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Magia del camminare
Sul Monte Grappa
Stava calando la sera e stavo salendo a piedi l'ultimo tratto dell'interminabile salita che portava, fatta in gran parte in auto, al sacrario del Monte Grappa. Gli ultimi rari visitatori li avevo incrociati che scendevano lungo la strada del ritorno. La sommità era avvolta nella luce irreale di un sole già all'orizzonte, velato da basse nuvole chiare. L'intero complesso monumentale e cimiteriale era avvolto nella stessa luce irreale dell'imminente tramonto. Ero solo; non c'era anima viva in circolazione, nemmeno nel bar e nei negozi di souvenir. Non c'era anima viva? L'espressione, me ne sarei accorto presto, non rispondeva al vero. Non passò molto tempo che mi trovai totalmente immerso in una dimensione profondamente animata e vive, diversa, quasi aliena.
La montagna in genere, per me, aveva sempre avuto una sua sacralità, una sua missione, quella di aiutare l'uomo ad avere maggiore coscienza della sua dimensione spirituale, di spingerlo alla conoscenza dell'assoluto come sostengono i seguaci dello Zen. Ma "quella" montagna parlava anche di altro: parlava subito al visitatore sensibile di come fosse stata ferocemente e ripetutamente violata.
Da essa emanava un grido, un lamento tragico, ancora forte dopo molti anni, per la violenza subita che l'aveva ferita in profondità. Una sofferenza ancora non capita e con poche speranze di rimedio: migliaia di giovani inconsapevoli ed innocenti erano stati tragicamente sacrificati sulla sua vetta; il loro sangue aveva imbevuto in profondità la scarsa terra raccolta tra gli interstizi della sua roccia. Il dolore di questi ragazzi, morti senza sapere perché e per chi, l'avevano ferita di ferite insanabili, di un dolore inconsolabile. Poi, per colmo della misura, erano arrivati i responsabili di queste morti e di queste sofferenze ed avevano continuato a ferirla piantando sulle sue rocce monumenti assurdi, brutti, insopportabili e scrivendo sulla sua roccia già addolorata e sofferente, mortificanti bugie e banalità retoriche, uccidendo una volta di più i giovani martiri e la montagna stessa.
Perché? Perché?
L'atroce paradosso della guerra era lì in tutta la sua evidenza. Il segno della incapacità dell'uomo di uscire dalla spirale della violenza distruttiva e senza futuro era lì a schiacciare prospettive e speranze. In quel clima era quasi automatico l'impulso di elevare una preghiera, come urgente ricerca di un rifugio nelle braccia rassicuranti di un padre.
Sperai nella ispirazione di pensieri capaci di aiutarmi a capire, ma sapevo già che si trattava di una speranza vana: non c'era niente da capire ...
La costernazione per l'impatto con un tale ciclone di sentimenti e di emozioni si trasformò presto in disagio e il disagio in apprensione e voglia di fuga, ma mi sentivo anche incollato al luogo quasi per un gesto di solidarietà, per non lasciare la montagna nella sua sofferente solitudine.
Ma il tempo stringeva, la sera avanzava, e, camminando silenzioso fra i monumenti, per i sentieri, fra le lapidi con innumerevoli nomi in lingua italiana ed in lingua tedesca, sentivo il bisogno di andare, quasi masochisticamente, fino in fondo nel toccare le ferite di quel luogo.
Poi ritornai camminando adagio senza il coraggio di guardarmi alle spalle per paura di scoprire che un incubo mi seguisse o mi potesse costringere a rimanere.
Camminai fino al punto dove avevo intravisto, salendo, il memoriale di un altro olocausto: a poche centinaia di metri sulla strada del ritorno mi fermai, quasi alla ricerca di una catarsi, al modesto, piccolo monumento ai caduti nella guerra di resistenza.
Comunque atroce sapere che giovani vite erano state stroncate per la spirale di violenza messa in moto dai potenti, ma almeno questi erano morti per un'idea, consapevoli di quanto stavano facendo, avendo scelto l'ipotesi che la morte poteva essere un'opzione della scelta stessa. Almeno non erano stati eretti monumenti mortificanti, e la pietra della montagna, essa stessa monumento, era stata rispettata; almeno le parole scritte a ricordo piangevano la sofferenza, non esaltavano l'ideologia della guerra e le occasioni della sofferenza. ...
Ormai era quasi buio. Dai tornanti alti della strada percorsa lentamente in discesa, in lontananza, oltre la pianura punteggiata dalle luci delle case dove le famiglie cominciavano a raccogliersi per la cena, si vedevano luccicanti aerei caccia militari sfrecciare lasciandosi dietro lunghe scie lineari e di un bianco nitido che si stagliavano contro il cielo ancora rossastro. Poteva essere un'immagine bella, oggetto di una poesia sugli aironi d'acciaio, un inno alla capacità dell'uomo di sfidare le leggi della natura e della gravità, ma io li vedevo come il mostruoso risultato del cammino dell'uomo su strade sbagliate e del male che si adegua alla debolezza del bene ed aggiorna le sue potenzialità per impedire all'umanità di liberarsi di quella guerra che aveva prodotto mostruosità come il Monte Grappa.
Il ritorno ad Asolo dove aveva lasciato un po' alla chetichella un gruppo di amici coi quali ero impegnato proprio in un seminario di formazione alla convivenza e alla pace, marinando una seduta, fu occasione di una profonda riflessione e di forti conferme: l'impegno necessario per la creazione delle condizioni di un mondo di pace; per un'umanità unita fraternamente ed in armonia con l'intero creato. Ma quanto cammino sarebbe stato necessario! Sapevo bene che se avessi parlato dei sentimenti che avevo provato sul monte con tante persone culturalmente inquinate, mi sarei sentito accusare di mancanza di amore per la Patria, di mancanza di valori forti, di debolezza morale, di vigliaccheria...
Come uscirne? ....
Preghiera interreligiosa per la pace
I tappa - Cagli - Eremo di Fonte Avellana
II tappa Eremo di Fonte Avellana – Appennino eugubino
III tappa Foligno - Assisi - Palazzo di A.
Una delle esperienze più belle è stata un pellegrinaggio a piedi, in solitudine, ad Assisi in occasione della preghiera interreligiosa per invocare la Pace.
Sono un credente che ha un rapporto dialettico, a volte anche critico (vedi), con la Chiesa di cui non mi piace tutto quello che fa e dice, ma quando parla di pace e crea occasioni di unità fra credenti di tutte le fedi ci sto sempre. Neanche tutto il Wojtyla del suo lungo papato mi è piaciuto, ma il suo impegno degli ultimi anni di vita per la pace e la giustizia aveva tutto il mio consenso (anche perché aveva perso quello dei “fedelissimi” che invece erano per la guerra e lo censuravano) ( vedi ) e così ho preso talmente sul serio l’evento del 24 gennaio 2000 ad Assisi da dedicargli un vero e proprio pellegrinaggio attraverso gli Appennini.
Diario di viaggio di un pellegrinaggio
per invocare la PACE
Cagli - Assisi 21 - 24 GENNAIO 2002
Mai più violenza!
Mai più guerra!
Mai più terrorismo!
In nome di Dio ogni religione
porti sulla terraGiustizia e Pace,
Perdono e Vita,
Amore!
Carol Wojtyla
I tappa - Cagli - Eremo di Fonte Avellana
Sono nella cripta dell'eremo di Fonte Avellana sulle pendici del Monte Catria, una costruzione dall'architettura stupenda (vedi pag. 3). Sono solo, in attesa dei vespri con i Benedettini titolari del santuario, e completo gli appunti della giornata sul piccolo palmare.
Comincio a riprendermi dalle fatiche stremanti del viaggio. Adesso la sensazione principale è il freddo, qualche sintomo di stanchezza fisica e il dolore ai piedi, ma quando sono arrivato ero distrutto, schiantato: la camminata è stata più lunga del previsto e del necessario. Infatti quando sono stato a Frontone (la via dominata a lungo dal suo mauesto castello faceva molto pellegrinaggio medioevale)
l'indicazione era insufficiente: ho infilato una strada, poi mi sono venuti de dubbi, sono tornato indietro ed ho chiesto ad una persona. Questa, simpatica, mi ha confermato ed ho proseguito. quando mi sono accorto che il punto di riferimento di Foce e Caprile non si vedevano ho chiesto di nuovo. Mi è stato detto che sì, anche questa strada portava all'eremo, ma era più lunga. In ogni caso non conveniva più tornare indietro: l'ho fatta più lunga di almeno 6 -7 Km e all'eremo ci sono arrivato da valle invece che dall’alto come avevo programmato e quindi in salita. Gli ultimi km e gli ultimi metri sono stati tragici.
A parte questo e l'alzataccia per prendere il treno a Rimini, per poi prendere un autobus a Fano per arrivare nella prima mattinata a Cagli ed avviarmi da lì a piedi, il viaggio era andato bene pur sempre con molto patema d'animo. Non lo ammettevo, ma anch'io ero in apprensione oltre ai miei familiari. Si trattava di una forma nuova di uscita: da solo con poco allenamento, in questa stagione .... con dati incerti ... Già a Fano erano vaghe le indicazioni per raggiungere i punto di partenza dell'autobus. Un tragitto molto lungo nel buio della città, poi nessuno sapeva dirmi se sarebbe passato davvero con indicazioni contraddittorie... Se non centravo il collegamento con Cagli tutto era compromesso … Poi invece il pullman è arrivato ed è giunto puntualmente a Cagli.
Il Catria, coperto di nubi e di nebbia versava sulla strada, particolarmente in corrispondenza dei canaloni, un'aria forte e fredda che mi costringeva a chiudermi dentro gli indumenti, mentre nei tratti protetti si sudava.
Comunque ho rivissuto nel camminare le sensazioni forti proprie del camminare, del raggiungere le mete, meglio se difficili.
Le fatiche e le difficoltà vengono scordate al raggiungimento, appunto, della meta. In questo caso, poi, la fatica è stata compensata anche dalla bellezza e dalla pace del posto: Fonte Avellana.
(L’eremo di Fonte Avellana, scrigno di arte, storia e spiritualità posto sul crinale al confine tra le province di Pesaro-Urbino e Ancona (con splendida vista sui 1.700 metri del monte Catria), e abitato attorno all’anno 1000 da san Pier Damiani, noto predicatore capace di unire alla vita di preghiera anche una grande conoscenza della realtà del suo tempo (vedi ). Fonte Avellana è un monastero abitato da monaci camaldolesi che hanno scelto la vita di preghiera come proprio carisma, rifacendosi all’ora et labora insegnato 1.500 anni fa da san Benedetto da Norcia.)
Mi hanno dato una cella anche spaziosa con una finestra sul Catria.
Il monte visto ancora più vicino alla vetta è maestoso; ha la punta coperta da un nuvolone nero che tenta di scavalcare il crinale, ma viene respinto da un vento forte da questo versante che lo frantuma in riccioli vorticosi.
Il vento fischia in modo impressionante nell'edificio e dalle molte fessure degli infissi antichi. In questo silenzio è ancora più ossessivo.
Sono colpito e preso da sensazioni forti legate alla fatica ed all'ambiente per cui ancora non riesco ad entrare nello spirito di riflessione che mi ero proposto.... verrà, lo so per esperienza ...
Particolarmente suggestivo il rito dei vespri celebrato nell’antica cripta di pietra spoglia. Quelle pietre consumate dal tempo sembrano essere impregnate e trasudare secoli di storia: i dolori e le gioie, le disperazioni e le speranze delle migliaia di persone che sono passate tra quelle mura in centinaia di anni … Bella anche la cena estremamente semplice. L'ambiente è n po’ austero ed ho parlato solo con il frate che ha curato la mia accoglienza e che avevo contattato via internet. Oltre ai frati ed a me c'è un gruppo di preti che fanno un ritiro o non so che cosa ..
Grazie al Signore e ad Angela che mi permettono d fare queste esperienze ...
II tappa Eremo di Fonte Avellana – Appennino eugubino
Non è proprio andata come avevo programmato e sperato. Dopo una nottata stellata ed un'alba che facevano sperare in una bella giornata, ho invece fatto il tragitto sotto un cielo cupo e nero da far temere neve o pioggia e con folate di vento freddo. Sulla strada
non c’è traffico. Il silenzio è rotto solo dal sibilo del vento quando si passa in una gola rocciosa. Vengono anche pensieri cupi come la possibilità di incontrare un lupo o cani inselvatichiti, ma per molti chilometri l’unica compagnia è quella dei miei pensieri e di una poiana che vola alta cavalcando le correnti del vento.
Poi i posti presso cui pensavo di rifocillarmi erano tutti chiusi per cui alla fine ho rimediato con le poche cose che avevo nello zaino ancora da ieri.
In ogni caso eccomi già qui al cimitero di un piccolo paese sull’Appennino eugubino dove pensavo di passare prima di andare a casa della famiglia M. preavvisata per l’ospitalità.
(Una storia nella storia)
Sono di fronte alla tomba di D., loro figlia, a riflettere. In fondo nel pellegrinaggio c'era anche lei come obiettivo.... Cerco di ripensare il mistero della vita di questa ragazza che ha attraversato la vita mia e della mia famiglia, nel momento che era in terapia per uscire dalla tossicodipendenza e dall'anoressia.
La sua tomba è diventata un angolo di casa M. e sono evidenti le cure esagerate della mamma o forse anche delle sorelle, della sua grande zia, dei nonni che l'amavano tanto. Lei, al centro di una quantità di segni di affetto, oggetti, fiori, sorride di quel suo sorriso stupendo .... che ricordo come l'avessi visto ieri...
Sorriso stupendo, ma anche enigmatico ... incapace di nascondere l'esistenza di un segreto profondo, una determinazione, un giudizio sul mondo e su chi le sta davanti. Sembra esprimere una sicurezza fittizia accompagnata ad una voglia di farla pagare a tutti; una rabbia repressa? .... oppure è qualcosa ancora da scoprire?
E' atroce il pensiero che affiora spontaneo che viene cacciato perchè insopportabile: che abbia trovato finalmente la pace, che stia meglio ora???
Come trovare la chiave di lettura di una vita come la sua? Di indubbio, oltre all'intelligenza pronta e ad una generosità di fondo, ci sono alcuni indizi tutti legati alla sua femminilità: nella fase dell'anoressia era tutta un'altra cosa da come si descriveva per la vita precedente e da quella mostrata poi a posteriori. In quel pur tragico periodo in cui il suo corpo era diventato un'atroce caricatura della bella ragazza che era in realtà, sembrava sopravvivesse in lei la parte migliore: .. dolcezza, remissività, intelligenza positiva, relazione umana di raro fascino, trasparenza e pulizia .... però anche in quel periodo sfuggiva qualcosa di lei: non era se stessa? Era tarpata di qualcosa? Incompleta? Con un inconfessato segreto nascosto in profondità?
Che pena il suo corpo in quel periodo, portato senza imbarazzo e senza velleità pur consapevole che in passato era stato strumento di potere. Ne aveva coscienza e ne parlava apertamente. Aveva coscienza di aver usato il suo fascino per far soffrire soprattutto le altre donne, le più vicine, indipendentemente dall'amicizia e dall'affetto da cui era legata .... ma cercava di fare del male, far soffrire, anche agli uomini che incrociava, indistintamente, ma soprattutto faceva del male a se stessa e sembrava quasi appagata e rassicurata da quella perdita di femminilità intervenuta con l'anoressia, femminilità distruttiva di cui forse aveva paura. E ne parlava con piena coscienza, un po' stupita, ma non pentita …
Mentre guariva accolta nella nostra famiglia (in un progetto con l'associazione di cui facciamo parte) aveva ripreso a studiare e aveva acquisito il titolo di Assistente Sociale, secondo diploma di maturità. Aveva poi cominciato un'attività lavorativa presso una AUSL emiliana e sembrava prossima al matrimonio, ma dopo poco tempo si è schiantata contro un pullman con la sua piccola panda in una strada stretta, nella nebbia fitta, una sera di dicembre. "Ho temuto per la sua vita tante volte negli anni disordinati della tossicodipendenza, adesso che ce l'aveva fatta e stavo serena, l'ho persa!" ci ha ripetuto spesso sua mamma.
Comunque, passata la malattia aveva ricominciato quasi con maggiore accanimento nella persecuzione del compagno di turno. Non poteva accettare di essere sola senza una relazione affettiva, ma doveva ingelosire il partner e farlo soffrire e per questo non escludeva nemmeno colpi bassi terribili. Dio sa cosa non abbia anche inventato per ingelosire il partner, cosa non abbia raccontato, non per cattiveria, ma per chissà quale missione inconscia di far comunque pagare agli uomini un qualche torto subito … Eppure, anche parlandone con la mamma, risulta chiaro che nessuno degli uomini con cui aveva avuto a che fare in qualche modo, riusciva a portarle rancore. L'attaccamento che riusciva a suscitare restava e resta solido quanto strano e misterioso …
Stavo meditando su questo davanti alla sua tomba quando la mamma S. e la zia A. mi hanno raggiunto. Siamo stati ancora un po' assieme a parlare di lei prima che mi accompagnassero a casa dove avrei pernottato e per concludere lì, come d'accordo, la seconda tappa.
Un biglietto anonimo in uno dei tanti vasi di fiori di fronte alla tomba ci impensieriva: "Ciao D., a presto". Un brivido ci è passato per la mente e lungo la schiena a tutti e tre...
°°°°°°
Un pomeriggio ed una serata in casa degli amici, una nuova lunga chiacchierata su D., la scoperta di cose nuove sulla sua vita, ma anche che tutto, di lei, forse, non sa nessuno, nemmeno la mamma.
Scopro una nuova E. (sorella di D.) che, conosciuta pochi anni prima bambina, ormai è una donna. E' totalmente presa dal suo nuovo lavoro come venditrice di contratti finanziari di una grande società. Una gran bella ragazza, con un look da donna rampante e con una forte personalità. Mi fa piacere, ma anche un po’ paura. Vorrei scriverle per lanciarle il messaggio che una tale professione non può essere totalizzante, la vita è ben altro … Ma lo farò?
III tappa Foligno - Assisi - Palazzo di A.
Sono giunto in San Francesco...
Ormai l'impresa è compiuta. Quello che avverrà ora non dipende più dalle mie gambe, ma da altro e altri.
Sono nella basilica a memorizzare sul piccolo palmare che non mi abbandona mai gli appunti di viaggio e ed ho pregato con un Salmo di oggi (il Salmo 54).
Porgi l'orecchio o Dio alla mia preghiera
non respingere la mia supplica
dammi ascolto e rispondimi"
Mi è sembrato così appropriato il versetto che vorrei impararlo a memoria.
Ho ancora da percorrere i km che mi porteranno alla casa famiglia a Palazzo di Assisi ma non sono particolarmente stanco. Il ginocchio comincia a sfasciarsi, ma dovrei farcela.
Il giorno prima S. mi ha attorniato di premure (fino alla preparazione di un paninone che ho consumato con gusto oggi e non sono riuscito finire) poi la figlia E. mi ha accompagnato con la macchina nella vicina Foligno. Poi subito in viaggio! Il primo
obiettivo Spello che attende soleggiato sul primo promontorio del Subasio. Suscita una quantità di ricordi: fratel Carretto, una sperienza di preghiera e lavoro con i piccoli fratelli di Charles de Foucauld ....
Tra una riflessione e l'altra qualche telefonata con Grandi, responsabile dei caschi bianchi, camminando lungo la strada, perchè ci sono ancora problemi con i Pass per il giorno dopo per entrare in Piazza. Poi, puntualmente, mentre suonano le campane di mezzogiorno, è subito Assisi
La Città non è particolarmente affollata, ma c'è già tanta polizia e il servizio d'ordine. C'è, inaspettata, RTV S. Marino e Zingrillo mi intervista.
Lungo il viaggio ho provato di pregare soprattutto per la Comunità, per i singoli che me lo hanno chiesto e per quanto mi veniva in mente, ma soprattutto per la pace nel mondo pur fra tante distrazioni lungo il tragitto.
Poi ho fatto gli ultimi 4 - 5 km per giungere a Palazzo di Assisi dove sono stato accolto con molta cordialità nella casa famiglia della Papa Giovanni XXIII di cui sarei stato ospite. Ho fatto anche un'escursione a S Maria per il recupero dei pass anche se in numero insufficiente. Ho conosciuto Francesco che vive n casa famiglia ed è studente di teologia.
Sento che se il viaggio continuasse forse riuscirei ad entrare di più in sintonia con la mia dimensione spirituale. Ho vissuto alcun momenti molto belli in basilica ed anche lungo il viaggio per giungere in casa famiglia.
24 gennaio - Il giorno della manifestazione
Ci portiamo con fatica a piedi sulla piazza coperta dal tendone da da S. Maria dove ci siamo ritrovati con quelli che ci hanno raggiunto con le auto ed i pulmini.
Un bel gruppo. Attendiamo a lungo l'inizio della manifestazione come da programma.
Il pensiero vola alle situazioni tragiche del mondo in cui la differenza di religione, di cultura e di razza, di ideologia sono fonte di sofferenza, persecuzione e guerra. Sia le situazioni attuali che quelle lungo la storia. In questo il Papa è stato profetico scongiurando i grandi della terra a non infilarsi nel ginepraio delle ultime guerre ed è evidente che non tutta la Chiesa l'ha seguito con entusiasmo.
Forse nemmeno tutti gli altri presenti nella meticolosa e puntuale cerimonia saranno stati profondamente convinti e sinceri di quanto affermano, ma sono parole di grande speranza.
Siamo in apprensione per Don Oreste che voleva due pass ed è in ritardo come al solito, ma poi scopriremo che è entrato in piazza senza difficoltà perché quando tentava di forzare i blocchi è passata l'auto con il Papa che gli ha dato un passaggio (su iniziativa del Segretario di Stato che lo ha riconosciuto). E noi che stavamo in pensiero!
Il ritorno a casa con Luca e Monica, volontari dei caschi bianchi, è un'altra bella occasione di conoscenza di fratelli in gamba.
Ho partecipato a tante marce per la pace particolarmente quelle Perugia Assisi, a tutte le manifestazione per la pace e la giustizia che mi è stato possibile … “A cosa serve” chiedono gli scettici: ebbene il clima di magia del camminare, del marciare, del peregrinare, esprime intanto la coscienza di non avere ignorato e taciuto e suscita la speranza che urlare assieme la volontà di pace, di giustizia a di tolleranza possa influenzare positivamente la realtà.
Nonostante la realtà evidente, qualche germoglio di pace potrebbe essere stato seminato anche ad Assisi in quell’occasione!
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