senso di pace, nel senso che mi sentivo in pace con tutti, con tutto il mondo, senza rancore per nessuno e nella consapevolezza che, per quanto dipendeva da me, non c'erano motivi a me noti di rancore nei miei confronti.
Pensavo questo nelle concitate ore della prima terapia al pronto soccorso, nello spericolato viaggio in ambulanza fino a Rimini, nel tempo che uno stuolo (a me sembrava tale) di medici e infermieri indaffarati mi preparavano per frugare con una sonda nelle mie vene per raggiungere e salvare il cuore in sofferenza....
Il pensiero del Signore? Inizialmente m'è sembrato che fosse alla finestra e osservasse inattivo quanto mi stava succedendo. Io non avevo rancore verso di lui per quella prova perché so che non era un castigo suo (penso sia blasfemo pensare che il male lo manda il Signore), né mi aspettavo un intervento perché so di non poter pretendere un trattamento diverso dal resto dell'umanità che è nella prova.
Ma poi il passare delle ore portava i pensieri che nel fondo della notte diventavano incubi: pensavo al dolore fisico che faceva presagire chissà che cosa, a come sarebbe stata una vita da infartuato, vivevo un po' di delusione per quel Signore lontano alla finestra quasi indifferente che avrei voluto sentire più vicinoin quella occasione tragica...
Avevo sul comodino in evidenza i versetti del salmo 26 che dicono:
"una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore Tutti i giorni della mia vita" .
Mi ha dato consolazione, però, pensavo, vorrei anche la salute!
Poi la luce dell'alba allontanava il buio e un po' anche i miei incubi, ma quanta, malinconia struggente, quale senso di perdita in quei momenti …
Questo problema di cosa e come c'entra il Signore nella vicenda, ha però avuto con il passare dei giorni anche un'altra lettura: come ho sempre sostenuto (ma che differenza fra teorizzare e vivere una situazione), che l'eventuale disegno di Dio si vede nei tempi lunghi più che nei singoli episodi (a parte la più che probabile impossibilità del Signore di intervenire) e allora guardando allo sviluppo delle vicende della vita mi sembra di cogliere una costante di presenza del Signore e anche di protezione, e questa protezione, visto l'esito, l'ho sentita in fondo anche in questa vicenda.
Si è così dipanata e precisata un'altra verità, la sensazione che di quanto ho vissuto si possa fare un'altra lettura: guardando bene, dove mi sembrava di vedere Gesù che mi guardava indifferente era più verosimilmente una visione di Gesù raffigurato come solo alcuni grandi maestri russi hanno saputo fare sulle icone (1) : un Signore dal volto sereno che con lo sguardo abbraccia tutta l'umanità, capace di trasmettere pace ai tormentati, perdono ai peccatori, coraggio e forza ai disperati .... che in questo modo può fare ben di più di un miracolismo di maniera.
Ho anche pensato che in fondo i miracoli li sa fare anche l'uomo se usa le scoperte e l'intelligenza al servizio dell'uomo e se se è vero che non molti anni fa per episodi come quello che mi è capitato c'era un tasso alto di mortalità.
Poi questa vicenda tragica mi ha fatto fare una grande scoperta: che la vita è importante! Che vi voglio bene, che voglio essere capace di farvelo vedere, che vi ringrazio per gli attestati di solidarietà, che voglio vedervi, incontrarvi …
Ho osservato l'alba del quarto giorno dalla finestra dell'ospedale come fosse la prima della vita, ho ricevuto la visita e le telefonate dei familiari e degli amici con gioia consapevole che avrei potuto non rivederli né risentirli mai più, ho pensato che se mi sarà concesso un nuovo periodo di vita come sembra, non sarà più come prima e che tutti i minuti che mi restano da vivere li vivrò come preziosi…
Allora, a pericolo scampato, l'aver sperimentato la vicinanza con la morte può essere preso come un dono, impagabile e irripetibile perché fa apprezzare la vita come una cosa molto importante.
Ho voluto comunicarvelo perché ho bisogno di condividere la mia gioia. Se mi incontrerete e mi troverete il rompiscatole di sempre non importa: questi miei sentimenti sono reali!
Giovanni Giardi
metà novembre 2006
(A fine luglio 2011 ho avuto un secondo guaio alle coronarie che poteva essere fatale, dal quale a Rimini e San Marino mi hanno tirato fuori con grande velocità e competenza. Veramente l'emodinamica ha fatto miracoli e ne fa tutti i giorni. Qualche decennio fa chissà come sarebbe finita. A pericolo scampato ho sentito ancora grande gratitudine per l’amicizia e per la vita e il desiderio di un abbraccio a tutti).
Guestbook
(1) Il Cristo Pantocratore (dal greco pantocrator, "sovrano di tutte le cose") è una raffigurazione di Gesù tipica dell'arte bizantina ed in genere paleocristiana ed anche medievale, soprattutto presente nei mosaici ed affreschi absidali. Egli è ritratto in atteggiamento maestoso e severo, seduto su un trono, nell'atto di benedire con le tre dita della mano destra, secondo l'uso ortodosso.
Il Cristo Pantocratore è raffigurato nei ricchi mosaici dorati che decorano le più grandi chiese ortodosse, come la Basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (trasformata in moschea dopo la conquista turca del 1453); inoltre è un soggetto tipico delle icone
(Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.)
Menu di sezione: